'Donazione samaritana': nulla osta anche dal Consiglio Superiore di Sanità

di 26 Maggio 2010Ottobre 23rd, 2020Benessere

Notizie positive arrivano dal mondo della salute. Dopo il Comitato nazionale di bioetica, anche il Consiglio superiore di sanità ha espresso parere positivo sulla cosiddetta donazione samaritana, quella tra persone che non si conoscono e che non hanno legami affettivi o di consanguineità. Esistono però alcuni vincoli che vanno rispettati sempre e comunque per far sì che il trapianto sia un vero e proprio gesto altruista. Viene raccomandata, infatti, la valutazione psicologica e psichiatrica del donatore, il rispetto della privacy, e soprattutto nessun contatto tra donatore e ricevente: di entrambi infatti dovrà essere rispettato l’anonimato, come già previsto per legge. Per i primi 10 casi la donazione samaritana deve rientrare in un programma nazionale, la cui gestione è affidata al Centro Nazionale Trapianti, che riferirà annualmente al Consiglio Superiore di Sanità.

Secondo le linee guida il donatore “samaritano” va inserito prioritariamente nel programma di trapianti con modalità cross-over e, qualora non fosse possibile, occorre tenere conto della provenienza regionale del donatore. Va inoltre svolta un’attenta valutazione psichiatrica e psicologica del donatore e del suo nucleo familiare. Non solo: l’accertamento della sua idoneità deve essere accertata da una “parte terza” estranea all’organizzazione medica che effettuerà l’espianto-trapianto come già avviene per i “trapianti da donatori viventi”. Infine, secondo le direttive, va eseguita una completa e accurata valutazione clinica strumentale delle condizioni fisiche del donatore samaritano da parte del Centro trapianti che organizza il prelievo, analogamente a quanto previsto nel caso della donazione cross over.

Il follow-up di donatore-ricevente, anche in questa modalità di trapianto, non può essere difforme da quanto a tal fine espletato per donatori e riceventi di rene da viventi. La volontà o meno di donare i propri organi potrà essere espressa anche nella carta di identità.

Infine, uno sguardo alle statistiche. Sempre meno gente dice no alla donazione di organi di un proprio congiunto ma comunque il nostro Paese si pone, per numero di donazioni, dietro alla Spagna posizionandosi più o meno a livello della Francia.

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