Le fonti di energia pulita nel mondo crescono sempre di più. A rivelarlo è IRENA, l’agenzia internazionale per le rinnovabili, che nel suo report annuale traccia una linea della strada percorsa e di quella futura per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU. Con un tasso di crescita del 15,1% rispetto al 2023, il 2024 è stato l’anno in cui si è più investito nelle fonti di energia rinnovabili. Un record annuale assoluto. Un traguardo raggiunto grazie alle politiche che più o meno ogni Paese della Terra sta compiendo al riguardo, supportato dalla crescente attenzione al tema da parte della popolazione.
Tuttavia, sottolinea lo stesso report, sarebbe un errore rallentare proprio ora. Le criticità da sciogliere per i raggiungimento degli obiettivi, ossia quello della “decarbonizzazione” parziale entro il 2030, per poi annullare ogni dipendenza dalle fonti fossili entro il 2050, sono ancora tante e i passi in avanti sono ancora troppo lenti, considerando che tutti i Paesi vanno nella stessa direzione, ma a diverse velocità.
Qual è la situazione delle fonti di energia rinnovabili nel mondo?
La buona notizia è che la maggior parte dei Paesi industrializzati e quelli in più rapida crescita, definiti G20+, che da soli consumano il 90% del fabbisogno energetico mondiale, hanno tutti iniziato, da 10 anni a questa parte, a investire in fonti di energia rinnovabili.
Secondo il rapporto “Statistiche 2025 sulla capacità rinnovabile“, stilato annualmente da IRENA, nel 2024 l’incremento di energia derivato da fonti rinnovabili è stato del 15,1%, superando l’incremento record del 2023 fermo al 14% circa. A questo valore aggiunto i Paesi G20+ hanno contribuito per la quasi totalità, il 96%.
Degno di nota è il fatto che dal 2015 l’incremento mondiale è stato del 140% circa, come dimostra la costante parabola ascendente. Tuttavia, avverte IRENA, il traguardo è ancora lontano. Per raggiungere l’obiettivo di triplicare la capacità rinnovabile mondiale entro il 2030, come sancito durante il COP28, l’assemblea delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è svolta a fine 2023 a Dubai, l’efficienza energetica deve crescere del 16,6% ogni anno fino a quella data.
Ostacoli al raggiungimento dell’obiettivo 2030
La differenza di velocità di crescita dei diversi Paesi può rappresentare un ostacolo a questo obiettivo. È chiaro che non tutti i Paesi possono contribuire allo stesso modo per i costi che implica la transizione energetica. L’auspicio delle organizzazioni mondiali è che i Paesi più industrializzati facciano di più per colmare il gap.
Inoltre c’è da tenere presente che aumentare la capacità di energia da fonti rinnovabili non significa automaticamente sostituire energia pulita alle fonti fossili.
Sebbene sia vero che la Cina abbia aumentato le proprie fonti di energia rinnovabili di oltre il 25% nello scorso anno e contribuito all’incremento della capacità energetica mondiale del 2024 per il 64%, è altrettanto vero che non stia facendo molto per “decarbonizzarsi”. Anzi, più che mai dipendente dai combustibili fossili per alimentare le sue fabbriche energivore, sta investendo principalmente per accrescere il potenziale energetico necessario alla sua industria.
Altro discorso vale per l’Europa. Sebbene abbia contribuito ad accrescere la capacità mondiale solo per il 14%, l’Unione europea nel 2024 ha annunciato di aver superato l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili a scapito di quelle fossili. La sua marcia verso l’indipendenza energetica dai fossili è dovuta principalmente alla situazione economica e geopolitica che stanno affrontando i Paesi membri, che rende difficile in tempi rapidi mettere in pratica le politiche europee sulla sostenibilità, definite “Green Deal“.
Fra questi Paesi c’è l’Italia che, nonostante le rimostranze verso Bruxelles, sta investendo molto. La società italiana responsabile della distribuzione della rete elettrica nazionale, Terna, lo scorso dicembre ha dichiarato che ha potuto soddisfare il 41,2% del fabbisogno nazionale con fonti di energia rinnovabili. Una crescita rispetto al 2023 e un record annuale assoluto.
I benefici della transizione energetica
È una transizione energetica, questa, ancora troppo lenta, ma costante e irreversibile. L’indipendenza da fonti di energia fossile influirà sulla sicurezza e sui prezzi dell’energia, non dovendo, come nel caso dell’Italia, acquistare le materie prime da altri Paesi. Un passo in più è rappresentato dalle prospettive derivanti dalla diversificazione delle fonti energetiche.
Le bollette sarebbero meno care, quindi, e meno variabili. Anche a livello economico si aprirebbero nuove prospettive. Nuove tecnologie richiedono nuove competenze ma anche nuove aziende e nuovi lavoratori. Il tutto pur di avere un pianeta Terra un po’ più “sano”.

