In Italia, nel 2024, nascerà una nuova professione chiamata “assistente per le madri”. Questa professione avrà il compito di assistere le madri per sei mesi dopo la nascita dei loro figli, poiché si ritiene che i primi mesi di vita di un bambino siano i più difficili dal punto di vista fisico e psicologico per i genitori.

Il governo investirà da 100 milioni a 150 milioni di euro per questa iniziativa in aiuto alle neo madri. Ne abbiamo davvero bisogno? Non tarda ad arrivare la risposta della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica.

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Una nuova professione, l’assistente materna

Nel periodo post parto, molte donne si ritrovano spesso a dover affrontare la sfida di prendersi cura del neonato da sole. In passato, potevano contare sull’ampio supporto di una comunità e della famiglia allargata. Oggi le dinamiche familiari e la società spesso implicano che le neo-mamme vivano lontano dai parenti più stretti, trovandosi così ad affrontare questa importante transizione senza il beneficio del sostegno psicologico della comunità o l’assistenza da parte di chi ha più esperienza.

Questo è un problema innegabile che richiede una riflessione approfondita. Per affrontare questa sfida, il Governo guidato da Meloni sta prendendo in considerazione l’idea di introdurre la figura dell’assistente materna per il 2024, una nuova professione che sta attualmente suscitando dibattiti e opinioni discordanti.

Dopo il ritorno a casa, spesso le mamme devono accudire il proprio bambino da sole. La normativa per i padri prevede 10 giorni di congedo di paternità obbligatorio che diventano 20 in caso di parto plurimo. Con il rientro del padre al lavoro una rete di supporto può rivelarsi fondamentale. Ma cosa serve davvero ad una mamma nei primi mesi di vita di una nuova nascita?

Il miglior supporto è quello di proteggerla dalla solitudine ed è importante riconoscere che una donna che ha appena partorito può sentirsi isolata. Il ruolo principale per fornire questo tipo di sostegno è affidato alle ostetriche. Negli anni recenti, si è diffusa anche la figura della doula, una donna addestrata e spesso madre stessa, che rimane al fianco della neo-mamma 24 ore su 24 a spesa della famiglia.

A fronte di ciò il Governo Meloni ha previsto un finanziamento di circa 100-150 milioni di euro per l’istituzione di una nuova figura professionale destinata a sostenere le neomamme, nota come “assistente materna“. Questa assistente avrà il compito di accompagnare le madri durante i primi sei mesi di vita del neonato. L’assistenza sarà fornita su richiesta, con un’allocazione di circa venti ore disponibili nei primi tre mesi, che potranno essere estese fino a sei mesi. Le madri potranno contattare l’assistente materna tramite telefonate, videocall o richiedere visite a domicilio.

Per diventare assistente materna, non sarà necessaria una laurea, ma sarà richiesto un corso di formazione. Questo aspetto ha suscitato alcune preoccupazioni e interrogativi iniziali.

Un nuovo scenario accanto alla professione dell’ostetrica

Circa il 10-20% delle donne si ammala di depressione postnatale. Come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità occorre motivare la paziente nel cercare assistenza. Sensibilizzare la popolazione sul tema e educare le varie figure professionali nel riconoscere la condizione: dall’ostetrica al ginecologo, dal pediatra al medico di famiglia.

Tutte figure professionali che circondano la donna e le famiglie. Il Governo, al fianco delle suddette figure professionali istituisce la figura dell’assistente materna come nuova professione. Non è tardata la risposta della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica che, con una lettera indirizzata al ministro della Salute Schillaci, protesta la decisione e fa notare come la figura dell’ostetrica sia stata dimenticata nel prevedere un’altra professione con meno formazione, come può essere interpretata la doula.

Sorgono diverse questioni riguardo alla formazione prevista per questa nuova figura professionale. Il dibattito è acceso. Va sottolineato che già esiste un sistema di assistenza continua e gratuita a disposizione delle neo-mamme presso i consultori, sebbene negli ultimi anni tali servizi abbiano subìto progressivi depotenziamenti. Questi servizi operano principalmente sul territorio, ma non a domicilio, e sono concepiti per essere accessibili a tutta la famiglia, anziché concentrarsi esclusivamente sulla madre. Ciò implica che le cure per il nuovo arrivato siano considerate responsabilità condivise all’interno del nucleo familiare, anziché gravare unicamente sulla neo-mamma.

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Carlotta Vercesi

Parlo della nostra società e di come essa comunica. Il mio obiettivo è di scardinare la narrazione catastrofista e di raccontare le buone idee senza dimenticare i piani politici, sociali, economici. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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