L’Europa è fra i principali contributori di aiuti umanitari al mondo: nel 2024 l’Unione Europea ha stanziato 1,8 miliardi di euro, un incremento significativo rispetto agli anni precedenti, dovuto all’intensificarsi di conflitti e disastri naturali in diverse parti del globo.
Come si articola l’aiuto umanitario da parte della Comunità internazionale e verso quali direzioni si rivolge l’impegno finanziario dell’Europa?
La risposta umanitaria alle crisi internazionali
Sono 300 milioni le persone nel mondo che nel 2024 hanno bisogno di assistenza e protezione umanitaria, indica l’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA). L’aggravarsi dei conflitti e delle emergenze climatiche ha innescato una crescente necessità di aiuti umanitari, portando ad un aumento del 4,8% degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) nel 2023, saliti a 223,7 miliardi di dollari, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Tuttavia, l’analisi OCSE rivela una diminuzione del 6,2% degli aiuti destinati ai rifugiati nei Paesi contributori, a causa delle crescenti difficoltà economiche che affliggono molti Paesi sviluppati. Cala anche l’aiuto finanziario “bilaterale” (quello dal Paese donatore alle istituzioni del Paese ricevente) da 14,45 a 13,51 miliardi di dollari; aumenta del 4,8%, invece, quello multilaterale (verso le Organizzazioni internazionali) che sale da 50 a oltre 52 miliardi.
Un sintomo delle difficoltà macro-economiche che investe anche la maggior parte dei Paesi più propensi all’aiuto umanitario.
Aiuti internazionali allo sviluppo: quali Paesi contribuiscono di più?
Tra i Paesi OCSE, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Norvegia e Svezia si distinguono per il loro impegno negli aiuti ai Paesi in via di sviluppo: investono lo 0,7% del proprio reddito nazionale lordo in linea con quanto richiesto dalle Nazioni Unite entro il 2030. L’Italia, invece, impegna risorse solo per lo 0,27% (circa 6 miliardi) del proprio reddito nazionale e si pone al 22° posto della classifica OCSE.
USA e Giappone restano fra i contributori forti: 66 miliardi l’uno e 19 miliardi l’altro, sebbene entrambi spendano rispettivamente solo lo 0,24 e lo 0,44 del proprio PIL; fra loro si posiziona l’UE che spende nell’aiuto allo sviluppo di altri Paesi ben 26,93 miliardi, erogati principalmente in forma di prestiti, mentre l’aiuto umanitario si attesta a 443 milioni di dollari.
Nel futuro però, è destinato ad aumentare.
Aiuto pubblico internazionale nel 2023 – Dati OCSE 2024
Gli aiuti umanitari dell’Europa: dai voli ponte alle scorte alimentari
In occasione della Giornata umanitaria mondiale celebrata dalle Nazioni Unite il 19 agosto di ogni anno, l’UE ha ribadito il proprio impegno umanitario nel mondo e ha annunciato lo stanziamento di ulteriori finanziamenti per oltre 7,7 miliardi di euro. Questi fondi sosterranno le organizzazioni umanitarie che operano in zone di conflitto e l’assistenza alle popolazioni colpite da disastri naturali oltre a promuovere progetti di adattamento ai cambiamenti climatici.
Parallelamente ai buoni risultati raggiunti dal volontariato europeo, anche lo sforzo umanitario targato UE ha raggiunto risultati promettenti: l’UE è attiva da 30 anni in 110 Paesi nel mondo in stretta collaborazione con ONU e ONG attraverso una propria rete di esperti umanitari impegnati nelle operazioni più disparate: dai voli ponte per gli aiuti umanitari sperimentati a Gaza all’impegno alimentare per le emergenze naturali (ad esempio per i terremoti in Turchia e Siria nel 2023). In Ucraina, ad esempio, l’UE ha portato 149.000 tonnellate di aiuti umanitari e ha permesso l’evacuazione di oltre 3.500 rifugiati ucraini negli ospedali di tutta Europa.
Dalla protezione umanitaria alla protezione degli operatori in zone di crisi
L’impegno umanitario europeo è sempre in evoluzione: l’UE ha lanciato un’iniziativa di protezione internazionale degli operatori umanitari, il Protect Aid Workers che assiste il personale vittima di attacchi o violenze svolgendo assistenza legale ed elargendo sovvenzioni finanziarie per oltre 240.000 euro. Questa protezione è sempre più urgente anche alla luce dei dati diffusi dall’Organizzazione internazionale NGO Safety Organisation (INSO) che nel 2023 ha registrato 60 episodi di rapimento per 146 operatori e operatrici di ONG in 15 Paesi del mondo.
Il progetto è solo una delle attività correlate di cui si compone l’aiuto umanitario europeo, che aspira a rappresentare un modello di protezione internazionale all’avanguardia e continuamente in aggiornamento grazie al Forum umanitario europeo che ogni anno riunisce 1.400 rappresentanti di tutta la comunità umanitaria provenienti dall’UE e da paesi terzi per cercare soluzioni di sviluppo il più possibile condivise.


