L’Italia è all’avanguardia nell’organizzazione del programma dei corridoi umanitari, che costituiscono certamente una buona prassi come canale di ingresso complementare al decreto flussi annuale, ma anche un modo efficace per affrontare il fenomeno dell’immigrazione. Questo programma è un importante strumento di protezione, che si basa esclusivamente sulla disponibilità dei Paesi che decidono il numero delle quote di ingresso dei rifugiati nei confini nazionali.

L’incremento del numero di quote di ingresso consentirebbe di fornire un’opportunità fondamentale per una parte sempre maggiore di rifugiati che hanno bisogno di protezione. Inoltre sarebbe un forte supporto per la solidarietà e la cooperazione verso quei Paesi di basso e medio reddito che accolgono la maggioranza dei rifugiati nel mondo. Ad oggi i posti per questi ultimi sono così pochi, che gli stessi rifugiati perdono fiducia nella concreta possibilità di accedere a tali programmi.

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Quando nascono e cosa sono i corridoi umanitari

I corridoi umanitari sono un programma di trasferimento e integrazione nato in Italia e rivolto ai migranti in condizione di particolare vulnerabilità: donne sole con bambini, vittime del traffico di essere umani, anziani, persone con disabilità o con patologie. Il percorso nasce dalla collaborazione tra istituzioni – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Ministero dell’Interno – e la società civile Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche e Tavola Valdese.

I corridoi sono stati attuati per la prima volta dal Libano all’Italia a favore dei profughi sfuggiti alla guerra civile scoppiata nel 2011 in Siria. La prima implementazione è stata possibile grazie alla sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa denominato “Apertura dei Corridoi Umanitari” del 15 Dicembre 2015 che ha permesso l’arrivo in sicurezza di 1.011 profughi siriani in 80 diverse città di 18 regioni.

Come funzionano i corridoi umanitari

Questo strumento è indirizzato ai rifugiati o persone che hanno bisogno di protezione internazionale che si trovano in un Paese di primo asilo o di transito, da dove possono essere trasferiti legalmente in un Paese europeo in cui saranno inseriti in un percorso di integrazione.

I beneficiari sono segnalati dalle organizzazioni private presenti nel territorio e selezionati tra i casi più bisognosi di tutela. Di seguito si redige una lista di potenziali beneficiari che deve essere vagliata sul piano della sicurezza dal Ministero dell’Interno. Il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale effettuerà quindi i controlli necessari per la concessione dei visti d’ingresso. La caratteristica principale di questo canale è il coinvolgimento diretto delle Organizzazioni della Società Civile sia nella fase di selezione dei beneficiari e sia nel processo di accoglienza in Italia.

Le organizzazioni e associazioni quali Caritas, Comunità di Sant’Egidio, ARCI e Federazione delle Chiese Evangeliche e Tavola Valdese garantiscono e organizzano il viaggio, l’alloggio e l’assistenza economica per il periodo di tempo necessario all’espletamento dell’iter della richiesta di protezione internazionale. Sono inoltre parte fondamentale del progetto le organizzazioni di volontariato e del Terzo Settore presenti in quasi tutte le Regioni italiane.

L’esempio di successo proposto dalla comunità sant’Egidio

Tra le organizzazioni di volontariato più attive in questo ambito spicca la Comunità di Sant’Egidio, un movimento laico di ispirazione cattolica, dedito alla preghiera e alla comunicazione del Vangelo. Nato in Italia nel 1968, è oggi diffuso in più di 70 paesi in diversi continenti ed è riconosciuto come “Associazione internazionale di fedeli“. Nella seconda metà degli anni Settanta, la Comunità comincia a radicarsi anche in altre città italiane e, poi negli anni Ottanta, a diffondersi in Africa, America e Asia.

La vita della Comunità ha costruito forme di aiuto e di amicizia per fronteggiare diverse situazioni di povertà e disagio per gli anziani soli e non autosufficienti, gli immigrati e le persone senza fissa dimora, i malati terminali e i malati di Aids, i bambini a rischio di devianza e di emarginazione, i nomadi e i portatori di handicap, i tossicodipendenti,  le vittime della guerra e i carcerati. I settori principali in cui adesso si muove l’associazione sono il sostegno ai poveri, i programmi per contrastare l’AIDS e il sostegno all’infanzia in Africa, la pace e mediazione internazionale.

Gli obiettivi e le cifre dei corridoi umanitari

Il lavoro svolto per organizzare i corridoi umanitari ha come principali obbiettivi evitare i viaggi dei profughi con i barconi nel Mediterraneo e contrastare il business degli scafisti e dei trafficanti di uomini, donne e bambini. Questi programmi sono fondamentali per concedere alle persone in condizioni di vulnerabilità un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario, per poi presentare la domanda di asilo.

Secondo i dati pubblicati della Comunità Sant’Egidio, da febbraio 2016, 6231 persone hanno raggiunto l’Europa attraverso i corridoi umanitari, il 58% dei quali provenivano dalla Siria. L’Italia ha ospitato la quasi totalità dei rifugiati, pari a 5425 persone, mentre in Europa solo Francia, Germania, Andorra e Belgio hanno partecipato al programma. I principali Paesi di origine sono : Siria, Afghanistan, Eritrea; i principali Paesi di primo asilo dei rifugiati sono: Libano, Etiopia, Afghanistan, Libia, Grecia.

Prove di una politica migratoria unitaria europea

Da questi dati è evidente cha l’Italia da promotrice del programma non sia ancora riuscita a coinvolgere gli altri Paesi dell’Unione Europea. La stessa Presidente della commissione europea Ursula Von der Leyen, in Sicilia per l’inaugurazione dell’anno accademico dell‘Università di Palermo nel febbraio 2023, rivolgendosi alla platea ha sottolineato che “l’Europa deve estendere la propria solidarietà a tutti gli Stati membri e alle comunità locali” . Inoltre la Von der Leyen ha riconosciuto gli sforzi compiuti fin qui dall’Italia, “con l’esempio virtuoso dei corridoi umanitari creati da associazioni religiose e comunità locali”. Infine in quell’occasione, la Presidente ha dichiarato che i corridoi umanitari possono essere un’alternativa sicura per coloro che fuggono dalla guerra, un modello che l’Unione europea può sostenere. I corridoi umanitari possono diventare una risorsa preziosa da affiancare alla politica di immigrazione, per promuovere azioni condivise nella politica migratoria europea.

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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