L’Italia ha festeggiato la sedicesima giornata nazionale del Braille. La lingua in rilievo permette alle persone non vedenti di accedere a contenuti scritti, di conoscere e generare conoscenza anche grazie all’opera di musei e biblioteche dedicate. La data del 21 febbraio è stata scelta perché coincide con la Giornata mondiale della difesa dell’identità linguistica.

I numeri nel mondo

In Italia ci sono circa 360.000 ciechi e oltre 1,5 milioni di ipovedenti. Attualmente però solo il 25% degli ipovedenti e non vedenti conosce il Braille: molti di loro infatti utilizzano altri strumenti come la sintesi vocale o i caratteri ingranditi. L’età degli ipovedenti è in genere avanzata: oltre il 60% hanno raggiunto i 50 anni. Proprio l’invecchiamento della popolazione contribuirà secondo le stime a un incremento di circa il 25% dei non vedenti entro il decennio. Un fenomeno in crescita quindi che già oggi nel mondo riguarda oltre 250 milioni di persone con disabilità visiva.

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Come funziona il Braille

Il Braille è un sistema tattile per la lettura e la scrittura basato su matrice di 6 punti, disposti su 3 righe e 2 colonne. Sono 26 le combinazioni possibili per definire una lettera o un simbolo. L’alfabeto ne contempla 64 tra lettere, cifre e segni di punteggiatura. La semplificazione a sei punti ha permesso inoltre che con un singolo tocco del dito si potesse coprire l’intera matrice e capire immediatamente quale fosse il simbolo rappresentato.

Louis Braille: l’inventore che dà nome al museo milanese

Un’invenzione che dobbiamo a Louis Braille. Francese, nasce a Coupvray nel 1809, per la precisione il 4 gennaio, giorno in cui ricorre il Word Braille day. Divenuto cieco a seguito di un incidente nel laboratorio di selleria del padre (la ferita all’occhio sinistro si estende per un’infezione), elabora il codice prendendo spunto da un codice militare usato per trasmettere i dispacci notturni. Porta l’alfabeto utilizzato dai militari, in 12 segni distinti, alla semplificazione di soli 6 simboli.

La sfida del digitale

Il codice Braille si è recentemente rinnovato, a seguito della rivoluzione digitale. Il sistema a sei punti è passato a otto per integrare i simboli legati al mondo informatico. Quest’evoluzione ha reso possibile la creazione dei 256 caratteri del codice informatico Ascii, garantendo così alle persone non vedenti il diritto fondamentale all’alfabetizzazione digitale. La versatilità del codice Braille consente la lettura degli oltre 8oo dialetti e lingue che lo utilizzano nel mondo.

L’istituto dei ciechi di Milano

Il museo, facente parte dell’istituto dei ciechi del capoluogo lombardo, è attivo dal 1840. Il codice Braille viene adottato nel 1864 dall’Istituto, in sostituzione dei caratteri a rilievo, metodo allora in uso in tutte le scuole. L’Istituto, compresa la portata rivoluzionaria del nuovo alfabeto, ne promosse la diffusione, dotandosi di un laboratorio tipografico specializzato in pubblicazioni musicali, e sostenendo l’invenzione e il miglioramento di strumenti che agevolassero i non vedenti nella scrittura Braille.

La collezione Braille

Nel 2009 Regione Lombardia assegna il riconoscimento di “Raccolta museale” alla collezione Louis Braille. Il museo espone centinaia di opere d’arte, dipinti e sculture collezionati grazie a donazioni e lasciti. A questi si aggiungono ausili didattici, libri, fotografie, che nel corso dei secoli ne riflettono l’opera educativa e assistenziale. Un museo che racconta quindi la storia dei metodi di scrittura, di lettura e dei sussidi didattici utilizzati nello studio e per l’apprendimento degli studenti ciechi e ipovedenti.

Una biblioteca specializzata

In Italia anche alcune biblioteche si sono specializzate in testi in Braille. Ad esempio, la Biblioteca Italiana per i Ciechi Regina Margherita, fondata a Genova nel 1928 e trasferita a Monza nel 1943. Si è da sempre contraddistinta come centro stampa al servizio dei lettori ipovedenti o ciechi. La biblioteca conta oggi tra i 40mila e i 50mila volumi in Braille in una sede di più di 2mila metri quadrati. Il Braille infatti ha il limite di non poter essere modificato nelle dimensioni. La versione in braille de I Promessi sposi conta per esempio 12 volumi da 200 pagine l’uno.

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Davide Scorza

Davide Scorza, educatore in servizi dedicati ai giovani e allo sviluppo di comunità. Curioso delle potenzialità di applicazione dei media in ambito sociale. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista.

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