Il 26 giugno 2025 sarà ricordato come una data storica: la Corte d’Assise di Vicenza ha condannato per disastro ambientale da inquinamento chimico da PFAS la fabbrica Miteni di Trissino (VC). Per la prima volta in Italia viene anche riconosciuto il dolo nelle azioni perpetrate per lungo tempo dai dirigenti dell’azienda. Vediamo di spiegare brevemente i PFAS cosa sono, per comprendere meglio la portata epocale della sentenza.

PFAS: cosa sono e perché sono pericolosi

PFAS è l’acronimo di “sostanze perfluoroalchiliche”. Sono un gruppo di sostanze chimiche artificiali utilizzate da decenni in molti prodotti di uso quotidiano. Sono resistenti al calore, all’acqua e alle macchie, motivo per cui i PFAS sono molto apprezzati per la realizzazione di alcuni prodotti come rivestimenti antiaderenti per pentole, tessuti impermeabili, imballaggi alimentari, schiume antincendio.

  • Perché sono dannosi? Il problema principale dell’inquinamento da PFAS è che queste sostanze chimiche sono molto persistenti nell’ambiente e nel nostro organismo. Non si degradano facilmente, quindi si accumulano nel tempo. Per queste loro caratteristiche hanno preso la denominazione di “forever chemical”. Quando entrano nel nostro corpo, possono accumularsi e causare vari problemi di salute.
  • Come entrano nel nostro corpo? I PFAS possono entrare nel nostro organismo principalmente attraverso l’acqua potabile contaminata, il consumo di alimenti contaminati (soprattutto frutta e verdura), l’inalazione di aria inquinata o il contatto con prodotti che li contengono.
  • Quali sono i rischi per la salute? Numerosi studi hanno evidenziato che l’esposizione prolungata ai PFAS può essere collegata a diversi problemi di salute, tra cui: alterazioni del sistema immunitario, problemi ormonali, aumento del rischio di tumore ai testicoli e alle mammelle, alterazioni del colesterolo, problemi di sviluppo nei bambini.

Come si è giunti al processo per inquinamento da PFAS

Nel 2013 il Ministero dell’Ambiente, sulla scorta dei rilievi ambientali effettuati dall’ARPAV informò la Regione Veneto della presenza, in concentrazioni molto superiori alla norma, di PFAS nelle acque potabili di alcuni comuni. Le necessarie operazioni per la messa in sicurezza dell’acqua potabile resero necessario l’utilizzo di filtri a carboni attivi. Al tempo stesso furono effettuati migliaia di campionamenti delle acque e sviluppati modelli idrogeologici necessari per studiare le dinamiche della contaminazione.

Questi rilievi portarono a identificare la fabbrica Miteni (che era nata dalla fusione di Mitsubishi ed Eni) quale responsabile dell’inquinamento. Per decenni aveva riversato le acque di raffreddamento della produzione industriale nel torrente Poscola che, prima di sfociare nell’Adriatico, alimenta una falda acquifera molto vasta. Miteni produceva sostanze contenenti fluoro da destinare all’industria farmaceutica, agrochimica e tessile, oltre a schiume antincendio e scioline, ossia quelle cere che consentono un miglior scorrimento degli sci sulla neve. Nel 2018, a causa del ridimensionamento delle attività legato alla vicenda dell’inquinamento da PFAS, la fabbrica venne chiusa dopo aver dichiarato fallimento.

La sentenza del 26 giugno 2025

La Corte d’Assise del Tribunale di Vicenza ha condannato la maggior parte dei manager dell’azienda Miteni di Trissino per inquinamento ambientale. La sentenza chiude un processo durato 5 anni per accertare la provenienza dei composti PFAS riversati illegalmente in corsi d’acqua, che avevano inquinato le falde acquifere nelle province di Vicenza, Padova e Verona. Agli imputati sono stati inflitti complessivamente 141 anni di carcere, venti in più rispetto alle richieste dell’accusa.

La giuria ha inoltre riconosciuto risarcimenti alle numerose parti civili (Ministero dell’Ambiente, Regione Veneto, Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto – ARPAV) per circa 70 milioni di euro. Inoltre ha sancito anche la responsabilità civile di Mitsubishi Corporation e ICIG, ex proprietarie di Miteni, secondo una logica di corresponsabilità per controllo societario e omessa vigilanza.

L’importanza di questa sentenza in Italia

Dal 2022 l’Agenzia per la protezione dell’ambiente statunitense (Epa) obbliga lo zero tecnico di PFAS nelle reti potabili. In Europa, dal 2023, si è aperto un percorso per arrivare a vietare completamente gli oltre cinquemila PFAS inquinanti utilizzati dalle industrie. Molte marche di vestiti e imballaggi etichettano oramai i loro prodotti come “PFAS free”.

In Italia siamo ancora indietro. Da tempo è pronto un decreto, sulla scia delle restrizioni europee, ma solo per limitare entro 500 nanogrammi per litro tutti i PFAS nelle acque potabili. La sentenza di condanna nei confronti di Miteni, con l’aggravante del dolo, può essere certamente una base di partenza per arrivare ad eliminare completamente i PFAS.

Si tratta di una delle condanne penali più severe mai pronunciate in Italia per reati ambientali e per questo riveste una portata storica. Per la prima volta ha visto l’applicazione di articoli del codice penale che considerano dolosi i fenomeni di contaminazione industriale reiterata nel tempo. Inoltre ha visto l’applicazione del principio “chi inquina paga”, già previsto dalla normativa europea. Adesso si apre il capitolo della bonifica ambientale, che possa restituire ai cittadini acque e terreni nuovamente puliti.

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Michele Vetrugno

Michele Vetrugno, medico oculista da più di 30 anni, con la passione per la chirurgia e la scrittura. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su tematiche di ricerca clinica e chirurgica.

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