Dalla Conferenza ONU sull’Oceano (UNOC) parte la dichiarazione congiunta firmata da 95 Paesi di porre fine a quello che viene definito il “flagello dell’inquinamento da plastica”. L’appello si rivolge alla Conferenza di Ginevra del INC-5.2 (il Comitato intergovernativo di negoziazione) sul Trattato internazionale per la messa al bando delle plastiche e delle sostanze chimiche più dannose. La Conferenza è prevista dal 5 al 14 agosto 2025 a Ginevra e sarà la quinta sessione dei negoziati.
Lavorare sul futuro dell’ Oceano significa affrontare una delle più grandi emergenze ambientali che lo minaccia: la plastica. L’inquinamento da plastica rappresenta da anni una delle più importanti sfide ambientali globali, una problematica che richiede risposte coordinate a livello globale.
Quando parte il negoziato sul trattato anti-plastica
Per affrontare questa emergenza, nel marzo 2022 l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEA) ha istituito un Comitato intergovernativo di negoziazione con l’obiettivo di sviluppare uno strumento giuridicamente vincolante. Il mandato della risoluzione n. 5/14 approvata nel marzo 2022 dall’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEA-5.2) chiede di convocare un Comitato intergovernativo di negoziazione (INC) per sviluppare uno “strumento internazionale giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica, anche nell’ambiente marino“. Un trattato sulla plastica basato su un approccio globale che affronti l’intero ciclo di vita dei polimeri, compresa la produzione, la progettazione e lo smaltimento. L’INC ha iniziato i suoi lavori nella seconda metà del 2022, con l’intenzione di completare i negoziati entro la fine del 2024 a Busan in Corea del Sud. Le delegazioni di 178 Paesi non sono riuscite a superare le divisioni, hanno definito un quinta sessione negoziale per agosto 2025 .
I punti chiave che dovranno affrontare alla Conferenza di Ginevra
I punti chiave da discutere: accordarsi su un obiettivo globale di riduzione della produzione e del consumo di polimeri plastici primari. Introdurre l’obbligo giuridicamente vincolante per eliminare gradualmente i prodotti di plastica più problematici e le sostanze chimiche e si chiede anche di elaborare un elenco mondiale di tali prodotti e sostanze. Migliorare la progettazione dei prodotti di plastica per garantire un impatto ambientale minimo e la tutela della salute umana. Dotarsi poi di un meccanismo finanziario che sostenga l’attuazione del trattato. Il trattato dovrà contenere dei meccanismi elastici per adattarsi ai cambiamenti ed alle nuove conoscenze tecnologiche.
Le diverse posizioni da avvicinare per raggiungere l’accordo sul trattato anti-plastica
Le posizioni dei Paesi partecipanti al tavolo negoziale sono divergenti e riflettono interessi economici e strategie di sviluppo differenti. Gli Stati Uniti sostengono l’opzione che privilegia standard minimi per la progettazione e le prestazioni dei prodotti in plastica. Al momento l’amministrazione Trump ancora non si è espressa direttamente ma con un gesto simbolico ha revocato la norma dell’amministrazione Biden che puntava ad eliminare la plastica monouso nella amministrazione federale entro il 2035.
Il gruppo composto da: Cina, Russia, Iran e Arabia Saudita vogliono un approccio più “realistico” incentrato sulla gestione dei rifiuti di plastica piuttosto che sulla limitazione della produzione. Questi Paesi sono tra i maggiori produttori di petrolio a livello mondiale. Essi mirano che il trattato supporti i Paesi in via di sviluppo attraverso finanziamenti e trasferimento tecnologico solo per la “riduzione dell’inquinamento da plastica”.
La Coalizione composta da Unione europea, Australia, Canada, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti, vuole raggiungere l’obiettivo di un trattato che ponga fine all’inquinamento da plastica entro il 2040. Questo gruppo promuove l’adozione di obblighi vincolanti per “limitare il consumo e la produzione di plastica”. Il gruppo ha tra le priorità: l’eliminazione delle “plastiche problematiche”, lo sviluppo di criteri di sostenibilità globali e il supporto tecnico-finanziario ai Paesi in via di sviluppo.
Il Brasile e il Gruppo dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi si dichiarano aperti all’implementazione di misure di restrizione della produzione, a patto che siano accompagnate da schemi di eliminazione graduale e transizione dalla plastica.
Gli ultimi accordi Onu sull’Oceano da cui ripartire
La Conferenza Onu sull’Oceano di Nizza 2025 ha scelto come parole chiave: “Our ocean, our future: united for urgent action” per ribadire l’obiettivo di proteggere il 30% degli oceani e della terra-ferma entro il 2030, come sostiene l’Accordo sulla biodiversità di Kunming-Montreal. Dagli studi scientifici degli ultimi anni si è compreso come la piena attuazione di soluzioni climatiche finalizzate sull’Oceano potrebbero ridurre il “divario delle emissioni” del 35%, entro il 2050.
Il trattato sull’Alto mare approvato nel 2023 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha l’obiettivo di proteggere la biodiversità marina nelle acque internazionali, ossia quelle che si trovano oltre le 200 miglia nautiche dalla costa e che non rientrano nella giurisdizione di un singolo Stato. Il trattato per entrare in vigore doveva essere ratificato da almeno sessanta Paesi. Durante l’ultima Conferenza Onu sull’Oceano il numero dei Paesi è salito a cinquanta mentre un’altra dozzina di Paese ha accettato di ratificarlo entro la fine dell’anno, redendolo operativo. Secondo il segretario generale ONU Antonio Guterres: “Il trattato sull’Alto mare è una vittoria del multilateralismo e degli sforzi mondiali per contrastare le pratiche distruttrici che minacciano la salute degli oceani”.
La Conferenza di Ginevra potrà essere un’ulteriore passo importante purché i Paesi Parte sapranno trovare un accordo realistico ed efficace per ridurre l’inquinamento da Plastica nei nostri Oceani.