Storia dei plogger bergamaschi-bresciani e non solo…

Plogging: prendersi cura dell’ambiente divertendosi. E’ proprio così, infatti il sostantivo nasce dall’unione della parola inglese jogging (corsa) con lo svedese plocka (raccogliere), quindi: raccogliere i rifiuti correndo. Il plogging è nato in Svezia da un utente Instagram,  Erik Ahlström e si è rapidamente diffuso in tutto il mondo, Italia compresa. Buonenotizie.it ha intervistato Amanda Staffoni, fondatrice del gruppo facebook “I Ploggers bresciani e bergamaschi”, che conta oltre 1300 iscritti e si è distinto per le numerose iniziative legate dal binomio sostenibilità  e divertimento. 

Come nasce e com’è cresciuto il vostro gruppo?                                                                                                 

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 L’idea di creare un gruppo nasce da una mia esigenza personale. Ho sempre fatto la raccolta differenziata e partecipato alla giornata ecologica organizzata dal mio Comune, ma ad un certo punto questo non mi bastava più. Sentivo spontaneamente la necessità di farlo sempre, che non serviva a nulla lamentarsi della sporcizia ma era più costruttivo raccogliere i rifiuti ed essere un esempio per gli altri. Così ho creato un gruppo di persone che la pensassero come me e condividessero gli stessi ideali. Giornate di movimento e raccolta di rifiuti che sensibilizzassero alla cura dell’ambiente oltre che a creare nuovi legami e relazioni interpersonali. Nel giro di pochi mesi si sono raggiunti  1300 iscritti tra simpatizzanti, curiosi o altri plogger appartenenti ad altre città.

Il lockdown, secondo te, ha aumentato la voglia di muoversi, stare a contatto con l’ambiente e prendersene cura?                                                                                                                                                                           

 Nonostante alcuni aspetti negativi relativi al takeaway (c’era sempre qualche “gettatore seriale”), noi plogger sfruttavamo le uscite consentite per muoverci e sono convinta che la gente a casa abbia riflettuto e autonomamente abbia fatto suo il nostro mood, che è diventato per tutti noi un vero e proprio stile di vita. L’altro giorno ho fatto 130 km in bici, percorrendo il Tirolo, Stelvio, fino quasi in Svizzera e spesso mi capitava di fermarmi per raccogliere dei rifiuti. É un nostro dovere, è una forma di ringraziamento verso la natura e l’ambiente in cui viviamo. Non importa se quella carta che raccolgo non è mia ma di un altro: fa parte dell’ ambiente in cui vivo e per questo la raccolgo. Ovviamente non si nasce plogger, molto dipende anche nel contesto in cui si vive. Alcuni, ancora oggi, vedono questa attività con preconcetti,  quasi una “vergogna”, ma non è così. Raccogliendo i rifiuti, rispettando l’ambiente, dimostro di amarlo, proteggerlo ed esserne parte integrante. 

Quali i progetti futuri del vostro gruppo?

Al momento non siamo ancora un’associazione ma un gruppo di volontari. C’è l’ intenzione di identificarci con dei simboli, nelle attività che svolgiamo e raccontiamo nel nostro gruppo (io le chiamo “confessioni”).                      Ogni volontario, infatti, all’ interno del gruppo, è libero di raccontare l’esperienza della giornata vissuta insieme, parlando degli oggetti raccolti, l’attività motoria che ha svolto ecc. A proposito di simboli,  giovedì prossimo è in programma un incontro con la Valle Camonica servizi, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti urbani, per parlare dell’ idea di personalizzare sacchi e guanti con un nostro logo. Un modo che rende  più consapevole il cittadino dell’attività a cui ha partecipato e allo stesso tempo riconoscersi parte integrante di un gruppo. 

Non solo a Nord: il plogging nel Sud Italia. Puglia e Sicilia

Il Sindaco del Comune di Gioia del Colle (BA), Giovanni Mastrangelo, ha recentemente pubblicato un post su Facebook dove ha descritto con entusiasmo l’attività  di plogging, che ha coinvolto l’amministrazione comunale e diversi cittadini. “Una bellissima mattinata trascorsa all’insegna del plogging. Grazie all’impegno e al senso civico di oltre sessanta volontari è stato possibile pulire via Chiarelli, via Einaudi e via della Chiusa da rifiuti di ogni genere. Durante il percorso sono state riempite ben 86 buste tra vetro, plastica, carta ed indifferenziato. Un sentito ringraziamento va a tutti i partecipanti per il prezioso contributo offerto in questa iniziativa encomiabile, a tutela dell’ambiente e del decoro della nostra Città.”

Un’esperienza simile a quella raccontata da Amanda Staffoni, arriva dalla Sicilia e precisamente da Caltanisetta. Un mese fa, Sara Cannizzaro, residente nel quartiere di San Luca della città siciliana, durante un’uscita col suo cane si è imbattuta in plastica, vetri e rifiuti vari. Rientrata a casa si è sfogata su Facebook, lanciando la proposta di pulire alcune zone della città insieme ad altre volontari, che avrebbero voluto darle una mano. Sin da subito si è formato un gruppo che si è ribattezzato col nome “8 di coppe”, perché una delle volontarie, durante la prima uscita, ha trovato la carta siciliana dell’ “8 di coppe”, che quindi è diventato il loro simbolo. Il gruppo è molto attivo ed è aperto ad accogliere quanti vorranno offrire il proprio contributo per il bene comune dell’ambiente in cui vivono. 

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