Se hai una passione, un’idea, se credi nel tuo lavoro, in qualcosa che ti sta a cuore, non centellinare il tuo grado di esposizione“. Queste le parole del Presidente del Senato Ignazio La Russa il 15 maggio a Milano, nella sala Manzoni del Palazzo delle Stelline, durante la conferenza per il riconoscimento del premio giornalistico in memoria di Almerigo Grilz, primo giornalista di guerra ucciso dopo la Seconda Guerra Mondiale. “Il suo messaggio supera le barriere ideologiche, culturali e politiche – continua La Russa – abbracciando un’intera categoria, quella dei giornalisti di guerra, disposti a dare tutto senza risparmiarsi rischiando anche la propria vita”.

Carismatico, avventuroso, ribelle, anticonformista, capace di fotografare, commentare e intervistare senza retorica e scevro da qualsiasi omologazione, Almerigo Grilz cadde sul campo di battaglia a soli 34 anni.

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Partendo dall’idea di preservare, promuovere e valorizzare un modello di informazione veritiero, indipendente ed esplorativo, il Centro Studi Primo Articolo, insieme ad un gruppo di colleghi e amici di sempre, patrocinano l’organizzazione del “Premio giornalistico Almerigo Grilz” destinato alle nuove generazioni di reporter.

Toni Capuozzo, decano giornalista di guerra e Presidente della giuria che assegnerà il premio, Fausto Biloslavo, Gian Micalessin, Peter Gomez, Maurizio Belpietro, Giovanna Botteri, Gian Marco Chiocci, Mauro Mazza, Gabriele Micalizzi, Gianfranco Peroncini, Gabriella Simoni e Francesco Semprini hanno fortemente sostenuto questa iniziativa conservando, negli anni, la sua memoria.

Tutti i morti sono uguali

A Bayeux, in Normandia, in un bosco dove ogni albero porta il nome di un giornalista caduto in prima linea, su una targa apposta da Reporters Sans Frontières, troviamo scolpito anche il nome di Almerigo Grilz. Era il 19 maggio 1987 e il Mozambico era ormai devastato da una guerra spietata, ignorata, dimenticata da molti. Almerigo e un collega inglese sono i primi ad unirsi ai guerriglieri filmando i loro attacchi, ma l’incursione fallisce e Grilz viene colpito alla testa da un proiettile vagante, mentre con la sua cinepresa documentava l’assalto dei ribelli della Renamo contro le truppe governative del Frelimo.

Alla serata di presentazione del premio giornalistico, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha voluto inviare un messaggio. “Almerigo Grilz è stato un grande giornalista inviato di guerra e quando scomparve aveva già alle spalle una carriera straordinaria, con i suoi servizi giornalistici aveva documentato, per alcuni fra i più importanti organi di stato Occidentali, conflitti in corso in numerosi Paesi. La sua deontologia professionale che si è riflessa in ogni momento della sua vita, dovrebbe oggi ispirare i giovani che si avvicinano al giornalismo di guerra e d’inchiesta”.

Libano, Birmania, Mozambico, Cambogia, Afghanistan, Filippine. Questi sono stati i luoghi dove Almerigo, con coraggio e con passione, è stato in grado di raccontare, sempre in piedi, attraverso gli occhi della sua cinepresa, soprattutto guerre dimenticate.

“L’istituzione di questo premio giornalistico a lui intitolato – continua Fontana -, da una parte onora l’opera di questo grande professionista e dall’altra fa bene al giornalismo stesso. Da quella lontana foresta in Mozambico l’eco della passione di Grilz per la propria professione si sente ancora forte e chiaro”.

Anche Giovanna Botteri, giornalista che ha nel sangue la passione dei reportage di guerra, è voluta intervenire con un video messaggio. “Credo che oggi sia importante avere un luogo dove non solo si premiano i giornalisti, ma si discute anche su cosa significhi essere inviato di guerra […]. Di questi tempi – continua Botteri – con i conflitti in Ucraina c’è sempre in televisione un inviato. La guerra però c’è sempre stata e le tecnologie e le condizioni dei reporter quarant’anni fa erano ben diverse. Il premio Grilz è dedicato ad un giornalista che ha cominciato a fare questo mestiere quando fare l’inviato voleva dire scarpinare anche per molti giorni per portare a casa, il più delle volte, un solo servizio”.

Albatross Press Agency, why not?

Fino ad ora per Almerigo Grilz, instancabile, audace e indipendente reporter triestino, non ci sono state commemorazioni ufficiali.

Con quel nome nato quasi per scherzo in un pomeriggio dell’estate 1983 – racconta Fausto Biloslavo, oggi tra i più importanti inviati di guerra italiani -, con l’idea di due grandi ali, sempre in viaggio, in volo sopra le tempeste del pianeta“, nasce l’Albatross Press Agency e, con Grilz e Micalessin, “inizia il sogno di diventare giornalisti infilandoci nel conflitto più importante di quei primi anni ’80: la guerra in Afghanistan”.

Why not, perché no. Due semplici e schiette parole che insieme definiscono lo spirito avventuroso, la spontaneità e il coraggio di Almerigo Grilz. Una risposta che Biloslavo ricorda benissimo, un incoraggiamento come a scacciare la paura, quasi a rendere naturale quello che naturale non era.

Con quarant’anni di ritardo, nell’anno in cui Grilz avrebbe compiuto 70 anni, viene esercitato il diritto alla memoria e, tra un anno, verrà consegnato un premio al giornalista under 40 che documenterà gli scenari di guerra con contenuti scritti, foto o video “seguendo i passi di quello che fu”, come ha detto Toni Capuozzo – “un precursore dei video reportage di guerra”.

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Florinda Ambrogio

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche con specializzazione in Scienze Forensi, amo la cronaca tanto quanto la narrativa. Da sempre impegnata per portare l'attenzione sui sempre attuali temi della crescita personale. Il cassetto mi piace riempirlo fino all'orlo di sogni che sostituisco non appena diventano realtà. Aperta al cambiamento solo se porta a migliorare.

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