Come stanno oggi gli ex pazienti guariti dal coronavirus?

di 3 Agosto 2020Agosto 19th, 2020Attualità, Coronavirus, Ricerca scientifica

Un nuovo progetto pilota sta monitorando gli ex pazienti guariti dal coronavirus. Ma serve attuare un programma nazionale oggi, per evitare un impatto domani.

 

I dati oggi si concentrano sui nuovi contagi, sulle possibilità di una seconda ondata, sulle conseguenze economiche di ciò che accadrà. C’è però una fetta di popolazione che qualcuno ritiene addirittura “fortunata”, cioè gli ex pazienti guariti dal Coronavirus.

Davvero però possiamo ritenerli “fortunati”? Come stanno oggi questi ex pazienti guariti dal coronavirus? Che conseguenze post-malattia stanno avendo?

A queste domande vuole rispondere una nuova iniziativa promossa dalla Fondazione Poliambulanza di Brescia, ospedale in prima linea durante l’emergenza, in una città che, insieme a Bergamo, è diventata il simbolo dell’epicentro lombardo.

Il progetto pilota

Si tratta di un ambulatorio post Covid, un progetto assolutamente pilota con cui si vuole tracciare una mappa delle possibili complicanze della malattia e curarle riducendo l’impatto che continuano ad avere sulla vita dei guariti.

Renzo Rozzini, Direttore di Dipartimento di Fondazione Poliambulanza ph. Alessio Guitti

“Vogliamo aiutare chi presenta ancora problemi dovuti alla malattia – commenta Renzo Rozzini, Direttore di Dipartimento di Fondazione Poliambulanza. I risultati ottenuti indicano che, tra quelli che hanno partecipato al programma di follow-up, circa il 15% presenta, a due mesi dal ritorno a casa, condizioni cliniche severe residue, che richiederanno di essere monitorate nel tempo. Molto più elevata la percentuale di chi ha sequele psicologiche di qualsiasi entità”.

I primi dati dei pazienti guariti dal coronavirus

Al momento sono 261 sono le persone che ad oggi hanno aderito al programma di follow-up. Due terzi dei pazienti guariti ha dichiarato di non avere più problemi e di aver ripreso una vita normale, come prima dell’infezione. Il 36%, invece, cioè un terzo dei pazienti, necessita di ulteriori valutazioni, in particolare da parte dello specialista pneumologo. Per loro, cioè per chi è stato ricoverato in Poliambulanza a causa del coronavirus, l’ambulatorio post Covid ha garantito e garantisce programmi di controllo. In particolare a 4 mesi per 40 pazienti (43%), dopo 6 mesi per 28 (30%) e a distanza di 9 mesi dall’infezione per altri 25 casi (27%).

“L’area di disturbi più rappresentata è quella emotivo-affettiva”, spiega Rozzini. “Circa il 40% dei casi lamenta lo sviluppo di sintomi nuovi, cioè mai manifestati prima della malattia, come labilità emotiva, disturbi dell’umore, ansia (anche crisi d’ansia), insonnia. Si tratta di un fenomeno non irrilevante. In 5 casi il ricovero ha evidenziato noduli polmonari, preesistenti al Covid-19, da seguire nel tempo”.

Pensare oggi al futuro

In base a quanto osservato ed è emerso dai dati, sembra infatti un richiamo a modificazioni paragonabili a quelle che si osservano nei processi di invecchiamento: la persistenza di sintomi somatici dopo una malattia acuta, la lentezza del recupero (fragilità), la comparsa di sintomi maladattativi. Su questo aspetto la Fondazione Poliambulanza sta conducendo una ricerca insieme all’università di Modena-Reggio Emilia che nei prossimi mesi sarà in grado di fornire dati sempre più certi.

“I dati preliminari della nostra valutazione dei pazienti post Covid permettono di affermare la necessità di una valutazione di tutti i pazienti che hanno avuto una Covid sintomatica e di rilevare che circa il 15% dei dimessi ha sintomi da monitorare nel tempo. Sarebbe necessario – conclude Rozzini, lanciando un appello – un programma nazionale per affrontare questa realtà ora necessariamente sottostimata, che potrebbe avere un enorme impatto futuro anche in termini di spesa pubblica”.

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