In un sistema penitenziario, come quello italiano, in cui il problema strutturale del sovrappopolamento delle carceri è cronaca quotidiana e la violazione dei diritti elementari dei detenuti ne è la drammatica conseguenza, sembrerebbe impossibile pensare alla pena come a un’opportunità di rieducazione.  Eppure, non sono poche le realtà e le persone che operano, con perseveranza e passione, in questa direzione.

E’ questo il caso del Giudice di Sorveglianza Roberta Cossia,  fra i dieci vincitori della XIII edizione del premio “

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