Accettare il proprio corpo così com’è, senza essere costretti ad amarlo. Questo è il mantra della body neutrality, un movimento emerso come alternativa alla body positivity che, soprattutto negli ultimi tempi, ha ricevuto parecchie critiche. Con l’avvento dei social media i nostri parametri di valutazione estetica sono cambiati, filtrati da fotocamere mentali, le stesse in grado di modificare il nostro aspetto conformandoci all’ideale di bellezza comune.

La body neutrality si presenta come movimento innovativo: non impone di amare e accettare il proprio corpo in qualsiasi momento, ma invita ad assumere un atteggiamento liberatorio, incoraggiando a promuoverne il benessere e il riconoscimento funzionale.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

Social media: la rincorsa ad un’estetica non realistica

L’insoddisfazione o il disagio che si percepiscono nei confronti del proprio corpo sono spesso frutto di pressioni culturali e sociali. I canoni di bellezza sono parecchio cambiati negli anni. Dall’apprezzamento per le forme giunoniche negli anni ’60 e ’70 si è arrivati, oggi, a fissare standard inflessibili che valorizzano misure innaturali sia per donne che per uomini, provocando forti ripercussioni psicologiche da chi se ne allontana.

Dobbiamo essere tutti senza difetti corporei, non ha importanza mostrare agli altri ciò che si è dentro – racconta la dottoressa Laura Merli Lavagna, medico specialista in psicoterapia -. Caratteristiche nobili come l’intelligenza, l’empatia, le skills, i sogni e, perché no, anche le debolezze, non vengono tenute in considerazione, allontanate come se fossero altro da noi. Si è spinti ad aderire a standard che rispettino i canoni attuali. Ciò che importa è come gli altri mi vedono

I social media promuovono aspettative estetiche non realistiche o comunque non sane. Il rischio è quello di perdere il contatto con la realtà e di interiorizzare l’idea che dobbiamo sempre apparire nella versione perfetta. “Continuando a vedere la nostra immagine modificata dai filtri – afferma Merli Lavagna -, rischiamo di non accettare più la realtà con evidenti gravi conseguenze psicologiche come il disturbo da dismorfismo corporeo, che spinge la persona a concentrarsi su uno o più particolari del proprio fisico che non le piacciono, anoressia e bulimia“.

Secondo i dati del Ministero della Salute, i disturbi del comportamento alimentare – DCA – affliggono circa 55 milioni di persone in tutto il mondo e oltre 3 milioni di persone in Italia. I dati emersi da una ricerca a cura dell’Istituto Superiore di Sanità sui Centri in Italia del Servizio Sanitario Nazionale dedicato ai DCA, inoltre, rivelano che il 90% è di genere femminile, il 10% di genere maschile, quasi il 60% dei casi ha tra i 13 e i 25 anni e poco più del 5% ha meno di 12 anni.

Molti sviluppano un controllo ossessivo per quei difetti che diventano un pensiero costante e totalizzante. La vergogna che provano per il loro corpo – continua Lavagna – è così forte da limitare spesso la loro vita sociale, preferendo a volte a questa quella dei social. Anche il ricorso ad interventi chirurgici è molto frequente, ma è importante sottolineare che la chirurgia estetica, nella maggior parte dei casi, non risolve lo stato di perenne insoddisfazione e disagio nel quale queste persone vivono“. I dati della Mental Health Foundation raccontano che il 22% degli adulti e il 40% dei teenager oggi dichiara che le immagini sui social media condizionano il modo in cui percepiscono il loro aspetto.

Body neutrality e body positivity: nessuna imposizione

La body positivity nasce nel 2010 con il nobile scopo di insegnare, in primis alle donne in quanto più inclini ad essere insoddisfatte del proprio corpo, ad accettarsi anche se non si soddisfano canoni irraggiungibili di perfezione. Questa filosofia ha portato, negli anni, ad un’eccessiva attenzione all’estetica corporea e ad un incremento dei disturbi del comportamento alimentare.

Con la body positvity, mettendo a nudo la normalità, non si è riusciti però nell’intento di sdoganare i difetti, al contrario, questi ultimi sono stati spettacolarizzati mettendo a rischio l’equilibrio psicologico, molto spesso già precario, di coloro che decidevano di esporsi.

«Ho imparato che va bene se il viaggio per amarti è più complesso di quanto avresti mai immaginato – afferma Ashley Graham, modella e conduttrice televisiva statunitense in un’intervista a Glamour UK -. Anche ora, se devo essere completamente onesta, vado a periodi. Non mi sento ancora del tutto a mio agio nel mio corpo, indipendentemente dalla mia difesa della body positivity. Ci sono giorni in cui mi guardo e dico: “Non c’è niente che non puoi gestire. Non c’è niente che tu non possa fare”. Poi guardo le smagliature che ancora esistono e esisteranno per sempre sul mio stomaco, e penso, perché siete dovute salire fin sopra il mio ombelico?».

Per allontanarsi dai limiti della body positivity, la body neutrality è andata oltre. Dall’amore incondizionato e necessario per i propri difetti, con il palese rischio di sperimentare sentimenti di fallimento o di ansia , la body neutrality offre una visione del corpo pacifica, in una zona neutrale tra odio e amore dove poter riposare la mente e vedere il proprio fisico nella sua unicità eliminando così i numerosi condizionamenti sociali. L’attrattività e la bellezza non dicono nulla sul carattere o sulla personalità.

Il termine body neutrality è stato proposto e reso popolare negli Stati Uniti nel 2015 da Anna Poirier, motivatrice, life coach francese e autrice del libro “The Body Joyful“. Una conclusione nuova quella di Poirier dove al centro non c’è l’ingombrante ombra dell’aspetto estetico, ma la funzione che singolarmente svolgono braccia, gambe, ventre, occhi, naso e così via. Smettere di concentrarsi sui canoni di bellezza imposti dalla società per costruire o ricostruire un rapporto di fiducia con il nostro corpo ringraziandolo di portarci in giro per il mondo.

Probabilmente la body neutrality  è un reale passo avanti – conclude Lara Merli Lavagna -. Non parla di una semplice accettazione del fenotipo, ma ne argomenta le ragioni e le motivazioni, mette in campo tutti gli altri motivi per cui si ha valore e si è meritevoli di amore. Noi siamo più del nostro aspetto fisico e il modo in cui ci presentiamo è solo una delle molte sfaccettature. Non abbiamo la necessità di sentirci attraenti per essere felici e per vivere la nostra vita nel migliore dei modi“.

La neutralità del corpo è un atteggiamento mentale. Non è un percorso semplice né tantomeno veloce. Come ogni fase di accettazione ha bisogno del suo tempo per essere interiorizzata. Chi decide di intraprenderlo però, pur non sentendosi a proprio agio guardandosi allo specchio, arriva a comprendere che non è utile e non aiuta continuare a disapprovarsi o, al contrario, amarsi incondizionatamente e si incammina pacificamente verso l’accettazione di sé, senza imposizioni o ammonimenti.

Condividi su:
Avatar photo

Florinda Ambrogio

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche con specializzazione in Scienze Forensi, amo la cronaca tanto quanto la narrativa. Da sempre impegnata per portare l'attenzione sui sempre attuali temi della crescita personale. Il cassetto mi piace riempirlo fino all'orlo di sogni che sostituisco non appena diventano realtà. Aperta al cambiamento solo se porta a migliorare.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici