Obsolescenza? No grazie. Manuale di sopravvivenza per consumatori

di 28 Marzo 2018Consumi, Notizie

“Uno spettro si aggira per il mondo”, potremmo dire parafrasando Karl Marx. In questo caso, però, lo spettro in questione non è affatto il comunismo, ma l’obsolescenza: termine tutt’altro che giovane, ma che in effetti ha iniziato a circolare e a moltiplicarsi in rete da poco. In economia industriale se ne parla per indicare una strategia messa a punto per determinare il ciclo vitale di un prodotto, così da renderne la cosiddetta ‘vita utile’ limitata a un periodo prestabilito. Che puntualmente dura sempre meno.

Detto in pillole (e spostando il focus sul consumatore), il mercato tende a sfornare prodotti che durano sempre meno, in modo da spingere il consumatore ad acquistarne costantemente di nuovi. Non si tratta di complottismo (questa è la brutta notizia), ma di una realtà documentata. Obsolescenza, o meglio: obsolescenza programmata se vogliamo essere precisi.

Questo tipo di strategia ha anche una data di nascita e una di battesimo. Nel 1924, la lobby dei principali produttori di lampadine – accorpati sotto l’insegna del cartello Phoebus – si riunì per limitare di comune accordo la durata delle lampadine a incandescenza a 1000 ore di esercizio (ai tempi, la durata era decisamente maggiore). Otto anni dopo, il termine obsolescenza pianificata venne utilizzato pubblicamente per la prima volta, quando Bernard London – mediatore immobiliare – propose che questa strategia venisse imposta per legge a tutte le imprese americane, in modo da risollevare i consumi nell’era della Grande Depressione. A 80 anni di distanza, la situazione non è cambiata, anzi: l’obsolescenza resiste e si è diffusa a macchia d’olio, trasformandosi in un vero e proprio modus operandi, complice la globalizzazione.

Eppure una buona notizia c’è: l’obsolescenza programmata esiste – non si può dire di no – ma è anche vero che se la conosci, la eviti. E il consumatore attuale, sempre più informato e consapevole (quel consumatore, tanto per intenderci, che quando acquista un prodotto legge l’etichetta più che farsi influenzare dalla pubblicità), ha tutti gli strumenti per poter mettere a punto una sua controstrategia. Scegliendo oculatamente il proprio acquisto, per esempio: evitando di seguire acriticamente il canto delle sirene della pubblicità e basandosi su altri canoni, come la possibilità di conoscere la durata effettiva dell’acquisto e la reperibilità dei ricambi.

Il discorso vale per molte tipologie di prodotti molto diversi tra loro, come gli elettrodomestici o le automobili. Molte aziende vendono ricambi, anche online, di elettrodomestici sia piccoli che grandi: in questo modo, è possibile non cedere all’acquisto di un prodotto nuovo ma riparare e riutilizzare l’elettrodomestico che già si ha. I ricambi, quindi, stanno pian pian rivoluzionando il mercato degli elettrodomestici e stimolando le aziende ad essere sempre più propense a fornire pratiche e veloci soluzioni. Ma la vera rivoluzione è la possibilità di acquistare i ricambi online!

Prima era necessario recarsi presso un negozio specializzato o addirittura presso il centro di assistenza più vicino per quel determinato marchio. Nel caso delle automobili era possibile recarsi dal proprio concessionario, dove sono disponibili solo i ricambi originali, o da uno sfasciacarrozze. E non è detto che fossero sempre disponibili dietro l’angolo. Oggi sono numerose le aziende che vendono online ricambi originali per elettrodomestici e addirittura anche ricambi per automobili, come TuttoAutoRicambi.it.

Insomma, il punto è proprio questo: i ricambi, la possibilità di reperirli e di riparare un prodotto, anziché scadere nella sindrome ossessivo-compulsiva che porta ad acquistare continuamente qualcosa di nuovo, riempendo le discariche e gli sfasciacarrozze di rottami (leggi “inquinamento”, anche se in questa direzione si è fatto molto). E, come si suol dire, “chi più spende meno spende”, ovvero: anche le vostre tasche vi ringrazieranno.

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2 Commenti

  • Marco Rottoli ha detto:

    Buongiorno. A proposito di obsolescenza programmata..,………………………………………
    Tre anni fa ho acquistato un depuratore d’acqua oroblu, dilazionamendo il pagamento in cinque anni.
    Ora, dopo due anni, si ė rotto il rubinetto d’erogazione, che la società dice di aver sostituito con un nuovo modello, peraltro non compatibile con il mio impianto. Ora, a proposito di ricambi; come è possibile che io debba spendere centinaia di euro per un componente, fondamentale è importante, per il funzionamento dell’impianto. La mia scelta era volta a non utilizzare più la bottiglia di plastica, e avere a disposizione un bene prezioso quale l’acqua potabile.
    Vorrei rivolgermi a un avvocato, in quanto non è possibile che non vogliano concedere gratuitamente un accessorio così fondamentale. Stiamo parlando di un erogatore del costo di 38€ su una spesa dell’ impianto e di filtro di oltre 3000€

  • silvio ha detto:

    Buongiorno Marco, le consiglio di rivolgersi ad Altroconsumo (certamente meno costoso di un avvocato e soprattutto più adatto a queste cose). Un saluto!

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