La data di scadenza degli alimenti è davvero un diktat da seguire, oppure i cibi hanno una conservazione differente? Ogni anno i cittadini europei producono circa 127 chili di rifiuti alimentari pro-capite: vari alimenti vengono buttati in quanto ritenuti “scaduti” a causa della data stampata sulla confezione. In realtà molti cibi sono ancora commestibili oltre la data impressa, con danni economici per il consumatore e per la sostenibilità ambientale.

Il primo progetto europeo di intervento sulla data di scadenza contro lo spreco alimentare risale al 2020 (Farm to Fork) ma la revisione della norma esistente è del 2023 con l’obiettivo nella proposta di legge di imporre alle aziende alimentari entro il 2025 una nuova dicitura di scadenza: “Buono anche oltre il…” o “Spesso buono oltre …“.

Il focus del problema: chi decide la data di scadenza degli alimenti?

A tutela della salute dei consumatori il Regolamento europeo 1169/2011 impone alle aziende alimentari di stampare la data di scadenza sulle confezioni dei cibi. La legge però non determina la data, ma obbliga solo di imprimere le diciture: “consumarsi entro il …” e “consumarsi preferibilmente entro il …”.

L’effettiva data da stampare è decisa dalle aziende alimentari, a seconda dell’alimento in vendita. Qui è il nocciolo della questione: le aziende per proteggersi contro eventuali cause giudiziarie di responsabilità e risarcimento intentate dai consumatori, per garantirsi l’idoneità dei controlli ufficiali sulla sicurezza alimentare ed assicurarsi la vendita alla grande distribuzione anticipano la data di scadenza. Questo sistema, però, crea molti sprechi e danni ambientali. Essere informati su questo fattore, potrebbe davvero aiutare il pianeta e ridurrebbe gli sprechi alimentari di oltre il 50%.

Quali sono i cibi commestibili oltre la data di scadenza

La dicitura “da consumarsi entro il …” è tassativa in quanto applicata a cibi freschi e deperibili: latte fresco, yogurt, ricotta, uova crude, pasta fresca, pesce crudo, carne fresca possono essere mangiati non oltre due giorni dalla scadenza: i rischi sanitari sono la proliferazione della flora batterica e delle muffe.

Gli alimenti che durano mesi dopo la data sulla confezione “da consumarsi preferibilmente entro il …” sono: pasta secca, riso, farro, legumi secchi, biscotti, crackers, cereali, conserve, salse, alimenti in scatola, oli alimentari, miele, aceto, cioccolato fondente. I prodotti da dispensa durano più della scadenza purché siano ben conservati in un luogo fresco, asciutto e lontano da fonti di calore. L’assenza di umidità priva la proliferazione della carica microbica nel cibo e l’assenza di acqua impedisce la vita dei batteri.

Il tonno in scatola può essere mangiato anche mesi dopo la scadenza in quanto al prodotto sterilizzato è estratto l’ossigeno, bloccando la proliferazione dei batteri. Il sale, se non prende umidità e chiuso in confezione ermetica, praticamente non ha data di scadenza. Un pacchetto di caramelle o patatine ha una durata che va oltre i tre mesi da quella stampata.

Questi prodotti, ben conservati e quindi inattaccabili dai batteri, sono mangiabili senza rischi mantenendo per mesi le qualità organolettiche (quelle percepibili con gli organi di senso come l’aspetto e il colore) e riducendo solo alcune qualità come la fragranza e senza perdere le proprietà sostanziali nutrizionali.

Quanta “paura” fa la data di scadenza

Il 53% dei consumatori intervistati, sondaggio effettuato dall’Eurobarometro, non conosce il significato della scritta “da consumarsi preferibilmente entro il …”. Per i mille Italiani intervistati solo il 27% si fida e consuma oltre la scadenza. Diversamente, l’81% degli Svedesi ritiene che sia sicuro consumare cibo oltre la data di scadenza indicata, così come il 75% dei Finlandesi e il 73% dei Francesi. I più intransigenti in assoluto sono i Rumeni, i Bulgari e gli Ungheresi.

La proposta di introdurre l’etichetta “spesso buono oltre …” per la scadenza degli alimenti è al vaglio dei vari Governi dell’UE. Coldiretti e Federalimentare esprimono perplessità sulla nuova dicitura. Favorevoli alla proposta normativa finalizzata a educare e sensibilizzare il comportamento alimentare sono sia le associazioni dei consumatori che puntano al risparmio economico che le organizzazioni che lottano contro lo spreco alimentare che impatta sull’ambiente.

Condividi su:
Avatar photo

Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici