Nell’era dei nativi digitali, la diffusione della tecnologia informatica, in ogni campo della vita sociale, rappresenta una rivoluzione che sta trasformando i modi di apprendere, di conoscere e di comunicare. Ragazzi e adolescenti si trovano tra le mani strumenti potentissimi, ma continuano ad avere abilità cognitive ed equilibri sociali ed emotivi incompleti e fragili. Educatori e ricercatori si interrogano su quali rischi possa presentare l’uso delle tecnologie, ma anche su quali opportunità queste possano fornire ai nativi digitali. La scuola ha un ruolo chiave nel modificare i modi di insegnare e di apprendere privilegiando competenze cooperative, il confronto e avviando il buon uso delle tecnologie elettroniche.

Chi sono i nativi digitali

Nel 2001 Marc Prensky conia la definizione di nativi digitali con cui indica coloro che, nati a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, da sempre utilizzano le tecnologie digitali e sarebbero quindi in grado di relazionarsi ad esse in modo spontaneo e intuitivo.

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Nel 2009, poi, Prensky, similmente alla più ampia letteratura in campo neurologico ed educativo, affina i suoi studi introducendo la nozione di saggezza digitale, intesa come la consapevolezza e la capacità di usare in modo critico i digital media.

Jenkins 2002 e Ranieri nel 2011  approfondiscono l’idea che non si possano dare per scontate le competenze digitali delle nuove generazioni: tali capacità si costruiscono nell’ottica di una alfabetizzazione al buon uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC).

Gli effetti negativi dell’uso eccessivo delle TIC

L’accesso a un bacino immenso di informazioni e relazioni di qualsiasi genere pone la complessa questione di come salvaguardare le giovani generazioni da effetti negativi e situazioni potenzialmente pericolose che ne possono derivare. Secondo il Centro per la Salute Mentale del Bambino, un uso protratto delle TIC può generare diversi conseguenze negative sulla salute fisica e mentale di piccoli e adolescenti.

Fra di essi si riscontrano l’aumento del rischio di sovrappeso e l’assunzione di posizioni scorrette; sedentarietà e obesità infatti espongono inoltre a patologie come il diabete di tipo 2. Infine l’esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche può aumentare il rischio di tumori. Pertanto diventa fondamentale che gli adulti si assumano la responsabilità relativamente all’uso delle TIC in famiglia e a scuola.

Nativi digitali e social network

Una questione particolarmente delicata riguarda i social network, un universo virtuale dentro il quale quotidianamente navigano miliardi di persone. Secondo i dati Eurostat, nel 2022 l’84% dei giovani è entrato in rete per connettersi a uno dei tanti social, ambienti digitale preferito dagli adolescenti fin dal 2014.

Nativi digitali nell'era dei social network ,webFoto di Merakist su Unsplash

Foto di Merakist su Unsplash

Al riguardo Margot Morgieve, psicologa clinica, rileva una correlazione significativa fra uso eccessivo della rete e salute mentale legata a problemi psicologici quali stress, sintomi depressivi e ansia. Un esempio ne è la tendenza a confrontarsi in rete con persone altamente attrattive, sicure di sé, forti ed equilibrate. Chi però non riesce a raggiungere tali standard potrebbe tendere a diminuire il proprio livello di autostima con probabili sviluppi depressivi.

I social possono anche indurre a forme di dipendenza da connessione per soddisfare la continua ansia di aggiornare il proprio profilo, nel timore di rimanere esclusi dalla community dei coetanei e in caso di impossibilità o divieto a connettersi i ragazzi mostrano impazienza, irritabilità e disagio

Il bisogno di conformismo poi, tipico degli adolescenti, può indurre a comportamenti di emulazione acritica e autolesionista, fra questi persino casi estremi come il suicidio, anche se rari. Infine un altro problema è il cyberbullismo, il cui obiettivo è quello di aggredire attraverso sms, chat, Facebook, Whatsapp e Instagram.

Le opportunità delle risorse digitali

Tuttavia, i ricercatori concordano nel presupporre che non sono le tecnologie in quanto tali a produrre effetti negativi sulla salute e lo sviluppo cognitivo dei giovani, quanto invece l’uso distorto che i nativi digitali ne fanno. Evidenze scientifiche confermano che le TIC facilitino l’accesso a una conoscenza di molto superiore rispetto alle normali potenzialità degli individui. Invero oggi riusciamo a gestire e raccogliere molti più dati di quanto si potrebbe fare senza l’aiuto dei digital media.

Nativi digitali nelle'ra dei social network, webFoto di Firmbee.com su Unsplash

webFoto di Firmbee.com su Unsplash

Il web permette anche di collegarsi a persone lontane e coltivare gli aspetti emotivi ed affettivi della relazione. Tuttavia è chiaro che i social non sostituiscono l’indispensabile ruolo delle interazioni umane reali nel determinare l’equilibrato sviluppo socio-emotivo ed affettivo degli adolescenti.

Al riguardo attraverso il progetto Massere “Sicurezza dei minori sul web“  esperti e psicologi svolgono una intensa operazione di orientamento al buon uso della rete rivolta ai ragazzi, agli adulti e alla scuola. Anche l’istruzione si mobilita su come i media possono migliorare i processi cognitivi dei ragazzi educandoli ad apprendere e condividere conoscenze e competenze, a coltivare il valore del pensiero critico e non dogmatico.

In tal senso il Ministero dell’Istruzione della Ricerca e del Merito coordina Safer Internet Center – Generazioni connesse – attivo in stretta collaborazione con il Ministero dell’Interno, le università di Roma La Sapienza e Firenze, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e le più prestigiose associazioni del settore. Il progetto consiste in un centro che offre a ragazzi, docenti e genitori una continua, ricca e articolata formazione e si pone come punto di riferimento sulle problematiche riguardanti la sicurezza in rete e il rapporto tra giovani e web.

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Lucia Muscetti

Laureata in Scienze Politiche, docente emerita in discipline giuridiche ed economiche presso i Licei di Scienze Umane. Leggo e approfondisco saggi sui diritti umani e di politica per scrivere e praticare l’arte del vivere bene insieme. Partecipo al laboratorio giornalistico di BuoneNotizie.it

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