Per Buonenotizie.it l’intervista alla scrittrice kurda Gulala Salih: un esempio di integrazione e resilienza in Italia. Nello specifico, Gulala lavora su territorio italiano a supporto delle tante donne che trovano spazio nella nostra società. È autrice del libro “Identità sospese“: il progetto che la porta ad inseguire il proprio destino, aiutare e supportare ragazze di diversa provenienza.

Attraverso il dossier Openpolis “Il doppio ostacolo delle donne straniere nel percorso di imprenditorialità e come si evidenzia nell’ultimo report IDOS, da oltre mezzo secolo le donne sono protagoniste del fenomeno di integrazione in Italia. Basti pensare che fin dagli anni Settanta la maggior parte di loro si è realizzata, ha trovato lavoro e studiato, stimolata da fattori socio-economici. L’integrazione in Italia evidenzia una realtà composta da persone dinamiche, autonome e protagoniste del proprio percorso.

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Gulala: fare rete per migliorarsi a vicenda

Gulala è nata nel Kurdistan iracheno. Nel 1999 è scappata dal regime, giungendo in Italia. Oggi vive a Salzano, in provincia di Venezia, è mamma, scrittrice e attivista.

«Da quando sono arrivata in Italia ed ho avuto la possibilità di fare rete ne ho approfittato per aiutare gli altri racconta GulalaGrazie al mio passato in Kurdistan ricevo quotidianamente la spinta per andare avanti nel mio progetto legato ai diritti umani. Lavoro ogni giorno con persone provenienti da Paesi differenti, che hanno storie da raccontare e la voglia di integrarsi nella realtà che le ospita. Fare rete è il mezzo per aiutare e farsi conoscere».

Integrazione in Italia: i fattori legati all’identità sospesa

Il fattore di integrazione pone dei quesiti in particolare sul tema della propria identità. Si sviluppa un’appartenenza legata sia alla società ospitante, sia al Paese di origine. Provocando una difficile collocazione che può essere definita una vera e propria crisi identitaria. Questo fenomeno equivale all’impossibilità di sentirsi completamente parte di una collettività.

«Il libro da me scritto – spiega Gulala –  dona coraggio alle persone che lo leggono: perché malgrado tutte le difficoltà che possono incontrare, l’integrazione è possibile. Spero che il mio progetto possa essere accolto da entrambi i sessi e aprire nuove vie. Il libro è stato pubblicato in un linguaggio molto semplice e fluido: uno stimolo anche per i lettori che non sono madrelingua italiani».

UDIK: Unione Donne Italiane e Kurde

Gulala ha realizzato numerosi progetti, in particolar modo in Veneto. Fin dal suo arrivo in Italia si è impegnata nel campo sociale e nel volontariato per sensibilizzare sulla situazione del Kurdistan. Attualmente è mediatrice culturale e dà sostegno a tutti coloro che devono relazionarsi con le istituzioni in Italia e a chi cerca nuove opportunità.

«Sono referente per il progetto UDIK, Unione Donne Italiane e Kurde – continua Gulala – sono convinta che il livello di civiltà di un Paese moderno si misuri anche sulla capacità di riconoscere e favorire le pari opportunità nell’ambito delle differenze dei ruoli: la donna è una risorsa umana ed economica senza la quale nessuna società può far progressi e quindi UDIK nasce dall’incontro di un gruppo di donne che operano in diversi ambiti, aree geografiche e culture. Abbiamo in comune fondamentali come dignità, libertà, uguaglianza e fratellanza. Il mio obiettivo è quindi quello di aiutare nel processo di integrazione tutti coloro che arrivano in Italia per farli sentire a casa. Per me l’Italia è questo: una nuova, meravigliosa casa, in cui far crescere i miei figli, senza però dimenticare il legame con il mio Kurdistan».

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Vincent Truppo

Tra i miei focus principali, abbattere gli stereotipi che talvolta non danno la possibilità di conoscere realmente chi ci circonda, la definizione del termine stereotipo rappresenta appieno il mio lavoro. Con enorme piacere collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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