Nel 2023 la riserva contabile dell’Obolo di San Pietro ha fatto registrare 52 milioni di euro di entrate e 109 milioni di euro di uscite. Ma cos’è esattamente l’Obolo di San Pietro? Si tratta di un fondo economico di origine secolare destinato al Pontefice. Le risorse sono impiegate sia per sostenere la missione del Santo Padre, sia per finanziare le numerose opere caritative di cui la Chiesa si occupa in tutto il globo. Rispetto al 2022 l’Obolo ha erogato 14 milioni di euro aggiuntivi, essendo contestualmente aumentati anche i donativi. Questi dati contribuiscono a sfidare la narrazione stantia che assai spesso tende a descrivere la società contemporanea unicamente come una realtà individualista e ripiegata su se stessa. Inoltre, il finanziamento ad un ente come l’Obolo di San Pietro, mette in luce un bisogno di spiritualità ben lungi dall’essersi estinto.
Cos’è l’Obolo di San Pietro e a chi è diretto?
Per “obolo” si intende una “somma di denaro donata per carità a poveri e a persone bisognose” (dizionario De Mauro). Nella Chiesa cattolica, la pratica di versare l’obolo al Pontefice, al successore di San Pietro, rimonta al VII secolo. Durante il Medioevo, tutti gli Stati e le signorie poste sotto la sovranità del Papa erano tenuti a versare un contributo annuo da destinare all’Obolo di San Pietro.
Quest’ultimo è sempre stato considerato come un segno ed uno strumento di solidarietà nei confronti della missione evangelizzatrice del Pontefice e delle necessità delle persone più bisognose. Ancora oggi, tramite il fondo economico dell’Obolo, sono assistite centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Sul sito ufficiale dell’ente sono presenti alcune delle tante iniziative benefiche di cui l’Obolo di San Pietro si è occupato in passato.
Alcune di queste riguardano l’Ucraina, ma non solo. Ad aprile 2022, ad esempio, è stata consegnata a Leopoli la seconda ambulanza. Nel mese di marzo dello stesso anno, è stato fatto recapitare del materiale sanitario alla basilica di Santa Sofia a Roma, punto di riferimento della comunità ucraina. Ma c’è spazio anche per altre zone del mondo, come la Tanzania, in Africa, dove è stato inviato un carico di medicinali. O in Asia, nelle Filippine, colpite da un violento tifone nel gennaio 2022, a cui è stata destinata una prima tranche di aiuti di 100 mila euro.
Il nuovo impulso alla carità dato dall’elemosiniere pontificio
Molte di queste iniziative sono dirette in prima persona dall’elemosiniere di Sua Santità, il cardinale polacco Konrad Krajewski. Nominato nell’agosto 2013, il porporato dirige l’Elemosineria apostolica o Dicastero per il Servizio della Carità, ministero vaticano preposto “all’opera di assistenza e di aiuto” per “i poveri, gli emarginati, gli esclusi”, “a nome del Romano Pontefice” (Costituzione Praedicate Evangelium). Grazie al suo operato ed al suo impegno l’Elemosineria apostolica ha ricevuto un nuovo slancio anche dal punto di vista comunicativo.
Probabilmente i dati economici dell’Obolo di San Pietro relativi al 2023, pubblicati di recente, devono molto anche a questo nuovo approccio. Quel che salta all’occhio, infatti, è l’aumento, in termini assoluti, delle entrate destinate all’Obolo di quasi cinque milioni di euro (48 milioni di euro) rispetto al 2022 (43 milioni di euro).
Ancor più nette risultano essere le uscite. Nel corso del 2023, l’Obolo di San Pietro ha erogato 103 milioni di euro di contributi rispetto ai 95 milioni del 2022. Dei quali, 90 milioni destinati alle attività della Santa Sede e 13 milioni indirizzati ai progetti di assistenza per i più bisognosi.
I progetti e le missioni finanziati dall’Obolo di San Pietro
Per quanto riguarda quest’ultimi, il fondo dell’Obolo di San Pietro ha sostenuto nel 2023 236 progetti in 76 Paesi. Una parte significativa delle erogazioni è destinata al continente europeo, a causa della guerra russo-ucraina scatenatasi nel febbraio 2022, sulla quale la Santa Sede si è spesa molto anche diplomaticamente. A seguire vi sono l’Africa e le Americhe, per progetti diversificati. Si va dal sostegno ai Paesi colpiti da calamità naturali a quelli interessati da conflitti o scarsità di cibo e medicinali.
Ma c’è spazio anche per progetti di assistenza diretta ai soggetti più bisognosi. Tra questi vi sono le famiglie aggredite dalla crisi economica, oltre che i soggetti più deboli o esposti a finire nelle maglie della criminalità organizzata, come gli emigrati e i rifugiati. Senza dimenticare quelle “porzioni del popolo di Dio”, come le diocesi e le parrocchie in difficoltà economico-sociali, o gli stessi istituti religiosi in sofferenza.
Oltre ai progetti caritativi che abbiamo visto, l’impegno dell’Obolo copre anche altro. Come il pagamento delle rette per i centri di formazione dei seminaristi che non possono permettersi di sostenere autonomamente le spese scolastiche. Il quadro di aiuti che ne viene fuori, come abbiamo visto, è piuttosto vario e multiforme. Ma la crescita delle donazioni testimonia probabilmente che un certo clima di fiducia e di speranza tra le persone si stia ristabilendo.

