La Moto GP nasce nel 2002, per venti lunghi anni il team Ducati ha trainato l’evoluzione del mezzo. L’azienda italiana, sulla scia dell’innovazione, ha fatto sì che ci di uniformasse a uno standard di performance. Da un lato la rivoluzione delle moto in pista garantisce sicurezza, sostenibilità e conformità. Dall’altro la visione più recente e innovativa della Moto GP ha restituito uno spaccato sociale tra gli amanti dello sport: c’è chi sostiene fossero più autentiche le competizioni di una volta e si stia via via perdendo lo spirito primordiale della corsa su due ruote.

La Moto GP tra tecnologia e innovazione

L’approccio moderno al mondo dei motori si basa sull’interpretazione del regolamento. La vera sfida da parte dei team è quella di costruire la gara sulla base di norme prestabilite uguali per tutti. Le regole possono essere aggirate, ma non modificate per garantire una prestazione migliore. Mentre un tempo la gara veniva costruita sulla potenza del motore e il talento del pilota. Oggi regolamentazione e tecnologia hanno riscritto completamente lo sport.

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Parliamo di gomme, l’unica parte di una moto a contatto con il terreno. In passato il pilota selezionava lo pneumatico in base alle sue sensazioni. Il centauro poteva scegliere la mescola che preferiva giocando su più fattori. Oggi le norme stabiliscono una misura di pressione uguale per tutti. Anche la temperatura delle gomme ha uno standard rigido: è obbligatorio restare in una finestra ristretta che varia da pista a pista e a seconda del meteo. Nel momento in cui il pilota viene avvisato dalla centralina dell’uscita dal range di temperatura imposto, dovrà valutare come intervenire affinché rientri negli standard normativi. Una delle scelte, che solo chi guida può adottare, è di bilanciare il setup delle gomme tra davanti e dietro. La cosa più importante è che le ruote offrano maggiori garanzie in termini sì di dinamicità, ma soprattutto di sicurezza. Per questo è fondamentale attenersi alle regole e affidarsi a un sistema informatico specializzato che in tempo reale controlla l’effettiva condizione delle ruote durante la gara.

L’aerodinamica digitale al servizio della Moto GP

Tecnologia e informatica dettano la strategia e il confine tra tradizione e innovazione. La Ducati è stata la prima a rendersi conto dell’importanza della crescita tecnologica e la necessità di adattarsi per fare il salto di qualità in condizioni di obbligati standard performativi. Lo ha fatto portando sul tetto del mondo Francesco Bagnaia, lo scorso anno, con la Desmosedici GP: ultima arrivata ai box Ducati e capostipite dell’aerodinamica digitale.

La fisica tridimensionale della moto durante la gara non le permette di lasciare al caso l’effetto dell’impatto con l’aria a velocità che spesso superano i 300 km/h. È possibile simulare un modello dinamico che descrive esattamente il comportamento che avrà la moto in pista. Un algoritmo digitale analizzerà i dati raccolti dalla simulazione riguardo alla velocità, all’inclinazione, all’aderenza sull’asfalto e al flusso d’aria che attraverserà il mezzo durante la corsa. Ingegneri, piloti e meccanici si occuperanno dell’interpretazione dell’analisi per mettere a punto la moto prima dello start. Le forme delle moto sono cambiate a seconda delle necessità. Oggi sono meno tondeggianti, gli spigoli sono studiati ad hoc per garantire una resa migliore in termini di fluidodinamica.

Simbiosi tra pilota e intelligenza artificiale

Il lavoro di squadra tra piloti, machine learning e box è fondamentale ai fini della performance. Si sono uniformate le qualità delle aziende motoristiche e il talento degli atleti ad un unico standard. All’intelligenza artificiale è ormai delegato tutto ciò che gli ingegneri non hanno tempo di fare. Il campione del Mondo Stoner dice la sua sul monopolio tecnologico: “Penso sia fantastico guidare queste moto, ma è tutto controllato. Ai piloti non viene data l’opportunità di capire cosa manca alla loro guida, perché tutto è compensato dall’elettronica“. Meno spettacolo e meno talento. Eppure, smentisce il Direttore Generale di Ducati Corse Dall’Igna: “La moto ha un peso di 157 kg più 22 litri di benzina e peso del pilota. Il motore da 1000 cc, la potenza superiore a 250 cv, per una velocità massima che supera i 350 km/h“. Dunque senza piloti di Moto GP in grado di gestire sistemi del genere non si possono garantire incolumità e controllo.

L’ultima e decisiva parola spetta sempre al pilota, ma la gara è composta da tante componenti. Sulle moto sono montati 60 sensori che monitorano i parametri. Tutto quello che accade in pista, resta in pista. Ai box e al remote garage con sede in Italia non sanno che succede finché il pilota non rientra. Allora tutti i dati raccolti dai sensori vengono scaricati per passare sotto l’occhio attento di professionisti e IA. L’elettronica è omologata e non configurabile dai team per garantire le stesse opportunità di gara e una sicurezza maggiore. L’IA dovrà passare al vaglio 300 GB di informazioni: in media consumiamo 130 GB con lo smartphone in un anno.

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Flavia Santilli

Studio presso l'Università degli Studi de L'Aquila. Ho collaborato con diverse testate. Sportiva agonista e istruttrice di nuoto. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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