In un’Italia ancora poco abituata a parlare di autonomia delle persone con disabilità intellettiva, il progetto “Andiamo a vivere da sole” rappresenta una rivoluzione concreta.

Nato per accompagnare le giovani donne con Sindrome di Down in un percorso di emancipazione e crescita personale, il programma offre un’esperienza di vita condivisa, all’interno di appartamenti protetti ma veri, dove si impara a gestire la quotidianità, a costruire relazioni paritarie e, soprattutto, a diventare indipendenti. Segui il progetto e la storia di Giorgia.

Un nuovo modo di pensare l’autonomia andare oltre la Sindrome di Down

La Sindrome di Down è una condizione genetica che comporta disabilità cognitive e fisiche di grado variabile. Troppo spesso, le persone che ne sono affette vengono viste unicamente come “eternamente bisognose” o “da proteggere”, rimanendo escluse da esperienze di autodeterminazione. “Andiamo a vivere da sole” nasce per ribaltare questa narrazione: non si tratta solo di “assistere”, ma di abilitare, passo dopo passo, un’autonomia reale.

Il progetto è realizzato in co-progettazione con il Comune di Modena e con il contributo di Fondazione di Modena: ha lo scopo di portare persone con disabilità all’indipendenza e al co-housing ed è il primo progetto 21 Up Street. Le ragazze vivono in piccoli gruppi in appartamenti affittati per il progetto, con il supporto di educatrici professioniste e, gradualmente, sempre meno presenza assistenziale. Qui imparano a fare la spesa, cucinare, gestire il budget, lavarsi i vestiti, prendere i mezzi pubblici. Soprattutto, imparano a scegliere: cosa mangiare, come vestirsi, chi frequentare.

La Sindrome di Down e i progetti per diventare indipendenti

Abbiamo incontrato Giorgia, 28 anni, che ha partecipato al progetto pilota a Modena. «Per me vivere da sola significa essere grande – spiega Giorgia – Fare le cose da me. All’inizio avevo paura di bruciare la pasta o dimenticare la spesa. Ma poi ho imparato. Adesso preparo il mio caffè la mattina, e faccio anche la lista della spesa».

Il progetto è supervisionato d professionisti che aiutano le ragazze durante il percorso. Le ragazze pagano l’affitto, fanno la spesa e diventano autonome. La mamma di Giorgia ha spiegato che all’inizio avevano timore che la ragazza si sentisse sola, ma dopo qualche giorno, Giorgia e le sue amiche sono diventate più sicure e progettano il futuro insieme. 

«Sono felice di stare con le mie amiche – continua Giorgia – parliamo tanto e ci aiutiamo. A volte litighiamo, ma poi facciamo pace. Come sorelle. Abbiamo fatto anche una festa e ho invitato i miei amici. Per il futuro vorrei lavorare in un negozio di vestiti. E magari vivere davvero da sola. Proprio da sola, con le chiavi di casa».

Il ruolo delle famiglie e degli operatori

Il progetto coinvolge attivamente le famiglie, che spesso faticano a lasciar andare le figlie per paura che “non ce la facciano”. Ma i risultati sorprendono anche i genitori più scettici. Dopo mesi di convivenza, molte ragazze mostrano un’autonomia che sembrava impensabile.

Gli operatori non si limitano a supervisionare, ma costruiscono percorsi personalizzati: ogni ragazza viene seguita con un progetto educativo che tiene conto delle sue potenzialità, delle sue fragilità, dei suoi desideri. Il tempo è fondamentale: diventare indipendenti, per chi convive con la Sindrome di Down, richiede pazienza e fiducia, ma soprattutto occasioni concrete per mettersi alla prova.

Un investimento sociale, non solo assistenziale per diventare indipendenti

“Andiamo a vivere da sole” dimostra che l’autonomia delle persone con disabilità è possibile, e che può diventare parte integrante di una società più inclusiva. Ma richiede un cambio di paradigma: non più solo assistenza, ma abilitazione all’autonomia.

Secondo dati dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), solo una piccola percentuale di adulti con sindrome di Down vive fuori dalla famiglia. I progetti come questo offrono una via diversa, in cui la persona è al centro del proprio percorso, non ai margini. Investire in queste iniziative ha anche un ritorno economico e sociale: persone più autonome significano meno carico sulle famiglie, meno assistenza a lungo termine e cittadini più attivi. Inoltre, vivere in piccoli appartamenti e non in strutture grandi e anonime favorisce l’inclusione nel quartiere e nelle comunità locali.

“Andiamo a vivere da sole” è più di un progetto educativo: è un laboratorio di futuro. Dove la Sindrome di Down non è un limite, ma una delle tante caratteristiche da cui partire per costruire una vita dignitosa. Diventare indipendenti, per queste ragazze, è un diritto e, ora,  una realtà.

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Edoardo Casolo

Edoardo Casolo

Sono appassionato di geopolitica, cinema e cultura, di viaggi e di industria video-ludica. Vicentino ma vivo a Venezia, città che ho amato dal primo momento in cui l'ho vista. Con il laboratorio di giornalismo realizzerò il mio sogno di diventare pubblicista.

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