Tumore al seno: il veleno delle api può distruggerlo

By 11 Settembre 2020 Ricerca scientifica
tumore al seno

Le api rivelano un altro grande dono: il loro veleno può combattere il tumore al seno.

 

Un gruppo di ricercatori di australiani ha scoperto che la melittina, principale componente del veleno delle api, può uccidere due tipologie di tumore al seno. Si tratta di una ricerca condotta all’Harry Perkins Institute of Medical Research di Perth e pubblicata recentemente su Nature Precision Oncology. Ciara Duffy, responsabile della ricerca, ha dichiarato: “Abbiamo accertato che il veleno delle api da miele è notevolmente efficace nell’uccidere alcune delle più aggressive cellule del cancro al seno, in concentrazioni che non sono dannose per le cellule normali”.

Mellitina e chemioterapia

Lo studio, condotto su alcuni topi, ha rivelato che la melittina, combinata con farmaci chemioterapici esistenti, è altamente efficiente nel ridurre lo sviluppo del cancro.
Nello specifico, è stato dimostrato che il veleno ha ucciso il 100% dei tumori al seno triplo-negativi e delle cellule cancerose entro 60 minuti. Inoltre, si sono potuti verificare effetti minimi sulle cellule sane. La Dottoressa Duffy ritiene che la scoperta possa portare allo sviluppo di un trattamento specifico per i tumori al seno triplo-negativi. Ad oggi, infatti, non esistono terapie mirate e clinicamente efficaci contro queste tipologie di tumore.

La procedura della sperimentazione

La ricerca, dopo la sperimentazione su varie specie di api, ha scelto quella più adatta alla distruzione delle cellule tumorali: l’ape europea (Apis millifera). Gli insetti sono stati addormentati con anidride carbonica e refrigerati prima di estrarre loro il veleno. Successivamente i ricercatori hanno riprodotto sinteticamente la melittina, verificando che rispecchiasse la maggioranza degli effetti antitumorali del veleno naturale. La melittina, infatti, è in grado di penetrare la membrana plasmatica delle cellule, creare porosità e uccidere le cellule tumorali.

Tumore al seno: distruzione e anti-riproduzione

I test condotti in laboratorio confermano che la melittina possa uccidere due tipologie di tumore: tumore triplo-negativo e quello HER-2 positivo. Importante sottolineare che non solo avviene la distruzione delle cellule tumorali, ma anche il danneggiamento dei meccanismi di riproduzione delle stesse.

La melittina, infatti, sopprime l’attivazione di EGFR e HER2 interferendo con la fosforilazione di questi recettori nella membrana plasmatica delle cellule di carcinoma mammario. In circa 20 minuti dalla somministrazione, si chiude il percorso di segnalazione per la riproduzione delle cellule cancerose triplo-negative. “Abbiamo osservato che interferisce con i percorsi principali che segnalano il cancro e che sono fondamentali per la crescita e la replicazione delle cellule cancerose”, ha dichiarato la Dottoressa Duffy.

Tumore al seno e melittina: una strada ancora lunga

I tumori HER2-positivi, costituiscono il 15-20% della totalità dei tumori al seno, e sono temuti in quanto si manifestano con uno sviluppo cellulare rapido e aggressivo. I tumori triplo-negativi, che rappresentano il 15% circa dei tumori delle pazienti con carcinoma mammario, sono invece particolarmente difficili da trattare. Risultano infatti privi di recettori specifici da prendere come bersaglio e comportano un rischio maggiore di recidiva.

La melittina, sia nella versione naturale sia in quella sintetica, si è dimostrata molto efficace nel selezionare le cellule dei due tumori e indurle alla morte risparmiando invece le cellule sane. Tuttavia, la ricerca è ancora in fase preliminare, condotta su animali o su linee cellulari isolate dal resto dei tessuti. Sarà necessario lavorare ancora molto, prima di ipotizzare un’applicazione clinica della scoperta. Ciara Duffy stessa ha dichiarato: “Vi è molta strada da fare su come può essere somministrata, per verificarne le tossicità e le massime dosi tollerate, prima di conseguire ulteriori progressi”. I ricercatori di tutto il mondo sono costantemente alla ricerca di terapie che possano migliorare la prognosi di queste neoplasie e potenziare le terapie attualmente disponibili.

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