Primo campionato femminile di calcio dell’Arabia Saudita: una svolta civile per il paese islamico più conservatore
 

Le calciatrici saudite, bloccate dal lockdown a pochi giorni dal primo match, tornano in campo per disputare il primo campionato di calcio femminile nella storia dell’Arabia Saudita. Iniziato a marzo, il campionato è stato poi sospeso a pochi giorni dall’inizio, causa pandemia. Il campionato femminile rappresenta per il paese arabo un piccolo passo verso l’inclusione delle donne nella società.

I diritti femminili in Arabia Saudita sono infatti più limitati rispetto agli altri stati islamici, ma negli ultimi anni alcune proteste femminili – come il movimento Women to Drive per il diritto alla guida – hanno avuto esiti positivi, e si vocifera che il principe ereditario Mohammed bin Salman abbia recentemente aderito a un programma di riforme economiche e sociali che include l'abolizione di diversi divieti contro la libertà delle donne.

La condizione delle donne in Arabia Saudita
Secondo Amnesty International la condizione attuale è costellata da paradossi in cui le leggi emanate vengono snobbate dai costumi sociali, duri a morire: «Negli ultimi anni si sono susseguite delle riforme volte a migliorare la condizione della donna nel Paese, ma malgrado ciò, le donne e le ragazze saudite hanno continuato a subire discriminazioni nella legge e nella prassi, senza essere sufficientemente protette da abusi sessuali e altre forme di violenza».

Inoltre la situazione femminile varia molto di luogo in luogo. Jeddah – città situata nella regione del Hijāz – è apparentemente la più liberale del Paese: è del 2012 . . .

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