Nel tumulto frenetico della società moderna, dove il brusio incessante delle slot machine è spesso un sottofondo onnipresente, sorgono storie di coraggio e resilienza che sfidano le statistiche.

L’ombra oscura della ludopatia, una dipendenza insidiosa, un’ossessione che spesso si manifesta attraverso scommesse compulsive, può mettere a dura prova il tessuto stesso della vita di chi ne è affetto. Tuttavia, nel buio dei problemi legati al gioco d’azzardo, emergono storie sorprendenti di chi ha deciso di alzare la testa e lottare per la propria rinascita.

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La ludopatia tra i calciatori

Il mondo del calcio, spesso associato a lusso e successo, nasconde dietro le quinte diverse problematiche, tra cui la ludopatia. I calciatori, sotto la pressione e l’ansia delle competizioni di alto livello, possono sviluppare una dipendenza dal gioco d’azzardo, mettendo a rischio la carriera, la salute mentale e le finanze.

La tentazione di scommettere su se stessi o sugli altri diventa un’ossessione, portando a una spirale autodistruttiva. Inoltre, la presenza di aziende di scommesse e casinò nel mondo del calcio aumenta l’esposizione al gioco, normalizzandolo e spingendo i giocatori a sperimentare.

Recentemente, il coinvolgimento di alcuni calciatori in scommesse (tra cui Nicolò Fagioli e Alessandro Tonali) ha sollevato preoccupazioni sul tema del gioco d’azzardo. Si ipotizza che, nonostante i privilegi, questi giovani, ricchi e famosi calciatori, trovino nel gioco d’azzardo un’evasione proibita ma possibile. Le insicurezze e le fragili autostime potrebbero spingerli verso questa via.

Oltre al denaro, i giocatori sono attratti dalla fuga, dalla sfida e dal pensiero di onnipotenza. Mentono a se stessi e agli altri, superando limiti e, talvolta, la legalità. La creazione di un rifugio mentale irrazionale è un tratto distintivo dei giocatori compulsivi. La necessità di costruirlo emerge da stress, preoccupazioni o difficoltà emotive. Il gioco diventa così un’illusione di fuga.

L’ex calciatore Simone Montanari

Simone Montanari, ex portiere coinvolto in uno scandalo di calcioscommesse a San Marino, ha parlato spesso della sua esperienza e delle sfide affrontate. Dopo essere stato squalificato, ora lavora come psicologo.

Diverse volte ha sottolineato l’importanza di considerare la ludopatia da un punto di vista umano e ha criticato la mancanza di attenzione clinica. “Quando si tratta di ludopatia, sembra che gli sportivi non possano avere una dipendenza. È come se a questi soggetti non fosse concesso di sbagliare. Se un calciatore dichiara di essere affetto da depressione, gli addetti ai lavori riconoscono la legittimità del fatto. Con la ludopatia, l’aspetto umano viene tralasciato”.

Attribuisce un ruolo importante alla paura durante il processo di guarigione e sottolinea l’importanza della terapia. “Nel mio caso, la paura è stata un fattore determinante. L’essermi trovato in una situazione più grande di me ha avuto un impatto traumatico. Credo di averci messo due ore a capire in che caos mi trovassi. Nel caso di una terapia comune, la persona deve comprendere di avere un problema e recarsi da un professionista, perciò è un iter molto più lungo. E la terapia è fondamentale”

Ha raccontato la sua esperienza in un’intervista concessa al Messaggero, nella speranza che possa aiutare i giovani a restare lontani dal gioco. “Consiglio di non avvicinarsi a questo mondo, di starne alla larga. Porta più rischi e pericoli che benefici. Non penso solo agli sportivi ma a tutti, andando oltre i regolamenti”.

Adesso Montanari è uno psicologo e sottolinea sempre che questa professione dev’essere di supporto per chi soffre di questo disturbo. “La mia professione dev’essere di supporto, soprattutto quando la persona ha il pensiero costante di giocare a qualunque cosa, indipendentemente dalle cifre. La dipendenza è il problema. Sul piano psicologico, l’azzardo attiva il rinforzo intermittente perché dopo episodi negativi succede che vinci e questo ti dà l’illusione di poter padroneggiare la situazione, annullando il ricordo di tutte le volte che hai perso. Questa cosa è molto difficile da debellare, ci si deve far aiutare”.

In fondo, tutte le storie di gioco condividono un costo comune: smarrimento, solitudine e vergogna. La consapevolezza e la trasformazione culturale rispetto alla natura stessa del gioco d’azzardo diventano essenziali per un cambiamento positivo.

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Eva Ricevuto

Eva Ricevuto

Laureata in Arti Tecnologiche e appassionata di cinema, femminismo e sostenibilità. Sono un'aspirante giornalista pubblicista e cinematografica. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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