Nel dibattito sul modo in cui le nuove tecnologie plasmeranno le nostre vite – nel bene e nel male – non si può tralasciare il rapporto che si è sviluppato tra intelligenza artificiale e cardiologia. Nell’ambito dell’ultimo congresso della SIC (Società italiana di cardiologia) un nuovo studio ha mostrato come l’algoritmo dell’intelligenza artificiale sia superiore all’uomo nel leggere gli elettrocardiogrammi. Esso, infatti, ha la capacità di effettuare, con grande precisione, un maggior numero di diagnosi – lasciando intravedere un futuro in cui si possano salvare vite umane con sempre più frequenza.

Il ruolo insostituibile della prevenzione nel salvare vite

Lo scorso anno, in occasione della “Giornata mondiale del cuore” – che si celebra ogni 29 settembre – il Centro Cardiologico Monzino ha pubblicato dei dati statistici assai significativi. In base a essi, in Italia sono circa 230mila le vittime annuali di malattie cardio-cerebrovascolari – come infarto, scompenso e ictus. È un tema che merita la massima attenzione, essendo fortemente legato a quello degli stili di vita adottati da ciascun individuo.

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Accanto a questi dati negativi, tuttavia, si è rilevata anche una percentuale di tutt’altro segno: negli ultimi undici anni il tasso di mortalità di tali malattie si è ridotto di oltre il 35%, specialmente per merito della prevenzione. Semplici regole come evitare il fumo, mangiare sano, fare sport e tenere lo stress sotto controllo giocano un ruolo fondamentale nel salvare vite umane, minimizzando i possibili rischi.

Quando si incontrano intelligenza artificiale e cardiologia

In ogni caso – al netto dell’importanza della prevenzione – quando qualcuno presenta sintomi assimilabili a un infarto, ciò che può fare la differenza è una diagnosi tempestiva. Di solito – in seguito all’intervento del 118 – la prassi è quella di effettuare un elettrocardiogramma (ECG) entro dieci minuti dal primo contatto medico. Tutto ciò allo scopo di inquadrare fin da subito la situazione, classificandola come più o meno grave. Anche per questo, da qualche anno, è possibile inviare i dati degli ECG effettuati in ambulanza direttamente all’ospedale – usando elettrocardiografi portatili e smartphone.

In tale scenario, l’incontro fra intelligenza artificiale e cardiologia rappresenta un importante punto di svolta. L’Università coreana di Seul, infatti, ha sviluppato un modello di intelligenza artificiale capace non solo di leggere un elettrocardiogramma, ma anche di formulare delle diagnosi più accurate di quelle “umane”. Come ha rilevato la Società italiana di cardiologia, tale modello è in grado di elaborare informazioni aggiuntive che non sono evidenziabili dall’occhio di un medico, consentendo, con più frequenza, delle diagnosi precise.

Intelligenza artificiale e cardiologia: i possibili sviluppi

Se, dunque, l’avvento dell’intelligenza artificiale sta generando un grande dibattito in merito ai suoi impieghi, è pur vero che è già riscontrabile un suo uso “virtuoso”. Si pensi ai nuovi orizzonti che i suoi algoritmi stanno aprendo – sempre in ambito medico – nella diagnostica per immagini. Oppure, al suo impiego in supporto alle emergenze ambientali – ancora con l’obiettivo di salvare vite.

Al momento, il maggior vantaggio del rapporto fra intelligenza artificiale e cardiologia riguarda il fattore tempo. Come afferma Ciro Indolfi – studioso italiano dell’intelligenza artificiale applicata alle cardiopatie «La possibilità di velocizzare l’accesso nel laboratorio di emodinamica, grazie al ricorso all’AI, significherà salvare vite umane. Basterà fotografare con uno smartphone l’ECG di un paziente per ottenere la diagnosi di infarto e la sua gravità».

Secondo la Società italiana di cardiologia, in futuro i cardiologi potranno usufruire di sistemi di intelligenza artificiale sempre più sofisticati. Sebbene le discussioni sui pro e i contro dell’AI in medicina siano più vive che mai, è innegabile che i medici disposti a “digitalizzarsi” avranno un vantaggio – rispetto agli altri – nel somministrare cure efficaci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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