La conservazione della biodiversità e il restauro degli habitat in risposta ai cambiamenti climatici sono obiettivi prioritari dell’Unione Europea e dei Paesi membri, che richiedono cooperazione tra scienziati, amministratori, organizzazioni ambientali e comunità locali. I corridoi ecologici, connessioni lineari che collegano aree protette, habitat ed ecosistemi per favorire lo spostamento di specie vegetali e animali attraverso paesaggi frammentati o disturbati dall’attività umana, nascono proprio per preservare la biodiversità e la sopravvivenza delle specie.

Corridoi ecologici in Italia ed Europa

In Italia e in Europa sono nati corridoi ecologici e reti di connessione ecologica istituite per favorire la conservazione della biodiversità e il movimento delle specie attraverso il paesaggio. Il corridoio appenninico segue la catena montuosa collegando habitat naturali da nord a sud, favorendo la migrazione di specie come il lupo, l’orso e di diverse specie di uccelli. Quello alpino è vitale per la sopravvivenza di camosci, stambecchi e marmotte e il corridoio del Po si sviluppa lungo il corso del fiume e le sue zone umide permettendo la conservazione di specie acquatiche e uccelli migratori. I corridoi costieri (adriatico, tirrenico e ionico) collegano diverse aree protette costiere e habitat di acqua salata e dolce.

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A livello europeo, tra le reti ecologiche di conservazione della biodiversità più ampie al mondo ricordiamo Natura 2000. Comprende siti designati come Zone di Conservazione Speciale (ZCS) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), che coprono una vasta gamma di habitat e ospitano specie rare e minacciate. Il Pan-European Ecological Network (PEEN) è invece una rete di corridoi ecologici che mira a collegare gli habitat naturali attraverso aree protette e territori gestiti in modo sostenibile. È un’iniziativa dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e promuove la connettività tra i diversi ecosistemi del continente.

Come nasce un corridoio ecologico?

Si inizia con l’identificazione delle aree chiave da collegare, che possono includere parchi nazionali, riserve naturali, habitat critici, zone umide, corsi d’acqua e altre zone di importanza ecologica. Gli esperti considerano la biodiversità, le esigenze delle specie, la struttura del paesaggio e altre caratteristiche ambientali per determinare quali aree dovrebbero essere incluse nel corridoio. Conducono un’analisi approfondita del paesaggio circostante per valutare la connettività esistente e potenziale tra le diverse aree. Vengono identificati ostacoli come strade trafficate, aree urbane o agricole, che potrebbero interferire con il movimento delle specie. Il passo successivo consiste nel pianificare la creazione di una connessione tra le aree identificate e questo potrebbe comportare la progettazione di corridoi verdi, corridoi fluviali o altre strutture che agevolino il movimento delle specie attraverso il paesaggio.

È fondamentale coinvolgere le autorità locali, le organizzazioni ambientali, i proprietari terrieri, le comunità e altre parti interessate nel processo di pianificazione. In alcuni casi, potrebbe essere necessario acquisire terreni privati o negoziare accordi di collaborazione con i proprietari per realizzare il corridoio ecologico. Questo può richiedere risorse finanziarie, tempo e sforzi di negoziazione.

Una volta istituito il corridoio ecologico, bisogna adottare misure per ripristinare e gestire gli habitat lungo il corridoio. Tra queste, la piantumazione di alberi, la creazione di zone umide e la gestione delle infestanti invasive. Il corridoio ecologico deve essere monitorato costantemente per valutare l’efficacia delle misure adottate e apportare eventuali aggiustamenti in base all’evoluzione delle condizioni ambientali e alle esigenze delle specie.

 

Dove nascono i corridoi ecologici?

I corridoi ecologici possono nascere in diversi contesti geografici e ambientali, a seconda delle esigenze di conservazione delle specie e delle caratteristiche del paesaggio. Oltre a formarsi nelle aree protette, negli habitat critici, nelle aree ripristinate e nelle zone di transizione, nascono nelle zone urbane per collegare parchi, riserve naturali e altre aree verdi, aiutando le specie a spostarsi attraverso l’ambiente frammentato, riducendo l’isolamento delle popolazioni e promuovendo la biodiversità urbana. Nascono nelle regioni rurali e agricole per collegare habitat naturali e agricoli, contribuendo a bilanciare esigenze produttive con quelle della conservazione della biodiversità.

La creazione di corridoi ecologici richiede un approccio multidisciplinare che unisce la pianificazione spaziale, la biologia della conservazione, la gestione del territorio e la partecipazione della comunità. È un processo impegnativo ma essenziale per garantire la sopravvivenza delle specie nelle aree fortemente influenzate dall’attività umana. La nature restoration law potrebbe rivelarsi uno strumento molto utile per il raggiungimento di questi obiettivi.

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Mariarita Persichetti

Laureata in Management con una tesi in marketing territoriale. Viaggio, scrivo, fotografo e degusto formaggi. Su Buonenotizie.it parlo di progetti sostenibili e innovativi nel turismo, cultura gastronomica e mondo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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