Entro gennaio 2024 il comitato etico sull’intelligenza artificiale dovrà presentare il primo piano regolatore per l’utilizzo consapevole della tecnologia. I 13 esperti, nominati dal sottosegretario all’innovazione Butti, avranno sulle spalle un compito di grande interesse pubblico: è da anni che si parla della necessità di regolare l’arma tecnologica dell’intelligenza artificiale.

Sulla scia dell’Artificial Intelligence Act del Parlamento Europeo, il comitato porterà la rivoluzione disciplinare anche in Italia.

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Le strategie europee sull’intelligenza artificiale

La necessità di applicare delle norme per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha spinto molte Nazioni europee ad attivare task force di esperti per iniziare un quadro normativo. In Italia tante parole ma pochi fatti hanno portato il Governo ad incrementare l’azione negli ultimi anni a causa della mancanza di una vera strategia. Accogliere l’intelligenza artificiale può facilmente trasformarsi in un rischio inconsapevole. Per questa ragione si è alla ricerca di un comitato che non sia solo un gruppo di intellettuali in grado di partorire strategie funzionali ma inapplicabili. Bisogna creare un sistema di regolamentazione, come già accade in Nord Europa, che “contribuisca alla costruzione di un’ Europa resiliente per il decennio digitale. I cittadini e le imprese dovrebbero poter beneficiare dei vantaggi dell’IA, sentendosi al contempo sicuri e protetti“, sottoscrive la Commissione Europea.

L’Artificial Intelligence Act ha fatto da apripista alle micro realtà di vigilanza sull’approccio all’IA. Le norme europee stabiliscono obblighi e diritti a seconda del livello di rischio che l’intelligenza può generare, specie in riferimento all’impatto dell’IA sulla società.

L’obiettivo del comitato etico sull’IA

Se dopo tanti anni dovesse andare a buon fine la formazione del comitato e l’adozione di un piano giuridico sul tema intelligenza artificiale, avremo una strategia nazionale. Entro il 31 gennaio gli esperti dovranno stilare una serie di indicazioni e presentarle al Governo. In questo compito saranno affiancati dalla segreteria tecnica Agid (Agenzia per l’Italia digitale), che è l’ente preposto ad autorità di controllo nazionale sulle norme dell’AI Act entranti in vigore in tutta Europa.

L’obiettivo del comitato etico regolatore, guidato da Butti, è da ricercare nella volontà di rendere l’IA uno strumento incentrato sull’uomo e sull’utilizzo consapevole. Dobbiamo diventare un polo di esempio nella gestione del digitale, in materia di IA e transizione tecnologica. Le azioni concrete che il comitato vuole presentare sul piatto proveranno a far dialogare istituzioni, imprese e società civile mettendo in campo il nuovo pacchetto di regole sull’intelligenza artificiale. Il comitato dovrà anche fornire una consulenza fissa al dipartimento per la trasformazione digitale. Per questo sarà composto da figure professionali varie e capaci di intraprendere un discorso costruttivo sull’adottabilità dell’IA.

Il valore economico del comitato etico regolatore

Un punto di vista univoco non porterà lontano, come già avvenuto con i due governi precedenti. La missione della task force evidenza l’importanza dell’affidarsi a più voci dal punto di vista scientifico, ma anche economico. Manca nella squadra di Butti, una personalità che si occupi di stanziare i fondi e valutare l’impatto finanziario dell’intelligenza artificiale soprattutto nel mondo del lavoro. L’Italia è il Paese del G7 che investe meno nelle proprie politiche relative all’IA, in termini di applicazione e sicurezza. Lo stesso Butti ha annunciato di aver stanziato un fondo da 600 milioni di euro per la causa, segno che qualcosa si sta muovendo seguendo la rotta giusta.

La proposta dei Governi sull’intelligenza artificiale

Nonostante la necessità di dedicare un unico corpo speciale alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, il Governo, sulla scia delle precedenti legislazioni, ha delegato parte del compito ad un altro ramo istituzionale. Il Ministro Urso ha concretizzato l’idea originariamente esposta dall’esecutivo di Conte di istituire il Centro per l’Intelligenza artificiale a Torino. Questo decentramento decisionale rischierebbe di far perdere credibilità e potere al comitato regolatore neonato. Ma allo stesso tempo sarebbe un prezioso banco di prova sulla dedicata questione digitale. Una parte dei fondi sarà così affidata a quest’altra branca amministrativa che si occuperà del complesso.

Nel frattempo, proprio nel capoluogo piemontese, le imprese hanno partecipato all’evento “IA ed Etica. L’Intelligenza Artificiale etica e responsabile come vantaggio competitivo”. Definirne un’etica per trarne dei vantaggi è lo slogan dell’incontro, si parla di intelligenza artificiale ma soprattutto di etica intelligente.

L’Assessora alla Transizione digitale di Torino getta le basi per delle considerazioni: “Le tecnologie emergenti sono parte integrante della nostra società e rappresentano un motore di sviluppo in grado di offrire nuovi benefici alla vita delle persone, ma al contempo ci impongono riflessioni. Le analisi basate sull’ intelligenza artificiale e la loro applicazione sui processi decisionali non sono esenti da rischi tecnologici e pregiudizi sociali di genere, razza o reddito che non possono essere sottovalutati“. Vanno salvaguardati pubblici e privati, singoli cittadini e aziende, istituzioni e imprese, ma anche i più vulnerabili da quella che è la rivoluzione più importante, utile e spietata degli ultimi anni. Chi fa uso di intelligenza artificiale deve avere garanzie di sicurezza.

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Flavia Santilli

Studio presso l'Università degli Studi de L'Aquila. Ho collaborato con diverse testate. Sportiva agonista e istruttrice di nuoto. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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