Nicolò Govoni è cofondatore e CEO di Still I Rise, un’organizzazione umanitaria che si propone di fornire un’istruzione di alto livello ai bambini profughi di tutto il mondo, e agisce per cambiare il modo di fare scuola anche nei Paesi sviluppati.

Da giovanissimo, dopo un’esperienza in India in un orfanotrofio, decide di intraprendere questa difficile strada. Nel 2018 apre la prima Scuola di Emergenza e Riabilitazione a Samos, in Grecia,  grazie alle donazioni di cittadini privati e anche attraverso i proventi della vendita dei libri che raccontano la sua esperienza. In Kenya Still I Rise ha aperto la prima Scuola Internazionale per Bambini Profughi al mondo, e pochi giorni fa la sua quinta scuola in Yemen.

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Still I Rise Edizioni e il nuovo libro di Nicolò Govoni, “Altrove”

Oltre al recente traguardo della scuola in Yemen, con il tuo nuovo libro “Altrove”, in uscita il 24 novembre, hai scritto il primo titolo per il vostro marchio editoriale, che finanzierà la vostra attività tramite pubblicazioni di altri scrittori. 

“È un momento elettrizzante per noi e per me, dopo 5 libri con Rizzoli, per pubblicare come voce fuori dal coro libri che altre realtà non pubblicherebbero. Abbiamo la possibilità di dar voce a scrittori dei Paesi in cui operiamo, o ai bambini nelle nostre scuole. Inoltre, se fino ad oggi potevo donare i miei diritti d’autore a Still I Rise fino all’11%, per via delle regole vigenti nell’editoria, ora possiamo donare una percentuale alta del prezzo di copertina”.

Perché la scelta di scrivere un romanzo giallo ambientato a Cremona?  Il romanzo verte su un mistero ma è permeato di discriminazioni, silenziose o plateali, verso gli emigrati dal Sud Italia o dal resto del mondo. Perché questa mistura di elementi?

“Il progetto è stata un’idea mia ed è un rischio di grande portata. Ma come individuo sono aperto al rischio calcolato, e tentare qualcosa di nuovo non mi spaventa mai. Oltre che un attivista, sono anche uno scrittore e come tale volevo addentrarmi in reami inesplorati. Dato che è già una pazzia, perché non rischiare il tutto per tutto? Il genere giallo è solo un pretesto. Parte da un fatto di sangue che strazia Cremona, la mia città natale, e diventa un dramma familiare su come la cittadina reagisce al lutto inspiegabile e inaccettabile e come si esprima in modi molto oscuri nell’essere umano. È anche un romanzo di denuncia. Parla di un’integrazione fragile, precaria, elementi presenti in molti centri urbani in Italia”.

Aprire scuole per i bambini profughi a volte è una sfida contro il mondo

Nelle tue scuole sono presenti persone con disabilità? 

“Parlo spesso della scuola in Kenya perché è il nostro cavallo di battaglia, ma abbiamo anche scuole di emergenza che si occupano di realtà molto più precarie del Kenya, che ha dei problemi ma è uno Stato stabile. Abbiamo in Kenya disturbi da ADHD, in Yemen amputazioni e in Congo bambini vittime di abusi molto efferati. Traumi così profondi possono essere classificati come disabilità. In Kenya abbiamo un team intero di supporto,  formato da psicologi, che assistono non solo il bambino ma la famiglia estesa perché il benessere del bambino non può prescindere dall’ambiente domestico. Purtroppo non è sempre possibile, ma facciamo del nostro meglio”.

Sei in generale molto critico, sia verso le organizzazioni di volontariato occidentali, che promuovono il volonturismo, sia verso i governi dei Paesi di primo approdo. Hai scritto un libro sugli abusi del governo greco prima di aprire la vostra scuola a Samos. Hai avuto problemi per questo? In generale, come ti interfacci con i governi, specialmente in realtà problematiche e instabili come il Congo?

“Still I Rise è fondata su un precetto di indipendenza. Dal punto di vista economico non accettiamo fondi da governi o multinazionali che non passano il check del nostro codice etico. Questo non è un atteggiamento prevenuto ma parte da un’esperienza. Prima di Samos provammo ad aprire una scuola in Turchia per aiutare i bambini profughi del conflitto dello Yemen, avendo visto corruzione, indolenza, ipocrisia a livello strutturale e personale di molti operatori. Still I Rise nasce da questo perché eravamo impossibilitati a fare denuncia, perciò è partita come opposizione.

Dobbiamo sempre collaborare con i governi perché siamo in regola con quello che facciamo, ma non devono eccedere nel supporto al di là di quello che gli compete. La Turchia doveva essere la prima Scuola Internazionale e pensavamo, ingenuamente, che si trattasse di un Paese semplice in cui operare. Abbiamo trovato una realtà complessa che considera l’educazione materia di sicurezza nazionale. Ci siamo presentati per identificarci, e ci siamo ritrovati in condizioni difficili di ricatti, minacce e richieste di tangenti dal municipio di Istanbul. Questo ha definito chi saremmo diventati, perché allora il bivio era ancora molto sfumato. Piegarci, ricevere dei fondi, o abbandonare, ammettere la sconfitta, che per una realtà appena nata era un rischio. Se il primo passo lo fai ed è falso potrebbe segnare la tua fine.

Abbiamo ammesso e raccontato con onestà quello che ci è successo. Dal punto di vista personale ed emotivo è stato un periodo difficile, ma professionalmente il più prezioso. Se non avessimo fallito in Turchia avremmo poi fallito in tutti gli altri posti in cui abbiamo aperto delle scuole. Non siamo bellicosi a meno che non ci sia qualcosa per cui prendere posizione. Siamo in disallineamento formale, siamo operativi, non c’è niente di politico o filosofico”.

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Giovanni D'Auria

Laureato in Lettere Moderne, ha da poco iniziato un percorso formativo per diventare pubblicista con diventaregiornalista.it.

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