Il Global Terrorism Index registra un calo di morti da terrorismo per il quinto anno consecutivo dal picco del 2014

La pandemia da coronavirus ha scombussolato la vita dell’uomo contemporaneo, proiettandolo in una prova di resistenza. In compenso però l’emergenza globale dichiarata lo scorso marzo dall’Oms porta una riduzione dei decessi da terrorismo in tutti i paesi del mondo. L’indice annuale del terrorismo globale, registrato dal think thank dell’Istituto di Economia e Pace (IEP), rivela un calo del 59% di morti da terrorismo, dal 2014 ad oggi, in tutto il globo. Calo riscontrato soprattutto in Paesi come l’Afghanistan e la Nigeria.

I dati del Global Terrorism Index

Lo IEP di Sidney è il più grande centro mondiale dedicato alla quantificazione economica della pace nel mondo. Utilizza indici globali e nazionali, incluso l’Indice globale di pace annuale, e realizza la risorsa più esaustiva sul trend terroristico mondiale. Oggetto di studio dell’istituto australiano sono il Global Terrorism Database (GTD), il Consorzio Nazionale per lo Studio del Terrorismo e delle Reazioni e il Department of Homeland Security Center of Excellence.

Nel Global Terrorism Index, il rapporto dello IEP, si legge un calo di intensità dei conflitti in Medioriente e un aumento delle attività antiterrorismo. Questo ha determinato la riduzione del numero di vittime. Tuttavia i conflitti in atto rappresentano il 96% delle morti, e il numero più alto di vittime si presenta lo scorso anno in Iraq, Nigeria, Somalia, Burkina Faso ed Afghanistan.

L’impatto economico del terrorismo

La caduta del terrorismo nel 2020 è seguita alla diminuzione dell’impatto economico globale, ridottosi del 25% a 16,4 miliardi di dollari nel 2019. Rispetto ad altre forme di violenza, le morti da terrorismo sono risultate pari a 14,5 trilioni di dollari USA nel 2019 come costo globale. Tuttavia queste cifre non tengono conto dell’impatto indiretto che il terrorismo detiene su affari, investimenti e costi associati alle agenzie di sicurezza nella lotta antiterrorista.

L’impatto della violenza sull’economia si osserva soprattutto sulle spese ospedaliere e sui costi della sicurezza. Esistono però impatti più a lungo termine come spese per una politica più difensiva adottata dai governi, dalle imprese e dai cittadini.

Vari fattori sono stati utilizzati dallo IEP per calcolare la percentuale di impatto tra cui decessi, danni alla proprietà e lesioni. Sono in totale 103 i paesi che hanno assistito a un calo di percentuale, tra cui Afghanistan e Nigeria che hanno avuto la maggior riduzione delle morti, sebbene siano i due Paesi con più di 1.000 vittime nel 2019. Il miglioramento più importante a livello globale è registrato tuttavia in Medio Oriente e nel Nord Africa, registrando il numero più basso di morti dal 2003. Un aumento di terrorismo si riscontra invece in Mozambico, Niger, Burkina Faso e Sri Lanka.

I fattori di rischio

Il Covid-19 avrà diminuito gli attentati terroristici nel mondo, ma di certo non ha risolto i conflitti. Inoltre i recenti attacchi in Francia e in Austria confermano che molti gruppi simpatizzanti dell’ ISIS sono ancora attivi. Lo spiega Steve Killelea, presidente esecutivo dello IEP nel rapporto GTI: «Mentre entriamo in un nuovo decennio, stiamo assistendo all’emergere di nuove minacce di terrorismo. L’ascesa dell’estrema destra in Occidente e il deterioramento nel Sahel sono ottimi esempi. […] Per rompere queste influenze sono necessarie tre grandi iniziative: interrompere la loro copertura mediatica e i social network online, interrompere i loro finanziamenti e ridurre il numero di simpatizzanti». Questa panoramica spinge il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz a pensare a una strategia comune europea contro il terrorismo. Necessità condivisa dai due leader europei tramite colloquio telefonico.

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