Nell’era dell’educazione digitale, l’attivismo ha assunto una nuova dimensione grazie all’utilizzo dei social network. L’attivismo online è un fenomeno che ha riscontrato ampia risonanza fra i giovani e meno giovani. Negli ultimi anni, la mobilitazione verso cause ambientali e sociali ha abbattuto barriere geografiche e politiche.

Tuttavia, è fondamentale distinguere fra autentico coinvolgimento e coinvolgimento fittizio, chiamato in gergo slacktivism. Gli esperti invitano gli utenti a comprendere che i social non sono uno strumento sostitutivo alle forme di impegno tradizionale, bensì un mezzo integrativo di amplificazione di un messaggio. Quali strategie impiegare per non cadere nell'”attivismo da poltrona”?

Attivismo digitale: trasformare il mondo un click alla volta

La diffusione della tecnologia informatica ha rivoluzionato il modo di apprendere, comunicare e sensibilizzare, i nativi digitali lo sanno bene. L’educazione digitale è un concetto ampio che comprende diverse competenze necessarie per vivere nel mondo tecnologico odierno. L’attivismo virtuale ne è strettamente influenzato, in quanto si basa sull’uso efficace degli strumenti digitali, sulla capacità di collaborazione con altri utenti e sulla valutazione critica delle informazioni online.

Le radici dell’attivismo digitale risalgono alla fine degli anni ’90 con l’uso di forum e blog, ma è con l’avvento dei social network che è diventato uno strumento di portata globale. Il fenomeno è in continua evoluzione anche grazie alla creazione di piattaforme dedicate, come la più nota Change.org. Il successo dell’attivismo virtuale si deve ad alcuni vantaggi:

  • i social consentono una partecipazione inclusiva, indipendentemente dalla posizione geografica;
  • le comunicazioni e gli aggiornamenti sono accessibili in tempo reale;
  • i giovani, principali fruitori di tecnologia, sono sempre più coinvolti.

Diverse cause hanno suscitato clamore sui social. Relativamente al razzismo sistemico, un esempio eclatante è Black Lives Matter, nato nel 2013 in risposta alla brutalità della polizia contro gli afroamericani e definito dal New York Times uno dei movimenti più grandi degli USA. Nell’ambito della parità di genere, va citato il movimento #MeToo, nato nel 2017 per dare voce a milioni di vittime di violenza e molestie sessuali. Su Facebook l’hashtag è stato usato in 12 milioni di post solo nelle prime 24 ore.

Una corretta educazione digitale per smascherare “l’attivismo pigro”

L’esempio più recente di attivismo social è la campagna social All Eyes on Rafah, risalente a fine maggio in risposta alla crisi umanitaria a Rafah, città della Striscia di Gaza. L’immagine generata con l’intelligenza artificiale contente il celebre slogan, è diventata virale grazie a una valanga di repost a livello mondiale, generando un vero e proprio movimento di denuncia contro i conflitti in Palestina. A fronte di più di 50 milioni di condivisioni sulle storie Instagram, viene lecito domandarsi quanto reale sia il nostro impegno sociale. 

Quando il sostegno a una causa si basa su coinvolgimento superficiale e nessuna azione concreta, si parla di una forma di attivismo digitale detta slacktivism. Questo neologismo, coniato nei primi anni 2000, è composto da slack (pigro) e activism (attivismo). Tutte le volte in cui ci limitiamo a gesti simbolici quali condividere un hashtag, mettere un like a un post, firmare una petizione online senza informarci sull’argomento, non stiamo contribuendo davvero al cambiamento.

Uno studio su McMaster Undergraduate Journal of Social Psychology evidenzia che molti giovani mettono in atto forme di slacktivism perché spinti dalla ricerca di approvazione da parte dei coetanei e dal timore di rimanere socialmente esclusi.

“Mi Piace” non basta: come rendere l’impegno significativo

L’educazione digitale è la base per un attivismo social efficace e responsabile. Approfondire un tema leggendo articoli o visualizzando video consente di acquisire consapevolezza su una problematica e sulle potenziali soluzioni. Poiché il cambiamento richiede un impegno a lungo termine, occorre continuare ad aggiornarsi sugli sviluppi di una determinata campagna. Inoltre, di fronte a opinioni divergenti, è prezioso creare online un dibattito costruttivo e mai polemico.

Il coinvolgimento autentico va oltre il semplice like. Si basa su azioni mirate, come contattare i propri rappresentanti politici, unirsi a community di attivisti, partecipare a manifestazioni locali. Per citare l’attivista e scrittrice nigeriana Alexa Chukwumah nel suo discorso al TedxBrownU: “Il nostro attivismo non dovrebbe mai iniziare e finire su Internet”. 

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Giulia Polito

Multipotenziale e curiosa, seguo carriera in ambito scientifico, ma ho anche una passione per la scrittura e credo nel valore della divulgazione. Scrivo di tutto ciò che mi incuriosisce, soprattutto legato a società, innovazione, salute e benessere. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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