Dall’America all’Italia per dire che ogni corpo è perfetto

“Nessuno mi può giudicare” è il titolo della copertina di Vanity Fair in cui Vanessa Incontrada posa sfoggiando le sue forme. Il messaggio dell’attrice è il body positive: l’accettare il proprio corpo per contrastare il body shaming, letteralmente “la derisione, la vergogna del corpo”.

Il fenomeno del body positive nasce nel 1996 da Connie Sobczak ed Elizabeth Scott per aiutare le persone a sviluppare una relazione equilibrata con il proprio corpo. L’idea è che non esiste un corpo perfetto, magro, senza cellulite o smagliature. Il fenomeno inneggia al rispetto di sé e degli altri, accettando le peculiarità e i pregi di ognuno. Ogni corpo è bello a prescindere dalle origini etniche, dalla taglia, dall’abilità fisica.

Nel 2012 il fenomeno si impone sui social con l’hashtag #bodypositive lanciato da donne nere sovrappeso. Anche in Italia il body positive si è affermato, soprattutto sui social, come modello per combattere il body shaming. Infatti sono sempre di più le donne famose che si impegnano per divulgare la cultura del body positive.

Social, libri e moda. Le iniziative contro il body shaming

Quest’estate Chiara Ferragni ha risposto a una follower che su Instagram le chiedeva se avesse un difetto, postando una foto in costume e scrivendo: “Tutte abbiamo la cellulite, dipende solo dalla luce e dalla posizione”.

Un progetto nato su Instagram e poi diventato un’associazione è “Belle di faccia” che si occupa di sensibilizzare sui temi del body shaming e della grassofobia attraverso il messaggio body positive.

Uno dei volti di riferimento in Italia è Laura Brioschi, modella curvy che ha fondato l’associazione Body Positive Catwalk. Nel suo libro “Noi siamo luce. La forza, la libertà e la bellezza del pensiero body positive” racconta la sua storia fatta di bulimia, accettazione e poi attivismo.

E ancora, la giornalista Costanza Rizzacasa D’Orsogna cura la rubrica “Anybody” sul settimanale 7 del Corriere della Sera. Nel romanzo “Non superare le dosi consigliate” si chiede, attraverso la storia di una ragazza in lotta perenne con il suo peso, “che vuol dire normale?”.

La normalizzazione dei corpi diventa di moda e tanti brand lanciano pubblicità in cui le modelle hanno corpi reali. Non più corpi ritoccati, plastici, filtrati, ma corpi normali. Accanto a Decathlon o a H&M che propongono donne formose, Gucci fa sfilare per la collezione primavera/estate 2020 Armine Harutyunyan, la modella armena che non corrisponde ai classici canoni di bellezza.

Una soluzione anche maschile

Ma il body shaming non è solo stigmatizzare il corpo delle donne, anche gli uomini sono spesso discriminati per il proprio aspetto. Esistono anche canoni di bellezza maschili che possono diventare altrettanto mortificanti.

E se per le donne se ne parla, per gli uomini esteriorizzare i problemi sul proprio aspetto fisico rimane un tabù. Riccardo Onorato parla di body positive al maschile nel blog GuyOverboard e nell’omonimo profilo Instagram che ha raggiunto quasi 80mila follower.

Nel suo blog scrive: “è importante creare luoghi – anche virtuali – in cui anche gli uomini possano appunto sentirsi liberi di parlare del proprio corpo, dei disagi che ne derivano e decidere attivamente se accettare ciò che si è oppure cominciare un percorso di trasformazione (che però deve partire da sé e non da un compiacimento degli altri!)”.

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