Anche il Kazakistan abolisce la pena capitale. Ecco come sta evolvendo il panorama mondiale

In attesa della prossima moratoria dell’Assemblea Generale dell’ONU – a dicembre – lo scorso 24 settembre anche il Kazakistan ha ufficialmente messo al bando la pena di morte. Dal 2007 lo Stato asiatico applicava la pena capitale solo in casi gravi commessi in guerra o per terrorismo e dal 2003 non eseguiva alcuna sentenza.

Il Kazakistan è il 107° Stato ad avere abolito la pena di morte dal proprio ordinamento penale. 56 Paesi continuano, invece, a tenerla in vigore.

28 Stati, i cosiddetti abolizionisti de facto, non emettono una condanna da dieci anni pur non avendo cancellato la pena capitale. 8 Paesi l’hanno abolita per reati comuni ma la mantengono per reati gravi in tempo di guerra o in circostanze eccezionali.

pena di morte

Fonte: Amnesty International.

Meno esecuzioni e meno condanne a morte

Secondo il rapporto di Amnesty International dal 2015 l’uso della pena di morte nel mondo diminuisce anno per anno. Le esecuzioni documentate sono il 5% in meno: 657 del 2019 contro 690 del 2018. È il dato più basso registrato negli ultimi dieci anni. Nel 2019 anche le condanne a morte sono diminuite e undici detenuti sono stati prosciolti.

La Cina rimane il maggior esecutore al mondo, anche se le stime sono incerte. Molti dati infatti sono classificati come segreto di Stato.

Negli Stati Uniti, la tendenza è positiva. Nel 2019 Amnesty ha registrato tre esecuzioni in meno. Le autorità federali non eseguono condanne a morte dal 2003. 21 Stati hanno abolito la pena di morte, mentre 29 continuano a praticarla. Di questi ultimi, 11 non eseguono sentenze di morte da almeno dieci anni.

Il Giappone nel 2019 ha eseguito tre condanne a morte. Questo dato è in linea con il decennale decremento dell’uso della pratica in Giappone.

Iran, Arabia Saudita e Iraq hanno eseguito l’81% di tutte le sentenze capitali.

Il cammino verso l’abolizione universale della pena di morte

Fino al Medioevo la pena di morte era presente in tutti i Paesi, era applicata a centinaia di reati e veniva eseguita con metodi brutali e pubblici. Con l’Illuminismo tra gli intellettuali iniziano a circolare due concetti: lo Stato non può violare la vita che è ritenuta sacra e la pena di morte non ha un effetto deterrente nel commettere i reati.

Con la nascita delle Nazioni Unite, gli Stati adottano strumenti per garantire i diritti degli imputati. L’Assemblea Generale dell’ONU ricorre a diverse risoluzioni, le cosiddette moratorie, in cui esorta gli Stati a rispettare gli standard internazionali che proteggono i diritti dei condannati a morte, a limitare l’uso della pena di morte e a ridurre il numero di reati punibili con la morte. L’ultima moratoria è del 2018 e la prossima sarà adottata a dicembre 2020 durante la 75esima sessione dell’Assemblea Generale.

Negli ultimi trent’anni, due o tre Paesi ogni anno hanno abolito la pena capitale. In Europa solo la Bielorussia l’ha mantenuta. Diversi Stati hanno iniziato il cammino verso l’abolizione della pena di morte. Tra questi la Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Kenya, Gambia e Zimbabwe.

Il ricorso alla pena di morte continua a diminuire, il che conferma la tendenza verso l’abolizione universale.

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