Nell’Oltretorrente a Parma, da un’idea di giovani studenti con la passione per la politica e per lo sport, nel 2010 nasce La Paz Antiracist Football Club, squadra di calcio giovanile che ha rubato il cuore delle famiglie del quartiere e dell’intera città. L’obiettivo? Un ritorno al calcio popolare, staccato dalle dinamiche economiche ed ipercompetitive di oggi e che recupera alcuni valori dello sport più amato al mondo, come la passione, la competizione sana, la lotta ad ogni forma di discriminazione, l’autentico scambio di relazioni.

Nel corso degli anni la squadra è diventata una vera e propria comunità educante, in grado di insegnare ai propri tesserati a compiere la scelta migliore non solo in ambito sportivo, ma anche nella vita.
Abbiamo intervistato Andrea Scannavino, uno dei fondatori del progetto, che ci racconta cosa c’è dietro la nascita e l’evoluzione di La Paz.

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Come nasce il progetto e quali sono le tappe principali che hanno contrassegnato il vostro percorso fino ad oggi?

“Nasce da un’idea di alcuni studenti di scienze motorie e del collettivo Art Lab, che intendevano coniugare il loro percorso universitario e la passione per lo sport a quella per la politica. All’inizio era indirizzato principalmente a giovani richiedenti asilo e rifugiati, con l’idea di creare per loro una squadra, iscriverla al campionato di calcio a 11 amatoriale UISP (Unione italiana sport per tutti), fornendo loro allo stesso tempo il supporto di una rete utile al percorso migratorio. Poco dopo si sono uniti alla squadra molti studenti fuorisede provenienti da ogni regione d’Italia.

All’epoca non avevamo nemmeno un vero e proprio campo, ci allenavamo nel Parco Ferrari, dietro lo stadio del Parma, sfruttando l’illuminazione pubblica degli impianti adiacenti.


Nel 2015 nasce l’associazione sportiva dilettantistica, il progetto di calcio giovanile si stacca dal centro sociale e diventa una vera e propria polisportiva, che conta oggi quattro squadre. Calcio a 11 maschile, calcio a 7 maschile, calcio a 5 femminile, juniores under 17, alle quali da poco si è aggiunto il progetto di creare l’under 10.

Nel 2020, insieme alla cooperativa il Cigno Verde e grazie al sostegno della UISP, siamo risultati vincitori di un bando comunale e abbiamo ottenuto l’affidamento dei servizi per la gestione dell’impianto sportivo di Via Leporati, che abbiamo intitolato al sociologo romano Mauro Valeri che si è sempre occupato di sport e discriminazioni. E così è arrivata anche l’esplosione del numeri dei tesserati”.

Quali sono i valori di cui La Paz vuole farsi portavoce e i più importanti obiettivi raggiunti in questi anni di attività?

“Abbiamo creato fin da subito una società sportiva identitaria, ben inserita nella realtà del posto (il quartiere multietnico dell’Oltretorrente). Molti ragazzi, inseriti all’interno di una rete cittadina, sono riusciti a trovare lavoro più facilmente e a sentirsi ancora più parte integrante della comunità. Allo stesso tempo, molte famiglie si sono avvicinate a noi perché attratte dalla prospettiva sociale di La Paz. Con i ragazzini sono stati sviluppati laboratori didattici su temi importanti quali immigrazione e parità di genere. Ci tenevamo a creare uno scambio intergenerazionale tra i più piccoli, le loro famiglie e i migranti.

Questo è ciò che ci ha permesso di costruire una salda comunità, che oggi conta 160 atleti, soci sostenitori e simpatizzanti. Ci autofinanziamo, ogni membro dello staff contribuisce a titolo volontario e ciò è possibile solo se tutti si mettono in gioco. Accettiamo solo il sostegno delle realtà di quartiere che da subito hanno appoggiato il nostro progetto e i suoi valori.”

Quali sono i feedback più belli ricevuti fino ad oggi?

“La dimensione del tifo e l’interesse che abbiamo generato nella comunità. I più piccoli vengono a seguire le partite della prima squadra. Gli atleti adulti seguono le partite dei ragazzini. C’è uno scambio costante anche con le famiglie, infatti il padre di un nostro tesserato allena i portieri. In generale, siamo contenti quando i genitori premiano il nostro differente modo di agire.

Crediamo nella competizione anche nel calcio giovanile, ma con un approccio differente. L’obiettivo primario non è vincere, ma stare bene insieme. Lo sport deve educare al rispetto dell’avversario. Insegniamo a guardare la classifica da un altro punto di vista. Dopo la partita si esce festeggiando, a prescindere dal risultato. 

Una delle soddisfazioni più belle è arrivata da un episodio accaduto lo scorso anno durante una partita. I giovani dell’under 17  hanno abbandonato il campo dopo le offese omofobe ricevute da un compagno. Hanno comunicato la decisione prima all’arbitro che ha sospeso la partita, poi alla città. Il comportamento è stato molto apprezzato e i giovani calciatori sono stati invitati dal Parma, che ha riconosciuto l’importanza del gesto e ha voluto premiarlo dandogli la giusta risonanza mediatica”.

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Mariarita Persichetti

Laureata in Management con una tesi in marketing territoriale. Viaggio, scrivo, fotografo e degusto formaggi. Su Buonenotizie.it parlo di progetti sostenibili e innovativi nel turismo, cultura gastronomica e mondo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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