Il termine FOMO (Fear Of Missing Out, paura di essere esclusi) sta avendo un forte aumento come concetto in questi ultimi tempi per una serie di fenomeni in ascesa dell’ultimo decennio. La crescita dell’uso dei social ha creato una serie di dinamiche legate all’ ansia per la nuova generazione. La conseguenza è la sensazione di dover essere perennemente “sul pezzo”, rincorrendo, in questo modo, quella necessità di sovraccaricare i nostri profili con una continua presenza.

Ma anche il marketing approfitta di questa strategia per portarci a un maggior shopping ossessivo compulsivo. Ecco, dunque, che alcune strategie di promozione, spingono sulla paura naturale dell’essere esclusi. E proprio in questo periodo tra la corsa all’offerta migliore del black friday e una frenetica ricerca ai regali, che si posiziona quel comportamento inculcato dalla FOMO.

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La FOMO nel marketing sostituisce la pubblicità

Nell’era del consumismo, il Natale arriva ogni anno sempre prima. Già a novembre i negozi ci ricordano di acquistare pigiami coordinati per tutta la famiglia, maglioncini con le renne, di iniziare a decorare l’albero e a pensare ai regali natalizi prima del periodo di fuoco tipici dei giorni di festa, per poi goderci il magico periodo senza stare dietro alla frenesia dell’ultimo minuto.

Ed eccoci catapultati in quella che viene definita FOMO: la paura di essere esclusi.

Ben comprensibile nella strategia pubblicitaria messa in atto da uno dei colossi del mondo fashion come Zara. Anzi, qui è un caso inverso al marketing che fa fatturare miliardi. Da come si può, infatti, evincere dallo studio del caso fatto da Joseph Talerico, Zara investe solo lo 0,3% da ciò che incassa dalle vendite in advertising in quanto si affida ad un metodo molto lineare .

Disegna, produce, distribuisce e vende le proprie collezioni in sole due settimane. Con un minor costo di stoccaggio ha meno necessità di ricorrere agli sconti. Questo crea “Scarcity” nella mente dei clienti, ovvero la sensazione di scarsità del prodotto che spinge ad acquistare i propri capi preferiti molto più velocemente, cadendo nella frenesia che questi possano essere non più disponibili.

Questa filosofia del “less is more” crea così l’urgenza e l’immediatezza negli acquisti futuri. Ecco come il Black Friday appena passato diventa improvvisamente più allettante, o le collezioni uniche dei marchi fast fashion idealizzati appositamente per Natale si rivelano irresistibili.

Chi cade nella trappola della FOMO può uscirne

instagram

Instagram, una delle cause della fomo. pixabay

Questa presenza sul mercato di più scelte, può far nascere la sensazione di non aver individuato l’opzione migliore con la conseguente sensazione di inadeguatezza e  angoscia.

La FOMO è un fenomeno che statisticamente coinvolge giovani e adulti,  ma a essere più colpiti sono gli adolescenti di sesso maschile. Le stories su Instagram sono tra le cause scatenanti di questo fenomeno. La loro durata di sole 24h porta a un controllo continuo e assiduo del social. Questa temporaneità crea ansia, generando una corsa al non perdersi nulla.

Si sa, ma forse non si ha piena coscienza, che sulle piattaforme social esiste una sovrastima della felicità e del successo altrui, tralasciando la reale condizione delle persone. Ciò che appare è molto differente da ciò che è, ma alla percezione dei propri follower, questo può scaturire una sorta di inferiorità.

Ecco però che la FOMO può essere contrastata attraverso poche consapevolezze.

  • Vivere il presente: Proiettarsi troppo verso il futuro o rivangare continuamente il passato non porterà altro che perdersi l’adesso. Ecco che ritrovare la propria di felicità, magari seguendo il metodo Ikigai, può aiutare a riprendere in mano la nostra vita.
  • Non paragonarsi ad altri: La nostra unicità dev’essere preservata perché è il valore aggiunto che abbiamo rispetto a chi ci sta intorno.
  • Rivalutare la solitudine: Stare bene con se stessi è fondamentale per riuscire ad autodeterminarsi.
solitudine

Il bello della solitudine. pixabay

 

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Laura Corona

Aspirante giornalista laureata in Lettere. Scrivo di Cultura e Lifestyle collaborando con BuoneNotizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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