Rigenerare prodotti e componenti crea oggi valore grazie all’economia circolare. In realtà, la cultura del riuso è praticata sin dal secolo scorso. Soprattutto nel motorismo, i componenti di navi o auto vengono rigenerati e, là dove possibile, riutilizzati per generare elettricità. Come accaduto per il “motore del Titanic” e il rarissimo motore Isotta Fraschini. Due storie di motori di riuso sociale avvenute in Sicilia.

Motore gemello al Titanic- Museo delle Solfatare Trabi

Museo delle Solfatare- motori Titanic

La nuova vita dei “motori del Titanic”

Cosa ci fa il “motore del Titanic” in Sicilia? In realtà sono tre i motori gemelli di quello montato sul celeberrimo transatlantico britannico. Fino al 1975 hanno erogato energia elettrica alla solfara Grande, la miniera di zolfo in provincia di Caltanissetta. I tre motori si trovano nella ex centrale elettrica “Palladio”, costruita nel 1909, oggi Museo delle solfatare di Trabia Tallarita. Il museo è concepito come spazio didattico-multimediale, dove sono ricostruiti vari aspetti dell’attività delle miniere di zolfo: dalle strutture edili a quelle industriali alla vita degli uomini impiegati nelle varie fasi della lavorazione.

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Grazie ai tre motori del Titanic, la centrale, sin dai primi del 1900, ha garantito il lavoro a 3000 operai, permettendo loro di scendere nelle viscere della terra tramite una gabbia- ascensore elettrica. Questa miniera ai tempi produceva il 12 per cento dello zolfo per il consumo mondiale. Tutto intorno alla centrale solfatara era stato quindi costruito un piccolo villaggio, con tanto di stazione dei carabinieri, cappella, uffici delle poste, spacci alimentari e alloggi per dipendenti e famiglie.

I tre gemelli a quello in uso al Titanic, sono motori Tosi, dal nome dell’armatore dei cantieri navali di Taranto che li ha riprodotti, e ognuno eroga una potenza di 600 cavalli. In tempo di guerra, questi motori fornirono corrente a tutti i paesi circostanti la miniera. Un’innovazione straordinaria per quei tempi e per un territorio isolato e povero come era quello siciliano ai tempi.

Oggi la solfatara e i motori Tosi sono reperti preziosi di archeologia industriale d’Italia e sono sotto tutela della Soprintendenza dei Beni Culturali. Fanno infatti parte di un museo hi-tech unico nel suo genere, di grande valore storico e sociale, dove i visitatori possono provare a scendere nel sottosuolo per sperimentare la vita da minatori.

La perla di Erice: il motore Isotta Fraschini

La perla di Erice è il soprannome del motore Isotta Fraschini 8A ritrovato nella vecchia Funivia del borgo medioevale del Trapanese. Insieme al Titanic, è questa la storia di motori e riuso sociale più sorprendente in Sicilia.

L’Isotta Fraschini è una delle automobili più iconiche del 1900 e più potenti dell’epoca con il suo motore ad otto cilindri in linea. L’8A è la versione sportiva del 1924, prodotta in circa 1000 esemplari, tre dei quali oggi sono in Italia.

Come sia finito il motore dell’automobile più lussuosa ed elegante del primo novecento nella vecchia Funivia che collega Trapani a Erice vetta, resta un mistero. Quello che si sa è che questo otto cilindri viene recuperato da un vecchio chassis Isotta Fraschini probabilmente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Portato poi nella vecchia cabinovia, entra a far parte di un ingegnoso impianto di emergenza. Così il motore 8 A degli Anni Venti, pur se d’epoca, diventa il cuore di una funivia moderna costruita negli Anni Cinquanta.

A progettarla è l’ingegner Dino Lora Totino, già costruttore della funivia dell’Etna e della funivia dei Ghiacciai, che congiunge Courmayeur e Chamonix. La funivia Trapani-Erice funziona fino agli Anni Ottanta. Rimpiazzata nel 2005 da un nuovo impianto, viene completamente abbandonata. Nonostante gli atti vandalici, la vecchia cabinovia custodirà gelosamente tra le sue mura la Perla di Erice.

Dal Titanic all'Isotta Fraschini: storie di motori in Sicilia

Motore Isotta Fraschini: in alto a sx arch. Musmeci e ing Genchi

La vera storia del ritrovamento

Il ritrovamento nella vecchia funivia si deve all’architetto Giampiero Musmeci, esperto di motori e componente della Commissione Nazionale Cultura dell’Auto Moto Storiche Italiane.

Ho ritrovato il motore in questo locale abbandonato nel 2000. Ho tentato il recupero per anni e siccome nessuno se ne voleva occupare, l’ho nascosto con delle tavole per evitare venisse rubato.

L’occasione si presenta nel 2018 in una conferenza tenuta durante la XXI rievocazione della Trapani – Erice organizzata dal CAME Sartarelli di Trapani. A moderarla l’architetto Musmeci, mentre tra i relatori c’è l’ingegnere Giuseppe Genchi come responsabile delle attività del Museo dei Motori dell’Università di Palermo. Musmeci individua in lui la persona giusta, e lo convince ad accompagnarlo in un sopralluogo. L’ingegnere GenchiSovrintendente Tecnico del Sistema Museale dell’Università di Palermo, ricorda così quel momento: “Quando sono entrato in questo casolare ho provato una forte emozione, perché è come aver riscoperto un Caravaggio. Preso atto dell’importante ritrovamento, si è sviluppato un progetto insieme al Comune per preservare e tutelare questo reperto abbandonato da oltre quarant’anni. L’opera di restauro è stata lunga, laboriosa e onerosa. E’ il progetto di restauro più importante del Museo dei motori dell’università di Palermo“.

Il restauro del motore ha visto anche l’intervento della Polizia Scientifica di Palermo, essenziale per poter scoprire la matricola incisa sul motore.

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Anna Restivo

Editor e creator freelance nel motorismo sportivo e storico.  Ho collaborazioni in F1 dal 2014, passando anche dalla Motogp, e dal 2019 in manifestazioni di auto e moto d'epoca. Mi piace raccontare il motorismo e le sue connessioni con società, arte, ambiente, creando format e progetti. Attualmente collaboro con BuoneNotizie.it, grazie al quale ho avuto l'opportunità di conoscere il giornalismo costruttivo.

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