La Svezia, pioniera del welfare familiare, continua a migliorare il suo sistema. Con 480 giorni di congedo parentale, di cui i primi 390 pagati all’80%, i genitori svedesi, inclusi coppie Lgbtq+, adottivi e single, godono di un supporto eccezionale.
Dal primo luglio 2024 , una nuova legge permette di trasferire fino a 45 giorni di congedo ai nonni che aiutano a curare i neonati. Questo sottolinea ancora una volta come la Svezia continui a essere un modello di riferimento per il supporto alla famiglia e alla cura infantile.
I punti di forza del congedo parentale svedese
Nel 1974, la Svezia ha segnato una svolta storica diventando il primo paese al mondo a trasformare il congedo di maternità in congedo parentale, estendendo così ai padri la possibilità di interrompere il lavoro per occuparsi dei propri figli appena nati. Il congedo parentale svedese, infatti, è ampiamente riconosciuto per la sua struttura inclusiva e flessibile, che pone al centro il benessere della famiglia.
Questa distribuzione non solo promuove un maggiore equilibrio tra vita lavorativa e familiare, ma incoraggia anche una partecipazione più attiva dei padri nella cura dei figli, contribuendo così a ridurre le disuguaglianze di genere. Inoltre, il fatto che i primi 390 giorni siano retribuiti all’80% del salario garantisce un supporto economico significativo, permettendo alle famiglie di dedicare tempo alla crescita dei figli senza subire gravi perdite finanziarie.
La nuova legge, in vigore dal primo luglio, consente ai genitori di trasferire una parte del loro congedo parentale retribuito ai nonni, permettendo loro di prendersi cura dei nipoti per un massimo di tre mesi durante il primo anno di vita del bambino. In pratica, una coppia può trasferire fino a 45 giorni di congedo ai nonni, mentre un genitore single può cedere fino a 90 giorni. Una ricerca, pubblicata sulla rivista Population Studies – A Journal of Demography, conferma scientificamente che il sostegno dei nonni migliora la salute, in particolare, quella mentale delle madri single. Sono sempre di più, in tutto il mondo, le famiglie che si affidano regolarmente all’aiuto pratico dei nonni.
Il welfare italiano: un confronto con il modello svedese
Il sistema di welfare italiano si caratterizza per una rete di protezione sociale che, seppur solida, presenta alcune limitazioni rispetto ai modelli più avanzati in Europa. In Italia, le madri hanno diritto a un congedo obbligatorio di cinque mesi per ogni figlio, con il 100% dello stipendio garantito, mentre i padri possono usufruire di soli 10 giorni di congedo obbligatorio. Oltre a questo, entrambi i genitori hanno diritto a 10 mesi di permessi dal lavoro, continuativi o frazionati e con retribuzioni decrescenti, fruibili entro i primi 12 anni di vita del bambino o della bambina. Sebbene esista questa possibilità, però, l’accesso a questi benefici è spesso condizionato da ostacoli culturali e pratici.
Il modello svedese offre spunti significativi per migliorare il sistema di welfare italiano, soprattutto in termini di parità di genere e di supporto alla famiglia. L’Italia potrebbe beneficiare dell’introduzione di un congedo parentale più flessibile e generoso per entrambi i genitori, incoraggiando una partecipazione paritaria alla cura dei figli.
Inoltre, l’idea di permettere il trasferimento di parte del congedo ai nonni, come avviene in Svezia, potrebbe rappresentare una soluzione innovativa per sostenere le famiglie, favorendo il rientro al lavoro delle madri e rafforzando il ruolo dei nonni nella cura dei nipoti. Il contributo dei nonni, spesso invisibile nelle statistiche, è fondamentale per permettere ai genitori di lavorare, offrendo supporto materiale ed economico, soprattutto nelle situazioni di difficoltà.