California: "dal 2020 case ricaricabili"

I californiani ne hanno fatta un’altra delle loro. Ovvero una proposta seria per aiutare il Pianeta. Oltre ad aver approvato golosi incentivi per le rinnovabili e limiti più restrittivi in materia di emissioni auto ( gli USA hanno infatti un parco auto molto inquinante e limiti lontani da quelli europei), l’assolato Stato americano mette oggi mano agli immobili.

Infatti è in discussione una legge che propone di costruire case “ricaricabili”: la produzione di energia dell’edificio deve essere pari a quella consumata. Secondo la proposta di Lori Saldana, attualmente in discussione, dal 1 gennaio 2020 ogni casa del “Golden State” dovrà essere autosufficiente e autonoma in termini di elettricità. Gli effetti sarebbero positivi per il portafoglio – scordatevi la bolletta! – ma soprattutto per l’ambiente. Sono infatti pesanti le responsabilità del settore residenziale per quanto riguarda i gas clima-alteranti. L’inquinamento dato da raffrescamento e riscaldamento e dunque da tutto il settore edilizio è in Europa pari a circa il 40 per cento delle emissioni totali. In California invece il settore residenziale richiede il 30 per cento della domanda di energia elettrica.

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Il miglioramento proposto dalla normativa passerebbe attraverso innovazioni che possono migliorare l’efficienza energetica abbinate a tecnologie capaci di produrre energia. E’ dunque fondamentale migliorare l’isolamento termico degli edifici e ottimizzare i “ponti termici” – ovvero quelle parti di un abitazione come porte, finestre e tetti che sono capaci di far “scappare” dagli interni grandi quantità di calore o viceversa di far entrare afa e calura estiva. Questi interventi significano migliori serramenti o anche il “cappotto termico”, ovvero un rivestimento con pannelli coibentanti per le superfici dell’immobile.

Come ha più volte sottolineato il californiano Schwarzenegger, la svolta verde serve anche a migliorare la situazione occupazionale del territorio: “Avendo la possibilità di spendere meno in energia – sottolinea una ricerca firmata dall’Università di Berkeley che analizza le politiche di efficienza energetica intraprese dalla California all’indomani dello shock petrolifero del 1977 – i consumatori hanno destinato questi soldi alla domanda di beni diversi. Ma spostare un dollaro di spesa dall’elettricità ai generi alimentari significa sostenere rivenditori, grossisti, l’industria della trasformazione e il settore agricolo lungo una filiera molto più lunga e a maggiore intensità di manodopera”. In pratica nel giro di un trentennio la California e le sue politiche verdi hanno creato circa un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro a fronte dei 25mila persi. Mica male!

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