In un’epoca in cui il Medio Oriente viene raccontato quasi esclusivamente attraverso le lenti della guerra, della crisi e dell’emergenza, due autori – Gulala Salih e Fawad e-Raufi – scelgono una narrazione differente.

La loro voce, profonda e coraggiosa, offre un punto di vista alternativo, in cui la scrittura diventa un ponte tra culture. Provenienti da regioni ferite come il Kurdistan iracheno e l’Afghanistan, oggi vivono in Italia, dove continuano a coltivare la memoria delle loro radici attraverso la poesia, la narrativa e l’impegno culturale.

Gulala Salih: la voce curda che non si spegne

Poetessa e attivista, Gulala Salih è nata nel Kurdistan iracheno e scrive in curdo, con opere poi tradotte in italiano. La sua poesia unisce l’intimità dell’esperienza personale con la forza della denuncia collettiva. Parla di donne, esilio, desiderio, ma anche di resistenza e dignità. Per Gulala, la parola è strumento di lotta contro la cancellazione culturale del suo popolo. Difendere la lingua curda significa proteggere un’identità a lungo repressa.

In Italia ha trasformato l’esilio in azione poetica. Partecipa a festival letterari, progetti interculturali, incontri nelle scuole. Ha preso parte al Salone del Libro di Torino con il progetto Lingua Madre e al Festival della Letteratura di Mantova. La sua parola costruisce ponti, non mura. Denuncia, ma senza odio. Rivendica memoria, ma con uno sguardo aperto al futuro.

«La poesia è la mia patria – dice Gulala – perché in essa posso essere libera anche quando il mio paese non lo è». Tra le sue opere più significative, Identità sospese, una raccolta che dà voce alle donne del Kurdistan e del mondo. Una testimonianza corale di migrazione, lotta e resistenza.

Fawad e-Raufi: raccontare l’Afghanistan oltre i titoli

Scrittore e attivista, Fawad e-Raufi è arrivato in Italia dopo il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan. Con la sua scrittura e il suo impegno sociale contribuisce a restituire complessità a un Paese spesso ridotto, nei media occidentali, a mero teatro di guerra. I suoi testi – poesie, racconti, articoli – raccontano l’Afghanistan delle università clandestine, delle donne coraggiose, dei giovani che non rinunciano ai propri sogni.

Fawad lavora come mediatore culturale e collabora con ONG, ma soprattutto scrive. Nei suoi testi, l’Afghanistan emerge come luogo di cultura, bellezza e resistenza. «Non voglio che l’Afghanistan sia solo sinonimo di dolore – afferma Fawad– voglio che si sappia che siamo anche arte, musica, amore per la conoscenza».

La sua opera Ultimi respiri a Kabul è un racconto intimo e poetico del suo viaggio dalla catena dell’Hindu Kush fino alle Alpi italiane. Un libro che unisce autobiografia e denuncia, memoria e speranza. Un contributo prezioso alla letteratura contemporanea sull’Afghanistan.

Fawad Raufi: lo scrittore afghano che ama il Medio Oriente Fawad Raufi: lo scrittore afghano che ama il Medio Oriente. Foto Erika Mattio

Dal Medio Oriente all’Italia: un dialogo necessario

Entrambi questi scrittori del Medio Oriente credono nella cultura come strumento di dialogo. Gulala e Fawad partecipano a laboratori di scrittura, progetti con scuole, eventi pubblici. La loro voce unisce le comunità migranti e la società italiana, creando spazi di confronto in cui l’ascolto diventa protagonista.

In un contesto in cui l’immigrazione è spesso vissuta con diffidenza e le identità complesse vengono semplificate, i loro testi rappresentano una vera alternativa. Offrono nuovi sguardi su Kurdistan e Afghanistan, lontani dagli stereotipi dominanti.

Parole che restano: l’eredità della scrittura

In un’Italia che fatica a valorizzare le voci di chi viene da lontano, Gulala Salih e Fawad e-Raufi continuano a parlare. Le loro parole non sono solo denuncia, ma anche proposta, visione e cura. Sono Scrittori del Medio Oriente che raccontano il presente e immaginano il futuro, intrecciando lingue, esperienze e culture.

Leggerli significa riscoprire un altro modo di pensare il Medio Oriente. Non come un problema da risolvere, ma come una parte viva del nostro mondo. E forse, proprio attraverso i libri – da Identità sospese ad Ultimi respiri a Kabul – sarà possibile cambiare lo sguardo, e con esso, anche il destino.

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Edoardo Casolo

Edoardo Casolo

Sono appassionato di geopolitica, cinema e cultura, di viaggi e di industria video-ludica. Vicentino ma vivo a Venezia, città che ho amato dal primo momento in cui l'ho vista. Con il laboratorio di giornalismo realizzerò il mio sogno di diventare pubblicista.

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