La qualità del sistema universitario è uno dei fattori che influenza la crescita di un paese. Uno degli elementi fondamentali che caratterizza il sistema accademico dell’Italia è l’attrattività delle università italiane. Secondo gli ultimi dati, le università italiane registrano aumenti delle iscrizioni in maniera diversa in base alle regioni. Di seguito un’analisi delle politiche di accesso e i trend di attrattività accademica. Verranno anche presi in considerazione fattori come la tendenza a trovare facilmente impiego e l’abbandono del percorso di studio.

Le immatricolazioni universitarie italiane nel tempo

Dal 2011 al 2022 le regioni italiane del Centro-Nord hanno registrato un aumento di immatricolazione che va dal 10% in alcune regioni al 25% in altre. I dati sono emersi dall’ultimo rapporto dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR).

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Diverso è per le università delle altre regioni. Infatti, il numero di iscrizioni è calato o è rimasto più o meno stabile. Sulla base di questi dati, è possibile dedurre che alcuni atenei riescono a rendersi attrattivi verso gli studenti del mezzogiorno italiano. Per quanto riguarda gli studenti con cittadinanza straniera, lo Stato più rappresentato è la Cina, con il 9,8%.

Tasso lordo di iscrizione all'istruzione terziaria in Italia, 1971-2015

Tasso lordo di iscrizione all’istruzione terziaria in Italia, 1971-2015

Importante evidenziare come alcune università italiane del centro e del sud rientrano tra i primi 500 posti della classifica mondiale delle università del 2023. Particolare è il caso dell’università della Sapienza di Roma, al primo posto per la categoria “Classics and Ancient History”.

Secondo i dati ISTAT, la quota di 25-64enni con un titolo terziario è passata dal 14% del 2014 al 20% del 2020, nonostante rimanga sotto la percentuale media europea (32%). Questo dato dimostra che, anche se con notevoli rallentamenti, la quota di popolazione giovanile con una istruzione terziaria continua ad aumentare nel tempo in Italia.

Gli studenti delle università italiane e l’occupazione

Il grado di istruzione è uno dei fattori che influenza di più il tasso di occupazione. Lo dimostrano i dati ISTAT relativi al 2021. In particolare, mentre il tasso di occupazione, nei primi tre anni, dei 20-34enni che hanno conseguito il titolo secondario superiore è di circa il 50%, il dato per i giovani con un titolo terziario è del 67%.

Di conseguenza, è importante ribadire che, anche se non per tutti e non per forza l’istruzione terziaria è una condizione necessaria per intraprendere una carriera professionale, la differenza tra le probabilità di trovare occupazione tra chi è laureato o meno è abbastanza marcata.

Nella scelta delle università italiane pesa molto la prospettiva di trovare più o meno facilmente impiego dopo gli studi. Il rapporto ISTAT mette in luce che anche fattori come la regione di studio, il genere e la cittadinanza influenzano ancora la percentuale di “occupabilità”.

Il XXV Rapporto AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione Occupazionale dei Laureati evidenzia altri dati interessanti. A condizionare l’iscrizione alle università italiane è l’estrazione socio-culturale della famiglia di origine. Il 74% degli studenti universitari proviene dal liceo e aumentano le esperienze di tirocini curricolari, e a questo consegue l’aumento delle probabilità di trovare lavoro. Infine aumentano i livelli di soddisfazione e le performance dei punteggi finali e la continuità negli studi.

Investimenti e strategie per aumentare l’attrattività

L’accesso alle università italiane è anche uno dei mezzi più importante per contrastare il fenomeno dei NEET. Oltre alle politiche di accesso, anche il tasso di abbandono, in aumento negli ultimi anni secondo i dati di Invalsiopen, è uno dei fattori cruciali da tenere in considerazione per diminuire i tassi di disoccupazione.

Alcuni delle motivazioni principali che scoraggiano l’accesso alle università sono per esempio la questione degli affitti e il costo delle rette e dei libri. Per quanto riguarda le borse di studio, il numero delle borse erogate è aumentato in maniera costante nel tempo in Italia.

In Italia, sono state destinate notevoli risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza al settore universitario. Nello specifico, sono stati destinati numerosi fondi per la creazione di nuovi alloggi universitari e l’affidamento di un numero maggiore di borse di studio. In più, le altre missioni prevedono il potenziamento del dottorato di ricerca e dei sistemi di orientamento attivo.

I diversi finanziamenti del PNRR e la centralità della tematica nel dibattito pubblico fanno bene sperare in futuri cambiamenti positivi in merito, anche se molto dipende dalle scelte politiche che verranno prese. Inoltre, se osserviamo la situazione da una prospettiva più larga, si nota un costante miglioramento nel tempo.

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Giuseppe Palomba

Dottore politologo di matrice napoletana, attualmente studio relazioni internazionali alla Federico II e coltivo la mia ossessione verso l'Unione europea.

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