La ripresa delle manifestazioni, le origini e le richieste del movimento internazionale per l'ambiente
Il 9 ottobre, la prima volta dopo il lockdown, i ragazzi di Fridays for Future sono tornati nelle piazze di oltre 100 città italiane. "Nonostante la pandemia ci abbia mostrato i danni dell’attuale sistema economico e il potenziale devastante della crisi climatica, le persone al potere continuano a ignorarla o negarla". Queste le parole di apertura dell'invito allo Sciopero per il Clima di Fridays for Future a cui hanno risposto non solo i giovani delle scuole secondarie superiori, ma anche diverse associazioni come Legambiente, il WWF, la Comunità di Sant'Egidio, Exctinction Rebellion. Piazze eterogenee unite dall'urgenza di scuotere i governi affinché riducano le emissioni di CO2 e anche piazze virtuali dove lanciare campagne per il futuro del pianeta e per uscire dall'attuale crisi.

Il movimento è nato nell'agosto 2018 ad opera della quindicenne svedese Greta Thunberg. Il 9 settembre 2018 si sarebbero tenute le elezioni legislative in Svezia, così Greta ha deciso che ogni venerdì si sarebbe seduta di fronte al Parlamento per chiedere ai politici svedesi di ridurre le emissioni di anidride carbonica, così come previsto dagli accordi di Parigi. Ben presto altri studenti si sono uniti alla sua causa.

Con l'hashtag #FridaysforFuture è nato il movimento che coinvolge più di tredici milioni di giovani di 7.500 città e di tutti i continenti. Giovani che ogni venerdì hanno scioperato davanti ai Parlamenti delle proprie nazioni o ai Comuni delle proprie città per chiedere un’azione politica contro i cambiamenti climatici: l'uscita dal fossile nel 2050 e in Italia nel 2030. Le zero emissioni di CO2 permetterebbero di restare entro i +1,5 . . .

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