Nell’epoca digitale, i social networks sono diventati pilastri della comunicazione globale. Nonostante le criticità legate all’inquinamento e alla profilazione degli utenti, si riconosce il loro potenziale nel promuovere comportamenti sostenibili. Unilever, azienda leader nel mondo per la distribuzione dei beni di consumo, ha evidenziato che, secondo uno studio condotto in diversi mercati, i social media rappresentano uno dei migliori strumenti per veicolare valori etici legati all’ambiente e alla società. Il paradosso di piattaforme come TikTok, considerata inquinante 2,63 grammi di emissioni di CO2 per ogni minuto speso a scrollare, ma impegnata nella diffusione di pratiche eco-friendly, sottolinea la complessità del rapporto tra social media e sostenibilità.

Social Media e sostenibilità: pratiche green e consumi reali

Il legame tra sociale media e sostenibilità è molto controverso. Secondo uno studio condotto da Unilever nei mercati del Regno Unito, degli Stati Uniti e del Canada, il 78% del campione intervistato ritiene che i social media siano uno dei migliori canali per promuovere comportamenti sostenibili. Le piattaforme superano i documentari (48%), gli articoli di stampa (37%) e le campagne istituzionali (20%). Questo dato sorprendente mette in luce la capacità delle piattaforme digitali di raggiungere milioni di persone e veicolare efficacemente i valori legati all’etica ambientale e sociale.

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Secondo i dati, raccolti dalla società britannica “Compare The Market”, i social media hanno un impatto significativo sulla sostenibilità, inquinerebbero più degli aerei. Infatti, mentre gli aerei producono il 2% dell’anidride carbonica mondiale, il digitale arriva a produrne il 4% e la metà deriva proprio dai social networks. La media del tempo speso sui social è di 2 ore e 24 minuti al giorno. Un utente ogni giorno produrrebbe un totale di 165,5 grammi di Co2, lo stesso che produce un’auto che percorre 1,4 km. Il totale all’anno arriva a 60 kg di anidride carbonica equivalente, lo stesso prodotto da un’auto che percorre 535 km. Queste cifre moltiplicate per gli oltre 4 miliardi di persone che usano il cellulare tutti i giorni arrivano a circa 262 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno, il che si traduce nello 0,61% dell’impatto mondiale.

La nuova onda dei Social sostenibili: il caso Sblind

Il futuro sembra muoversi verso una nuova generazione di social networks, come Sblind, che non solo si impegna a diffondere contenuti sostenibili, ma adotta un modello di business improntato alla sostenibilità stessa. Questa piattaforma, nata per facilitare lo scambio di informazioni tra aziende, ora si pone come obiettivo quello di diventare il primo social sostenibile al mondo. Sblind, con la sua attenzione alla prossimità delle interazioni e limitando il tempo di utilizzo giornaliero, cerca di contrastare le dipendenze digitali. Inoltre, la piattaforma adotta un approccio innovativo nel ridurre le emissioni di CO2 reinvestendo parte dei contributi pagati dagli account business in crediti di carbonio, promuovendo la sostenibilità e premiando gli utenti attivi con un rating di sostenibilità e la quantità di CO2 risparmiata.

Il potenziale dei social media nell’educare e sensibilizzare sulle tematiche ambientali è innegabile. La loro capacità di raggiungere un vasto pubblico e favorire l’interazione tra individui interessati può stimolare azioni concrete a favore dell’ambiente. La condivisione di consigli, esperienze e iniziative attraverso queste piattaforme può influenzare positivamente i comportamenti delle persone, spingendole verso scelte più sostenibili nel quotidiano. Ma la diffusione di tematiche ambientali sui social media deve essere affiancata da azioni reali nel mondo fisico per ottenere un impatto significativo. Una maggiore sobrietà digitale: postare meno, evitare messaggi ed email “superflue”, come un semplice “ciao” o “buongiorno”, possono contribuire a ridurre a ridurre l’impatto sull’ambiente. Sono piccoli gesti che, se messi in pratica da milioni di utenti, possono dare un grande contributo alla lotta climatica.

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Vittorio Palmieri

Vittorio Palmieri

Napoletano. Emigrato nell'entroterra irpino-sannita, in controtendenza con l'emorragia dei paesi interni verso la vita metropolitana. Ignoto poeta "prestato alla burocrazia". Nell’entroterra segue percorsi sociali con enti del terzo settore. Ha collaborato ad un progetto di agricoltura sociale con le Associazioni Irpine “Ecopotea Aps” e “Al Centro dei Ragazzi Odv”. Nell’ultimo anno fonda Introterra Aps, nata con lo scopo di rivalutare e riscoprire l'entroterra campano, e con la quale rileva un progetto giornalistico editoriale decennale "bMagazine.it" e fonda l'etichetta "Introterra Edizioni"Aspirante giornalista pubblicista, scrivo per Buonenotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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