La FAO (Food and Agriculture Organization of the United Station) sostiene che l’acquacoltura – e cioè l’allevamento di organismi acquatici in ambienti confinati e controllati dall’uomo – sia una fondamentale opportunità per fornire risorse alimentari, considerando la costante riduzione degli stock ittici naturali, causata dalla pesca eccessiva.

Lo sviluppo e il miglioramento delle tecniche di allevamento sostenibile, oltre agli ecosistemi, garantirebbero beneficio non solo alle popolazioni occidentali, ma soprattutto ai paesi più poveri: assicurerebbero la tracciabilità del prodotto allevato e una maggiore sicurezza alimentare.

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Come funziona realmente l’acquacoltura

Le specie coltivate sono innumerevoli: molluschi, crostacei, pesci, rane e alghe. In base alla tipologia di allevamento viene suddivisa in: estensiva, intensiva e iperintensiva. In base all’ambiente in cui è collocata è suddivisa in: maricoltura (acqua salata), continentale di acqua calda e continentale di acqua fredda. Può essere pratica in ambienti naturali e in ambienti chiusi artificiali.

Partendo dal presupposto che tutte le produzioni alimentari impattano sugli ecosistemi naturali è necessario capire quali parametri differenziano l’acquacoltura sostenibile da quella tradizionale. Come afferma il biologo marino Alessandro Nicoletti, fondatore di Keep the Planet (una ONG ambientalista creata per supportare la conservazione della natura), esistono diversi parametri che contraddistinguono l’acquacoltura sostenibile.

I principali sono: il rapporto fish-in/fish-out, ovvero la quantità di pesce selvatico utilizzato per produrre un kg di pesce allevato; e l’immissione di sostanze chimiche e fisiche nell’ambiente (feci, medicinali e antiparassitari).

XII sessione del Sottocomitato COFI della FAO

Il Sottocomitato COFI è un organismo che fornisce consulenze e raccomandazioni in materia di acquacoltura ai governi, agli organismi e alle organizzazioni internazionali del settore. Nasce nel 2001 dal Comitato per la pesca della FAO (COFI) e fa parte di una visione più ampia del progetto Blue Transormation-Roadmap 2022-2030.

L’aumento della domanda a livello mondiale di alimenti acquatici ha fatto si che l’industria dell’acquacoltura abbia raggiunto nell’ultimo decennio notevoli progressi. La FAO stima che questo settore della produzione alimentare sia quello in più rapida crescita al mondo. Secondo Xinhua Yuan, vicedirettore della FAO per l’acquacoltura:

Nel 2021 il comparto ha contribuito per il 50 per cento della produzione totale di animali acquatici”.

Dal 16 al 19 maggio si è riunito a Hermosillo, in Messico, il Sottocomitato COFI per l’acquacoltura per la sua 12° sessione. I temi discussi hanno riguardato le sfide e le tendenze future per un comparto più sostenibile.

Sostenibilità alimentare negli ecosistemi acquatici

Grazie ai progressi dell’innovazione e della ricerca scientifica di tutto il mondo, il settore dell’acquacoltura ha raggiunto livelli di sostenibilità altissimi, con l’acquaponica e con l’approccio IMTA (Integrated Multi-Trophic Aquaculture). Queste policolture hanno portato allo sviluppo del concetto di economia circolare sostenibile, in cui nessun elemento viene buttato.

Alcuni esempi in tal senso sono: il Parco Naturale e Giardino Botanico in Acquaponica EZEN a Lecce, che promuove un progetto sociale innovativo per l’inclusione di soggetti con disabilità in un territorio che offre loro scarse possibilità lavorative; l’Orto di Nemo, una fattoria subacquea a Noli, che produce basilico e lattuga a 6/8 metri di profondità; o ancora il progetto ASmar a Manfredonia (Fg), finanziato dalla Regione Puglia e dall’Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione (ARTI) con il Dipartimento di Biologia dell’Università “Aldo Moro” di Bari, che ha integrato la produzione di spugne marine con l’allevamento ittico.

Progetti, attività e cooperazione scientifica dell’allevamento del futuro

Nonostante ci siano opinioni divergenti in merito, la TOF (The Ocean Foundation, una fondazione comunitaria che si occupa di tematiche legate agli oceani) afferma che: “L’acquacoltura sostenibile potrebbe essere la chiave per nutrire la nostra popolazione in crescita”. Infatti, dalla partnership tra FAO e Istituzioni, Università e Governi di diverse nazionalità e continenti sono state messe in atto attività, progetti e cooperazioni che hanno portato a risultati positivi nell’ambito della pesca sostenibile.

Per esempio: il CAFS (Accademia Cinese delle scienze della pesca) e l’Agenzia dell’ONU nel 2022 hanno avviato il GSAAP, un partenariato globale per il progresso dell’acquacoltura sostenibile costituito da paesi dell’Asia, dell’Europa, dell’America e dell’Oceania. Lo scopo è la condivisione di progetti tecnologici, risultati di ricerche e divulgazione di modelli di successo in chiave green.

Un altro esempio di risultato positivo è lo Zambia Aquaculture Enterprise Development Project (ZAEDP) – un progetto sviluppato dalla FAO insieme alla Banca africana di sviluppo e il governo della Repubblica dello Zambia. L’obiettivo è quello di promuovere e radicare la sostenibilità dell’acquacoltura nei paesi in cui gli alimenti acquatici sono l’unico mezzo per accedere alle proteine animali.

Non sappiamo ancora se l’acquacoltura sostenibile possa davvero essere una soluzione vincente nel lungo termine, ma è certo che la ricerca e l’innovazione intendono scommetterci e che vedremo sempre più progetti, sempre più sostenibili.

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Marco Russo

Laureato in Scienze, Culture e Politiche della Gastronomia seguo e studio il mondo dell'agroalimentare e dell'enogastronomia. Aspirante giornalista pubblicista tratto inoltre temi legati all'attualità, all'arte e allo sport. Seguo il corso di giornalismo dell'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.

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