Spesso capita che un odore, un profumo o un sapore di un piatto rievochino in noi emozioni o ricordi. Tra emozioni e cibo, infatti, esiste una relazione bilaterale in cui un elemento influisce sull’altro e viceversa. L’essere umano non mangia solo per nutrirsi, ma anche per emozionarsi. Diversi fattori influiscono sulla sensazione di fame: esistono stimoli interni che dipendono direttamente da situazioni personali e stimoli esterni dal quale siamo condizionati indirettamente. Lo stimolo della fame quindi risulta condizionabile.

Emozioni e cibo: quali tipi di fame esistono

A partire dall’allattamento, l’intreccio di aspetti biologici e psicologici legati al cibo segna la crescita fisica e la formazione psichica del bambino. Il lattante infatti, durante la suzione, non cerca soltanto di alimentarsi, ma anche di confortarsi e di rasserenarsi tra le braccia della madre. Partendo da questo presupposto e secondo diversi studi psicologici e articoli accademici esistono due tipi di fame: quella fisiologica e quella emotiva.

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Secondo la Dietologa e Nutrizionista Laura Maria Anna Carabelli dell’Humanitas Mater Domini di Castellanza (Va): “La fame fisiologica rientra nei bisogni primari dell’uomo”. La fame fisiologica è una risposta metabolica dell’organismo umano che indica il bisogno di immagazzinare nuove energie. La fame emotiva, invece, definita anche emotional-eating, si tratta di un comportamento alimentare strettamente collegato alla sfera emotiva. L’essere umano alimentandosi reagisce a determinati fattori quali noia, paura, rabbia, ansia ecc. Così come afferma la Psicologa-Psicoterapeuta Francesca Campilongo, sul settimanale L’Ora del Salento: “Comportamenti come fame nervosa, bruciori di stomaco e abuso di alcol, possono essere segnali dello stress”.

Come distinguere e non confondere le due situazioni

Mangiare non può ridursi al solo comportamento meccanico del riempire lo stomaco: assume anche un valore culturale ed etico individuale, quasi un analgesico che allontana stati d’animo difficili da controllare. Come abbiamo visto emozioni e cibo formano una coppia perfetta, ma come possiamo gestire questo binomio per tenere sotto controllo le abitudini alimentari?

Riconoscere i bisogni scatenati dalla fame fisiologica in linea di massima risulta più semplice. L’organismo umano attraverso il cervello, il sistema digestivo e il metabolismo, colmata la necessità di immagazzinare nuove energie attraverso la sensazione di sazietà e la gratificazione, placa la fame stessa.

Nel caso della fame emotiva il principio di assunzione di cibo e di sazietà risultano invece disfunzionali, in quanto il senso di appagamento è scarso. In questo comportamento alimentare infatti si tende ad abbuffarsi e a ingozzarsi. Perciò riconoscere questo meccanismo e imparare a gestirlo è fondamentale per un’alimentazione corretta e consapevole.

Strategie per gestire i diversi tipi di fame

La gestione della fame fisiologica è legata prettamente a delle regole alimentari fisse come ad esempio avere una corretta e varia alimentazione che includa tutte le tipologie alimentari; non fare pasti più lunghi di circa venti minuti; masticare in modo lento e corretto; bere acqua durante tutto l’arco della giornata. Nonostante le regole sopracitate, se si ha una patologia che richiede una valutazione medica (come diabete o ipertensione) potrebbe essere meglio consultare un dietologo. Se invece si cercano consigli nutrizionali per migliorare la dieta, un nutrizionista potrebbe essere la scelta giusta.

Nello gestire la fame emotiva bisogna agire invece su regole comportamentali come: appuntare cos’è successo prima e dopo i pasti, per capire cosa ci ha spinti ad abbuffarci o a digiunare; comprendere quali cibi consumiamo di più e quali meno in virtù delle emozioni che si stanno vivendo; capire se usiamo il cibo per sentirci appagati o al contrario frustrati; curare la qualità del momento dei pasti dedicandosi all’estetica dei piatti e della sala in cui si sta mangiando; agire in modo consapevole nella scelta, nelle quantità e nella qualità dei cibi.

Se si è provato a seguire queste poche regole e non si è riusciti ancora a gestire la fame emotiva; se non si sente con chiarezza la fame fisica prima di mangiare, o la sazietà dopo un pasto; se si confondono le emozioni con la voglia di riempirsi la pancia di cibo: in questi casi, bisognerebbe prendere in considerazione la possibilità di intraprendere un percorso terapeutico con un professionista del settore.

Esistono diverse tecniche e linee guida che possono indurci a migliorare il rapporto tra emozioni e cibo. Una pratica finalizzata al miglioramento del comportamento alimentare è il mindful-eating o alimentazione consapevole. Questo percorso psicoterapeutico, alla stregua di un training, sviluppa la capacità di essere presenti e coscienti durante l’esperienza alimentare. Ristabilisce una relazione adeguata con gli alimenti e aiuta a rieducare la mente a una connessione sana tra emozioni e cibo.

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Marco Russo

Laureato in Scienze, Culture e Politiche della Gastronomia seguo e studio il mondo dell'agroalimentare e dell'enogastronomia. Aspirante giornalista pubblicista tratto inoltre temi legati all'attualità, all'arte e allo sport. Seguo il corso di giornalismo dell'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.

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