Il tema del recupero dell’ olio esausto è imprescindibile quando si parla di sostenibilità ambientale. È stato calcolato che un solo litro di olio esausto riversato nell’ambiente possa andare a inquinare un milione di litri d’acqua. In materia però c’è ancora molto da fare. Nonostante le difficoltà ancora presenti, dagli istituti di ricerca Made in Italy arrivano proposte innovative per il recupero di questi materiali che possono essere destinati a una seconda vita.

Una panoramica della situazione attuale in Italia

L’olio esausto è il prodotto derivato dall’utilizzo di oli che si distinguono in minerali, vegetali o animali. Una volta surriscaldato o soggetto a combustione, l’olio subisce delle trasformazioni chimico-fisiche che non lo rendono più idoneo al suo uso originario. Diventa quindi necessario sostituirlo con uno nuovo. Altra classificazione li identifica come oli chiari (provenienti dalle industrie) e oli scuri (derivanti soprattutto dalle macchine e contenenti metalli e residui di combustione e ossidati).

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Secondo i dati di Cnr e Ispra la raccolta oggi non è soddisfacente nel complesso e il riciclo ancora difficoltoso, nonostante gli sforzi da parte dei Consorzi di filiera. Ogni giorno oltre una tonnellata finisce negli scarichi delle nostre abitazioni. Questo provoca una dispersione nell’ambiente con effetti estremamente negativi. Gli oli esausti possono andare a inquinare le falde acquifere e danneggiare gravemente gli ecosistemi naturali, senza contare i danni agli impianti.

Un resoconto sullo stato attuale è stato fornito nel 2022 dal dossierScusa, mi ricicli l’olio?” di EconomiaCircolare.com, realizzato in collaborazione con l’app per la raccolta differenziata, Junker. Dal report risulta che solo il 5% degli oli immessi nel mercato viene avviato al recupero. Sul territorio italiano sono presenti circa 1.500 punti di raccolta per l’olio esausto. Essendo circa uno ogni circa 40 mila abitanti, la distribuzione sul territorio risulta molto disomogenea.

La legislazione in materia

La fonte normativa principale per la raccolta e lo smaltimento degli oli esausti è stato il decreto legislativo n.95 del 27 gennaio 1992 “Norme relative alla eliminazione degli oli usati”, che è confluito poi nel più recente decreto n. 152 del 2006. Vi si prescrive per legge l’obbligo della raccolta, del recupero e del riciclaggio degli oli e grassi vegetali e animali esausti (Codice rifiuti: codice cer 20.01.25)

Non essendo biodegradabili, la norma pone il divieto verso qualsiasi scarico o deposito nelle acque o suolo. Si indica come soluzioni possibili per lo smaltimento la rigenerazione, la combustione, il trattamento o la termodistruzione. La rigenerazione tesa alla produzione di basi lubrificanti è la via prioritaria. È una forma di recupero volta a ottenere nuove basi lubrificanti con le stesse caratteristiche delle basi ricavate dalla raffinazione del petrolio, ma si possono ottenere anche altri prodotti petroliferi come il gasolio, l’olio combustibile e il bitume.

I Consorzi nazionali di raccolta e trattamento degli oli e grassi vegetali e animali esausti e degli oli minerali usati – rispettivamente CONOE e CONOU – si occupano della raccolta, trasporto, stoccaggio e trattamento degli oli esausti, volti a un seguente riutilizzo.

Uno sguardo verso il futuro nel recupero dell’olio esausto

Dopo l’uso queste sostanze possono avere una seconda vita. Proprio al riguardo preoccupa il corretto trattamento dell’olio esausto, con la denuncia dei traffici illegali. Infatti ogni anno scompaiono dal radar circa 15 mila tonnellate. Si sospetta che vengano illegalmente reintrodotte nel settore alimentare – umano o animale – con rischi gravi per la salute e l’ambiente.

L’olio può essere usato per produrre lubrificanti, biocarburanti, tensioattivi e saponi. Una proposta interessante arriva proprio sul tema dei biocarburanti, come racconta L’Almanacco della Scienza, è il web magazine curato dall’Ufficio Stampa del CNR. Alcuni ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare (Icb) di Catania e dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) di Palermo, hanno elaborato un metodo per la sostenibile a lungo termine per la produzione di biocarburanti, anche oggetto di brevetto. L’attenzione è rivolta in particolare agli oli di frittura esausti, di provenienza sia domestica che industriale – dichiara Carmela Drago, tra i titolari del brevetto.

Secondo pezzidiricambio24.it, l’olio OW-30 può essere adatto per i veicoli moderni. È progettato per fornire una buona protezione e prestazioni del motore in un’ampia gamma di condizioni operative, inclusi gli avviamenti a freddo e le alte temperature. Alcuni autoveicoli che potrebbero farne uso sono: diverse autovetture a benzina, in particolare quelle con motori moderni (berline, hatchback, coupé ecc.);  alcuni autocarri leggeri e alcuni SUV; diverse auto sportive ad alte prestazioni; dei veicoli ibridi, in particolare quelli con motori a benzina. È comunque fondamentale consultare il manuale del proprietario del veicolo o contattare il produttore per determinare la viscosità dell’olio consigliata per la propria auto.

Nonostante le difficoltà che tuttora permangono, c’è quindi fiducia nei futuri sviluppi ecosostenibili in materia di smaltimento degli oli esausti, per salvaguardare l’ambiente e dare una seconda vita nell’economia circolare a questi rifiuti che necessitano un’attenzione particolare.

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Virginia Allegra Donnini

Con un background di studi ed esperienze lavorative a cavallo tra economia, marketing e moda scrivo di tendenze, pop culture, lifestyle. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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