L'Economist incorona l'Uruguay come Paese dell'anno: merito del presidente, Josè Mujica

di 20 Dicembre 2013Marzo 5th, 2017Attualità

La rivista britannica The Economist ha scelto l’Uruguay come Paese dell’anno definendolo uno stato “modesto, ma audace, liberale e amante del divertimento”. E il merito di questa rivoluzione va al presidente Josè Pepe Mujica che l’ha portata avanti usando le “armi” della democrazia e dei diritti civili e sociali.

L’Uruguay è un piccolo paese dell’America Latina, piuttosto marginale per le logiche dell’economia mondiale, e di fatti di Mujica non si parla molto. Eppure questo uomo è una vera icona non solo del Sud America ma, del nostro tempo. Da giovane è stato militante del gruppo Tupamaros, anche noto come Movimiento de Liberación Nacional, un’organizzazione radicale marxista ispirata alla Revolución cubana intenta a “rapinare ai ricchi (le banche) per distribuire ai poveri (la gente)”. In quel periodo e per i compagni guerriglieri, era più noto col nome in codice “Pepe”.

La particolarità di Mujica però non è quella di aver militato in un gruppo di rivoluzione, quanto piuttosto quella di essere l’unico Presidente al mondo ad aver rinunciato al lusso cui la sua carica gli avrebbe dato diritto ed essersi ridotto lo stipendio a 775 dollari al mese, (cioè percepiti), guadagnandosi appellativo di Presidente più povero del mondo. Una simile notizia avrebbe dovuto conquistare tutti e diventare un esempio di umiltà (se non altro) per altri politici, capi di stato e sedicenti rappresentanti dei cittadini che all’interesse collettivo antepongono il proprio. Eppure ha fatto più notizia la recente decisione del Parlamento di legalizzare la Marijuana. Cosa fatta per combattere il mercato nero della droga.

Mujica, percepisce uno stipendio così basso (anche se bisogna considerare il costo effettivo della vita in Uruguay) perché ha deciso di donare ai poveri il 90% del suo stipendio statale e di mettere a disposizione la Dimora Presidenziale (che gli spetterebbe di principio) per i senzatetto. Ragione quest’ultima per la quale, il Presidente dimora in un’abitazione in campagna, condivisa con l’amata consorte, la senatrice Lucía Topolansky, e i loro cani. Il bene più “prezioso” del Presidente pare sia un maggiolone azzurro del 1987 e lui – non a scopi propagandistici – dice di essere davvero felice in questo modo: coltivando l’orto e conducendo una vita semplice e spartana.

La storia del Presidente Mujica ha alcune affinità con quella di un altro grande appena scomparso, Nelson Mandela. Anche Mujica come lui, negli anni della militanza rivoluzionaria ha provato l’isolamento e la disperazione del carcere, dove è rimasto per più di 14 anni (molti dei quali in isolamento) 
fino al rilascio avvenuto nel 1985.

Cresciuto (politicamente e umanamente) al motto “il mondo ci divide; l’azione ci unisce” anche Mujica come Mandela non nutre astio nei confronti del suo passato e racconta di “..vissuto in questo modo (semplice, ndr) la maggior parte della vita. Posso vivere con quello che ho. Dicono che sono il presidente più povero, ma io non mi sento povero.Le persone povere – aggiunge il Presidente – sono quelle che lavorano solo per mantenere uno stile di vita agiato e costoso, e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non possedete molto, non avete bisogno di lavorare come uno schiavo tutta la vostra vita per mantenere tutto quel che avete. E quindi avete più tempo per dedicarvi a voi stessi”.

C
erto, nemmeno l’amato Presidente Uruguaiano è immune alle critiche che giungono al suo Governo, ma politica a parte, l’esempio di Mujica, è la prova vivente che anche in questo mondo corruttibile, possa esistere un servitore dello Stato che ha rinunciato ai suoi privilegi, preferendo ad essi il proprio popolo.

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