Dalla politica all’impegno civile e all’Università. Le nuove generazioni non restano a guardare.

Spesso criticati ed etichettati come “quelli che non hanno voglia”, i giovani di oggi sono stati tra coloro che più silenziosamente hanno incassato il colpo della pandemia. Ritrovarsi da un giorno all’altro arginati tra le mura domestiche non è stato facile per gli adulti, figuriamoci per i ragazzi: abitudini stravolte e una vita sociale da reinventare ogni giorno a misura di decreti e restrizioni.

Eppure, dal rapporto annuale redatto dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, in collaborazione con il Laboratorio di Statistica dell’Università Cattolica e di Ipsos, è emerso quanto i giovani siano pieni di slanci motivazionali. Anzi, sembrano più propensi a rimettersi in gioco e a non lasciarsi sopraffare da sinonimi di ansia e smarrimento.

L’isolamento obbligato ha infatti inevitabilmente portato con sé la paura di un futuro incerto, che incerto lo era già a priori, ma d’altro canto ha contribuito ad accrescere la fiducia in uno scenario migliore. I giovani ritengono di aver acquisitivo nuove competenze grazie all’influente impatto della tecnologia: come strumento formativo (e informativo), di intrattenimento e condivisione. È stata concessa la possibilità di rinnovare gli spazi d’azione unitamente a progetti e obiettivi.

Le professioni del futuro

Emergono nuove aspirazioni in ambito tecnologico: cresce del 57% l’interesse per la robotica, del 54% quello per l’intelligenza artificiale e machine learning, del 53% per l’e-commerce e social media.

Il professor Alessandro Rosina, docente di statistica sociale all’Università Cattolica di Milano e direttore del Laboratorio di statistica applicata, spiega come i giovani “abbiano riscoperto una capacità di far fronte al cambiamento che nemmeno loro pensavano di avere”.

Nella sua introduzione al Rapporto Giovani 2020, intitolata “Diventare adulti nell’Italia Post-Covid”, scrive: “il grande esperimento sociale a cui ci ha costretto il lockdown, è anche un momento unico, quasi certamente irripetibile in questa forma, per guardare la realtà in modo diverso, oltre le posizioni di comodo e la ripetizione di schemi dati per scontati. Da questo nuovo sguardo è necessario partire per capire come dall’isolamento si scenderà di nuovo in campo e si andrà a trovare la propria posizione.

Generazioni a confronto

“La visione positiva scaturisce generalmente da tutti i giovani coinvolti nella ricerca”ci spiega il Professor Rosina a cui abbiamo chiesto se l’approccio positivo rilevato dalla studio, comprenda tutti i giovani indistintamente. “La differenza consiste nelle diverse modalità con le quali si sono trovati ad affrontare l’isolamento. I millenials (25-34 anni) hanno già vissuto una sorte di recessione con la crisi economico-finanziaria del 2008, per cui si sono trovati quasi più preparati al rischio di perdere o non trovare un lavoro. Hanno addirittura vissuto una sorte di volta spalle da parte delle istituzioni politiche. I giovani della generazione Z (15-24 anni) invece, possiamo considerarli “principianti” in materia, ma con un sistema più predisposto all’ascolto. Sembra che il Governo e più in generale l’UE abbiano investito maggiormente nelle next generation dopo questa pandemia. Staremo a vedere se ci saranno risultati concreti”.

Anche rispetto agli interessi sviluppati in ambito tecnologico le due generazioni sembrano equivalersi, ci conferma il prof. Rosina. “Entrambe hanno potuto cimentarsi con le nuove forme di comunicazione: hanno sperimentato le video lezioni, esplorato nuovi social media. Chi aveva già un’occupazione si è dilettato con lo smart working. È stata una crescita e un percorso formativo in ambedue i casi. I più intraprendenti sono poi riusciti a creare qualcosa di nuovo sfruttando le competenze acquisite, dando così voce alla loro creatività”.

Una ri-generazione politica e culturale

Tra le diverse tematiche analizzate dal rapporto Giovani emergono anche dati interessanti dal punto di vista politico e culturale. I temi centrali sono quelli legati all’ambiente e alla giustizia sociale con un approccio tendente alla promozione del benessere equo e sostenibile.

Alla domanda: “Pensa a te nel tuo futuro. Come ti vedi?” rivolta agli studenti maturandi durante un’indagine dell’Università Cattolica di Milano, il 51% ha risposto che si vede molto/moltissimo impegnato ad aiutare gli altri, il 42% desidera dare il proprio contributo per la tutela dell’ambiente o degli animali, il 40% vuole impegnarsi per fermare l’inquinamento.

Anche dal punto di vista politico i risultati sono tutt’altro che deludenti. Analizzando un campione di cinque paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna e UK), i votanti alle ultime elezioni europee sono stati per la maggior parte studenti. Una percentuale pari al 67% a prova di un’alta volontà di partecipazione.

La discontinuità prodotta dalla pandemia Covid-19 aiuterà il paese a fare un salto di qualità strategico in termini di autentica attenzione e pubblico investimento verso le nuove generazioni?” si chiede il professor Rosina. Un incremento degli iscritti alle Università sembra delineare uno scenario positivo per gli anni a venire.

I giovani italiani forse sono pronti a dare fiducia al loro Paese. La domanda è: l’Italia è pronta a ricambiare?

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