Si definiscono «ploggers», che deriva dall’espressione svedese «plocka upp», e che corrisponde al termine italiano «raccogliere». Descrivono se stessi come amanti dell’attività fisica, in particolare della corsa, svolta prevalentemente nei parchi cittadini, ma con una particolarità. Quando scorgono una bottiglietta o un rifiuto qualsiasi in un vialetto, avvertono l’impellente necessità di «raccoglierlo» e di gettarlo nel cestino più vicino. Dal 2020 anche in Italia sono aumentati coloro che praticano il «plogging», al punto da aver dato vita ad un gruppo di sportivi denominato «Corro col guanto», che ha a cuore la sostenibilità ambientale.
Il problema dell’abbandono dei rifiuti nei luoghi pubblici
L’abbandono dei rifiuti è un problema molto diffuso a livello globale, che consiste nell’abbandonare rifiuti di piccole dimensioni in luoghi pubblici. L’inquinamento prodotto di questi rifiuti gettati nell’ambiente è più dannoso di quanto si possa pensare (scopri perché).
A questo aspetto, se ne aggiunge un altro relativo alla sensibilità delle persone. Spesso, infatti, è difficile far comprendere l’impatto ambientale scaturito anche da un piccolo e isolato rifiuto depositato nell’ecosistema.
Per tale motivo, l’Unione Europea a partire dal 2014 ha promosso la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti. Essa intende sensibilizzare cittadini, imprese ed enti pubblici al fine di promuovere azioni concrete e sviluppare buone pratiche finalizzate al contenimento degli scarti.
Plogging come stile di vita e disciplina sportiva
Nel frattempo, nel 2016, Erik Ahlström, un atleta svedese da sempre attento alle tematiche ambientali, ha un’idea che mette subito in pratica. Un giorno, infatti, decide di ripulire la zona dove abitualmente svolge attività fisica, mentre pratica lo sport che più ama.
In quel preciso momento nasce uno stile di vita e contemporaneamente una disciplina sportiva, diffusasi presto in tutto il mondo grazie ai social. Il termine plogging richiama le attività del fare jogging, ossia del correre a velocità moderata, e del ripulire, che corrisponde al verbo svedese plocka up.
Come ricordato, quella che inizialmente era solo una pratica virtuosa, si è presto trasformata in una disciplina sportiva agonistica diffusa in molte parti del mondo. Nel 2021 si è tenuta la prima edizione del World Plogging Championship, sul cui sito internet viene così presentato: «Il campionato mondiale di plogging rappresenta la combinazione di valori diversi: sostenibilità, attivismo ambientale, benessere, con una concorrenza amichevole».
Il plogging come sport e servizio al bene comune anche in Italia
Per quanto riguarda l’Italia, nell’agosto 2020 nasce a Monza l’associazione Corro col guanto, la cui mission è quella di sensibilizzare all’educazione ambientale “attraverso la promozione del benessere individuale mediante lo svolgimento dell’attività fisica, nonché del benessere comunitario mediante la raccolta di rifiuti trovati lungo i nostri percorsi”, si legge sul portale dell’associazione.
Tra gli scopi immediati dei ploggers italiani, vi è quello di aiutare le amministrazioni comunali nei servizi di cura e gestione dei beni comuni, tramite attività di sensibilizzazione della comunità alle tematiche ambientali e lo svolgimento di attività fisica da promuovere nelle aree cittadine.
La corsa in città, specie nei parchi, diviene dunque il metodo privilegiato con cui svolgere i compiti di cura, gestione e rigenerazione dei beni comuni. Servizio che è ben sintetizzato dal motto principale dell’associazione, che recita: «Correre e raccogliere per stare bene… tutti».
Correre per ripulire l’ecosistema dai rifiuti dell’egoismo
L’unione dell’attività sportiva e della cura e tutela dell’ambiente ha dato vita ad una pratica fisica salutare e divertente, al servizio del bene comune. È un aspetto che è bene sottolineare, perché dimostra come anche nel nostro tempo sia possibile adottare uno spirito creativo per risolvere problemi annosi che ci riguardano da vicino.
Inoltre, la crescita di quella che è divenuta una vera e propria disciplina sportiva, sia pur sui generis, dimostra che sport ed ecologia sono fatti per essere legati l’un l’altro, avendo entrambi a cuore la salute e la responsabilità dell’altro.

