Domenica 14 maggio la Turchia si è recata alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica e rinnovare la Grande Assemblea Nazionale Turca, il parlamento del Paese. Nessuno dei candidati, però, ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti, ossia il 50% necessario per essere eletti al primo turno. Per questo motivo domenica 28 maggio gli elettori dovranno tornare a votare per scegliere tra il Presidente uscente Recep Tayyip Erdoğan, capo della coalizione Alleanza del Popolo, e Kemal Kılıçdaroğlu, esponente della coalizione Alleanza della Nazione.

Secondo molti analisti le elezioni turche sono tra le più importanti nella storia recente del Paese, come testimonia il fatto che siano state le più combattute da vent’anni a questa parte: l’esito di questa tornata elettorale non solo avrà delle ricadute all’interno del Paese, attualmente in grande difficoltà a causa dell’inflazione e dei gravi danni provocati dal terremoto di febbraio, ma soprattutto sul piano internazionale, dove la Turchia sta assumendo un ruolo sempre più rilevante.

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Proprio il risultato incerto uscito dal primo turno è riconducibile a un cambio di paradigma che ha coinvolto due fasce della popolazione: le donne e i giovani.

Il voto dei giovani in Turchia

Circa metà della popolazione turca ha meno di 30 anni e con l’AKP al potere dal 2002, molti degli elettori che appartengono a questa fascia di età non hanno mai conosciuto un governo diverso da quello di Erdoğan.

Come riporta Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, alcuni sondaggi condotti negli ultimi anni tra i giovani della Generazione Z, ossia le persone nate dopo il 1997, hanno dimostrato come i giovani siano diventati molto consapevoli dei problemi che affliggono il Paese, ma soprattutto come siano pronti a mettersi in gioco per cercare di cambiare le cose.

I giovani, inoltre, sembrano più aperti delle generazioni precedenti, non vedono di buon occhio l’interferenza del governo nello stile di vita delle persone e sono preoccupati dalle limitazioni alla libertà di espressione concessi sui media o nei social.

Un sondaggio realizzato dall’agenzia turca Gezici nel 2022 ha registrato come, secondo i dati in suo possesso, l’80% dei giovani non avrebbe votato per l’AKP a causa delle cattive condizioni economiche e sociali, della disoccupazione e dell’istruzione di bassa qualità che caratterizza il Paese.

Poiché entrambe le coalizioni arrivate al ballottaggio sanno che gli under 30 costituiscono un’ampia percentuale dell’elettorato turco, negli ultimi mesi hanno provato ad assicurarsene il consenso candidando diversi giovani. La caccia al voto, però, è sbarcata anche sui social, spazio fondamentale di informazione, condivisione e attivismo per molti di loro. Quando la coalizione guidata da Kılıçdaroğlu si è resa conto che i partiti al potere avevano inondato i social di contenuti filo-governativi ha cominciato a rispondere colpo su colpo con video virali.

A questo proposito, Kılıçdaroğlu ha anche dichiarato che coloro che andranno al ballottaggio e voteranno per la prima volta determineranno il destino della Repubblica di Turchia.

Il voto delle donne in Turchia

Come riporta sempre Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, il voto delle donne è stato uno dei pilastri fondamentali del successo di Erdoğan. Negli anni, però, il suo partito ha assunto posizioni sempre più conservatrici sull’eguaglianza di genere, marginalizzando le donne all’interno della vita pubblica e proponendo di limitare i diritti all’aborto e alla pillola del giorno dopo.

In vista delle elezioni, inoltre, l’AKP ha stretto alleanze con diversi partiti conservatori che rischiano di mettere seriamente a repentaglio i diritti delle donne nel Paese, compresa la revoca della legge 6284, un provvedimento che mira a proteggerle dalla violenza domestica. A questo proposito, Anit Sayac, una piattaforma che documenta i casi di violenza, ha registrato 397 morti di donne nel solo 2022, più di una al giorno.

Il peggioramento nelle condizioni delle donne turche si riflette anche nelle rilevazioni del Global Gender Gap Index, un indice sviluppato dal World Economic Forum che misura il divario di genere: nel 2022, la Turchia si è posizionata 124a su 146 Paesi esaminati, quando solo nel 2006 si era classificata al 101° posto.

Come afferma il giornalista Murat Yetkin in una riflessione ricondivisa da OBCT, quando l’AKP è arrivato al potere nel Novembre 2002, circa il 55 dei voti proveniva dalle donne. Sono state le donne che hanno giocato un ruolo cruciale nell’ascesa al potere dell’AKP e saranno le donne che giocheranno un ruolo chiave nella caduta del partito.

È difficile dire se sarà davvero così. Domenica 14 maggio Erdoğan ha ottenuto il 49% delle preferenze contro il 45% di Kılıçdaroğlu. Per quanto l’opposizione possa contare sul sostegno di gran parte dei giovani e delle donne non è detto che questo sia sufficiente per scalfire il dominio del “Sultano”.

Molto dipenderà dall’elettorato di Sinan Ogan, nazionalista in polemica con entrambi gli sfidanti, che al primo turno ha ottenuto il 5% delle preferenze e che non ha ancora dato apertamente il sostegno a uno dei due candidati.

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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