Venerdì 23 giugno 2023 la Federazione Russa ha etichettato ufficialmente il Movimento degli Obiettori di Coscienza russo come agente straniero.

Il Ministero della Giustizia ci accusa di aver diffuso informazioni ritenute false sulle azioni, le decisioni e le politiche del governo, oltre a opporci alle azioni militari della Russia in Ucraina.“, ha scritto in una lettera al Movimento Nonviolento italiano Elena Popova, responsabile del Movimento degli Obiettori di coscienza russi. “Queste accuse sono sufficienti a giustificare la messa fuori legge della nostra organizzazione. Un numero significativo dei nostri volontari e coordinatori affrontano un rischio di pressioni e persecuzioni statali. Nonostante queste crescenti minacce, rimaniamo impegnati a sostenere coloro che resistono alla guerra e alla coscrizione forzata.

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La situazione degli obiettori di coscienza russi è molto simile a quella di numerosi ucraini e bielorussi che si oppongono alla guerra e hanno scelto di rifiutare di imbracciare le armi. Nonostante il diritto all’obiezione di coscienza sia indirettamente garantito dall’articolo 18 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, che tutela il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di credo, questa è messa a repentaglio dai provvedimenti del Cremlino, che negli ultimi mesi ha inasprito le misure nei confronti degli obiettori, dei disertori e dei renitenti alla leva.

L’obiezione di coscienza in Russia

In Russia la coscrizione è sancita dall’articolo 59 della Costituzione. Questa prevede che il servizio militare duri dodici mesi e che tutti gli uomini tra i 18 e i 27 anni possano essere chiamati alla leva obbligatoria. L’obbligo di prestare servizio di riserva, invece, è valido fino ai 50 anni.

L’elusione del servizio militare è punibile con una multa o con una reclusione fino a due anni di carcere, sebbene nel 2002 sia stata approvata una legge che, almeno nominalmente, garantisce il diritto di prestare un servizio alternativo a quello militare della durata di 18 mesi. La diserzione è punita con la reclusione fino a sette anni e fino a dieci anni in caso di conflitto armato.

Dall’inizio dell’offensiva, Mosca ha adottato una serie di misure repressive che puniscono ogni critica nei confronti dell’esercito. Tra le altre cose, la Duma, la camera bassa del parlamento russo, ha approvato una serie di emendamenti al codice penale che prevedono il rafforzamento delle pene per la renitenza alla leva in caso di mobilitazione, legge marziale o guerra.

Per questo motivo, gli attivisti nonviolenti russi stanno portando avanti una campagna di incontri online in cui rispondono a numerose richieste, fanno circolare clandestinamente video contenenti istruzioni per sottrarsi alla mobilitazione e utilizzano canali Telegram criptati per diffondere comunicazioni.

La situazione per gli obiettori di coscienza russi, però, è molto complicata. L’ONG Go by the Forest, che fornisce loro assistenza legale, psicologica, e supporto logistico, afferma che gli obiettori sono spesso costretti a fuggire attraverso canali clandestini molto dispendiosi. Quando possono, si rifugiano in Kazakistan, Azerbaigian o Georgia, Paesi dove non serve visto d’ingresso, ma a cui il Cremlino può chiedere facilmente l’estradizione. Gli obiettori, quindi, se scoperti, sono costretti a scegliere tra il ritorno in Russia, dove saranno arrestati, o la clandestinità.

Il sostegno della società civile internazionale

L’obiezione di coscienza è un diritto sancito dall’articolo 18 della CEDU, che dovrebbe essere applicato e garantito anche in tempo di guerra. Questo, però, nei fatti non avviene: anche l’Unione europea di fatto non lo riconosce, quando si tratta di concedere asilo ai cittadini di Russia, Ucraina e Bielorussia che fuggono per evitare di imbracciare le armi.

A questo proposito, il 21 settembre scorso, Ifor, War Resisters’ International, EBCO e Connection e.V. hanno lanciato la campagna internazionale #ObjectWarCampaign. L’iniziativa ha raccolto quasi 50mila firme e a maggio 2023 è stata sottoposta alle istituzioni europee, nonché alle rappresentanze diplomatiche di Mosca, Kiev e Minsk.

La campagna #ObjectWarCampaign esorta le autorità europee ad adottare le stesse misure di protezione che scattarono per obiettori e disertori all’epoca della guerra nell’ex-Jugoslavia, nonché a tener fede all’impegno assunto dal Parlamento europeo, che a ridosso del primo anno dall’inizio delle ostilità, aveva promesso di assicurare il diritto di asilo agli obiettori di nazionalità russa e bielorussa.

Secondo EBCO, l’European Bureau for Conscientious Objection, sono stati circa 200.000 le persone che hanno lasciato la Russia nella settimana immediatamente successiva alla mobilitazione del Paese. Un rapporto di febbraio 2023 di OVD-Info, invece, evidenzia un numero impressionante di arresti: nel 2022, quasi 20.000 cittadini russi sono stati fermati per aver espresso sentimenti contro la guerra.

Attualmente, coloro che rifiutano il servizio rischiano di essere perseguiti per diversi anni a causa delle loro posizioni. Oltre alla detenzione, le conseguenze si riflettono anche sulla loro possibilità di acquistare una macchina o di affittare una casa.

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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