Negli ultimi anni, l’intercessione delle Nazioni Unite con la missione UNIFIL, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, tra Israele e Libano, ha fruttato la possibilità del raggiungimento di una pace duratura in Medio Oriente. Non meno importante, dalla collaborazione energetica tra i due Paesi l’Europa guadagnerebbe forniture di gas alternative.

Il secondo conflitto israelo-libanese

Anno 2006: nel nord di Israele scoppia un conflitto passato alla storia come seconda guerra israelo-libanese, lo scontro armato è durato ufficialmente 34 giorni in seguito a un’operazione militare su vasta scala dell’esercito israeliano come rappresaglia alla cattura di due dei propri soldati da parte di alcuni militanti libanesi Hezbollah.

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Il conflitto ha causato la morte di migliaia persone, per lo più civili libanesi e le infrastrutture primarie del Libano hanno avuto enormi danni: si è stimato che i profughi libanesi siano oscillati tra gli 800.000 e 1.000.000. Tutt’oggi alcune zone sud libanesi rimangono inabitate per il pericolo causato dalle bombe inesplose.

L’intervento delle Nazioni Unite con UNIFIL

L’11 agosto del 2006, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la risoluzione 1701 chiedendo un serio impegno nel cessate il fuoco e nella fine delle ostilità. In seguito alla ratifica di entrambi gli schieramenti, le Nazioni Unite hanno chiesto e ottenuto il disarmo di Hezbollah e il ritiro delle truppe israeliane in Libano. L’esercito libanese ha ripreso a stanziarsi nel sud del proprio Paese il 17 agosto 2006, mentre il contingente israeliano ha abbandonato completamente il territorio occupato il 1° ottobre 2006.

In tutte queste fasi di negoziazione e intermediazione, hanno avuto un ruolo chiave, se non addirittura indispensabile, i contingenti ONU della missione UNIFIL, operazione nata con la Risoluzione 425  adottata – in data 19 marzo 1978 – da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele.

Una via di pace sembra essere possibile

L’ostilità tra Israele e Libano che logora il Medio Oriente da decenni, nell’ultimo periodo è stata esacerbata dalla presenza di alcuni giacimenti di gas naturale rinvenuti nelle zone di confine tra i due Paesi, ma a differenza di quello che tutta la comunità internazionale si poteva aspettare, i due Paesi sembrerebbero voler intraprendere una via diplomatica per la risoluzione del contenzioso.

Il Libano è pronto a rinunciare alla zone del Karish, che Israele considera parte delle sue acque, in cambio dei diritti su un’altra riserva di gas, Qana. Questa è la proposta libanese di fronte al governo israeliano: un accordo sulla acque marittime tra i due Paesi rappresenterebbe un passo avanti di portata storica.

Sarebbe un punto di svolta, la risoluzione del contenzioso tra Israele e Libano per quanto riguarda la definizione dei confini marittimi. Un accordo equo garantirebbe loro importanti riserve di gas, in un momento storico in cui il mondo occidentale lavora assiduamente per liberarsi dalla dipendenza dalle risorse energetiche russe.

Un Mediterraneo energicamente autosufficiente presenterebbe un’opportunità anche per l’Unione europea , tanto che la precarietà nella regione, causata dalla crisi di risorse dovuta all’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente embargo del grano nei porti ucraini, è stata classificata come prioritaria nella agenda politica dei 27.

Recentemente  la Commissione europea ha firmato un memorandum con Egitto e Israele che apre alla possibilità di una via commerciale chiamata “gasdotto della pace” che trasporterebbe appunto gas dai giacimenti di Tamar e Leviathan in Europa.

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Matteo Cardone

Nato a Torino istruito a Milano, ho frequentato l'Università degli studi di Milano nel corso di relazioni internazionali e istituzioni europee.studio per diventare esperto di geopolitica e relazioni internazionali.

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