Modelli nazionali e internazionali a confronto.

Come si valutano i bambini in Italia e nel mondo nella scuola primaria? Si tratta di un dibattito che si apre alla luce della nuova valutazione (qui il link del ministero che la spiega) prevista per i piccoli studenti italiani a partire da quest’anno.

In questo periodo infatti, i bambini che frequentano la scuola primaria (ex scuola elementare) potranno visionare la loro pagella che non conterrà più dei voti, ma dei giudizi descrittivi. Saranno suddivisi in quattro livelli di apprendimento: in via di prima acquisizione, base, intermedio e avanzato. Giudizi che valuteranno l’autonomia, la tipologia della situazione (quindi il raggiungimento degli obiettivi), le risorse (gli strumenti che lo studente utilizza per portare a termine il suo lavoro) e il grado di continuità.

Scuola primaria italiana: dai voti numerici ai descrittivi. Perché?

Nella nota esplicativa delle linee guida pubblicata dal MIUR lo scorso dicembre si legge che il passaggio dal numero alla descrizione è fondamentale. Risulta “autenticamente analitica, affidabile e valida del livello raggiunto in ciascuna delle dimensioni che caratterizzano gli apprendimenti e sostiene e motiva al miglioramento del successo scolastico”.

Una scelta che tuttavia ha spaccato l’opinione pubblica. In particolare  quella di alcuni insegnanti e alcuni genitori che avrebbero preferito la valutazione numerica, a cui attribuiscono un ruolo  visivamente  più concreto alla responsabilizzazione dello studente e del proprio figlio. Sarà davvero così? In altri Stati si valuta diversamente.

Paese che vai voto che trovi: in Germania l’1 vale 10!

Gli studenti tedeschi frequentano la scuola elementare (Grundschule) per quattro anni. I primi due anni non hanno voti numerici ma descrittivi, dalla seconda alla quarta hanno una valutazione numerica che parte dal 6 (1) e arriva all’1 (10). In base ai voti che ricevono durante l’ultimo anno, vengono indirizzati alla scuola successiva: l’Hauptschule (professionale), Realschule (istituto tecnico), Gymnasium (liceo) rispettivamente di cinque, quattro e nove anni.

Niente materie né voti nella scuola primaria finlandese

La scuola finlandese punta sulle competenze e sul gioco, da tempo ha eliminato le materie ma lavora su macro-aree. Uno studente può scegliere liberamente di approfondire le materie che preferisce dopo il primo ciclo che dura fino ai nove anni. I bambini delle scuole finlandesi non imparano a leggere e scrivere prima dei sette anni perché gli insegnanti adottano una didattica incentrata sul gioco, sul canto e sulla natura.

Un modello alternativo e ancora oggi molto discusso che tuttavia continua a riportare ottimi risultati, occupando i primi posti nel PISA (Influential Programme for International Student Assesment) e  conservando, ad oggi, il  primato assoluto nell’World Happiness Report 2020 per il terzo anno consecutivo.

La scuola primaria africana a “punteggio”

L’attuale programma scolastico in vigore in Uganda prevede sette anni di scuola primaria. Questi terminano con gli esami nazionali (Primary Level Examination  o PLE),  che prevedono l’inglese, la matematica, le scienze e gli studi sociali come materie d’esame. I voti  vanno da 4 (il voto migliore) a 36 (il peggiore).

Possono essere assegnati un massimo di nove punti per ogni materia. Il voto più alto viene assegnato a chi riceve un punteggio tra 4 e 12, il più basso tra 30 a 34. Anche in Kenya si ragiona per punteggio. La somma dei voti di tutte le materie (inglese, kiswahili, geografia, religione, matematica, scienze e agricoltura) genera il voto complessivo (il massimo è 500).

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